Sarà pur vero che la Salernitana si è affidata a un direttore sportivo potenzialmente tra i migliori sulla piazza e che certo non avrebbe accettato senza le necessarie garanzie, ma non riteniamo di scadere nella polemica sterile se affermiamo che la programmazione è partita con colpevole ritardo rispetto alle possibilità che offriva la mesta retrocessione avvenuta con due mesi d'anticipo rispetto alla concorrenza.
L'amministratore delegato Milan aveva lasciato intendere che la nuova squadra sarebbe stata costruita a partire da fine aprile, invece siamo a due settimane dalla partenza per il ritiro di Rivisondoli e la scritta "cantiere aperto" è ben visibile dinanzi ai cancelli dell'Arechi. Non osiamo immaginare quante ne avrebbero dette e scritte se, al posto dell'attuale proprietà, ci fossero stati Lotito, Mezzaroma e Fabiani. Gente di calcio che è stata contestata un giorno sì e l'altro pure al netto dei quattro campionati vinti in meno di dieci anni e del passaggio dalla D alla A con un bilancio in attivo.
Ad oggi la situazione è alquanto caotica in tutti i reparti. Ochoa e Costil sono già andati via, Sepe rientra ma costa troppo e Fiorillo, dopo tre anni da terzo, non può certo essere il titolare inamovibile. La difesa andrà rivoluzionata dopo i 160 gol subiti in due campionati, stesso discorso per un centrocampo scarno numericamente e qualitativamente e per un attacco tuttora formato da gente come Bonazzoli, Mikael, Simy, Ikwuemesi e Valencia che guadagna tantissimo e ha reso quasi zero.
Non sarà compito semplice per l'attuale direttore sportivo che, tra l'altro, non sa ancora chi sarà il presidente e con quale budget bisognerà operare sul mercato, visto che il diktat resta quello di cedere e monetizzare pur con un paracadute da 25 milioni, diritti tv e incassi di varia natura che imporrebbero l'azzeramento di tutti gli alibi.
Lo ripeteremo all'infinito: chi ha ereditato la Salernitana in A, per 10 milioni, introitando 90 milioni soltanto da DAZN avrebbe il dovere di allestire una rosa altamente competitiva, in grado di vincere subito in un campionato terribile come la B. Invece, dopo promesse stratosferiche e proclami di ogni genere, stiamo a raccontare da mesi di una trattativa infinita con un fondo che legherebbe l'investimento a un pagamento a rate proporzionato alle cessioni dei calciatori e con gli attuali rappresentanti della società che potrebbero restare con una quota di minoranza e Milan presidente.
Che alla lunga Petrachi allestirà una rosa competitiva lo speriamo e ne siamo convinti, un tandem Coda-Tutino riaccenderebbe l'entusiasmo della piazza e sarebbe bello anche dare una possibilità a gente come Mantovani, Casasola e Di Tacchio che tornerebbe di corsa e che ha dato veramente l'anima per la maglia.
C'è però il rischio di un ritiro fatto con gente scontenta, con la valigia in mano, con la testa altrove e un allenatore che dovrà barcamenarsi tra molteplici difficoltà quotidiane. Se pensiamo che, un anno fa, in 5000 alla Concordia cantavano "Iervolino portaci in Europa" viene davvero da chiedersi cosa sia successo in 12 mesi per un ridimensionamento così palese.
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