La Salernitana resta in vetta, ma non più da sola. Il pareggio interno contro il Potenza (1-1), pur lasciando un velo di amarezza per l’occasione sprecata, mantiene comunque i granata al primo posto. Ora però il Catania è appaiato a quota 31, e il campionato entra definitivamente nella sua fase più delicata. Domenica, al 'Vigorito', arriverà un altro crocevia della stagione, il big-match con il Benevento, terzo a -2, una sfida che può indirizzare ambizioni e gerarchie di questa Serie C sempre più equilibrata.
Eppure, nonostante la squadra sia ben dentro il percorso previsto, e nonostante sia ancora davanti a tutti dopo quindici giornate, continuano a piovere critiche, molte delle quali ingenerose, verso il tecnico Raffaele. Un paradosso tutto salernitano: si discute dell’allenatore della squadra capolista, come se la classifica fosse una variabile secondaria o un dettaglio di poco conto. E invece è il dato più importante, quello che dovrebbe guidare ogni analisi e ricordare che, se la Salernitana oggi guarda tutti dall’alto (seppur in coabitazione), il merito è anche e soprattutto del suo allenatore.
Raffaele ha dovuto costruire e guidare un gruppo completamente nuovo, una rosa rifondata, senza la solidità e la continuità di realtà come Catania e Benevento, che lavorano da anni per risalire. La Salernitana, al contrario, è ripartita dalle macerie di due retrocessioni consecutive, con una squadra da amalgamare e inevitabilmente con qualche lacuna strutturale. Eppure è lì, davanti a tutti. Non è un caso, non è fortuna, non è un episodio, è il frutto del lavoro del ds e del mister.
Nelle ultime cinque gare sono arrivate due vittorie e tre pareggi, un rallentamento fisiologico, non una crisi. Chi conosce i campionati di Lega Pro sa che non si può pensare di dominare ogni fine settimana, né di esprimere sempre brillantezza. Ci sono momenti in cui si deve badare al sodo, raccogliere punti, restare aggrappati alle prime posizioni. Ed è esattamente ciò che la Salernitana sta facendo.
Proprio per questo, appare fuori luogo il continuo 'puntare il dito' che costantemente si abbatte sulla squadra ma soprattutto sul mister. Nel momento in cui bisognerebbe compattarsi, remare dalla stessa parte, sostenere un gruppo che ha dimostrato serietà, spirito e continuità, si preferisce il mugugno facile. Ma non si va lontano così, chi vuole vincere deve proteggere ciò che di buono ha costruito, non sabotarlo.
La partita di Benevento arriva al momento giusto. Non per capire il valore della Salernitana, quello è già evidente dalla classifica (come è evidente che in ogni caso si dovrà interevenire sul mercato), ma per misurare la maturità dell’ambiente. Servirà lucidità, fiducia, unità, tutte qualità che, spesso, valgono quanto un gol segnato o un contrasto vinto. Il campionato è lungo e difficile, e lo resterà fino all’ultima curva. Adesso più che mai, la Salernitana ha bisogno di essere una sola cosa. Squadra, società, città e tifoseria. Perché il primo posto si conquista in campo, ma si difende tutti insieme.
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