La Salernitana Oggi pomeriggio ha scalato la Classifica bissando il successo sul Sudtirol e regolato gli storici rivali del Cosenza con un' inequivocabile 3-1 finale. Due vittorie di fila non si vedevano (e festeggiavano) dalle parti dell' Arechi da tempo immemore, e Marino, superando gli stenti della gestione Breda, veleggia tranquillo a punteggio pieno. Successo doveva essere e successo finale è stato, in nome della compattezza ed efficacia trovata dalla compagine granata e dal ricostruito feeling con un' Arechi sempre in grado di fare la differenza. Dispiace per Breda ma con Pasquale Marino è tutta un' altra Salernitana, con più idee e soluzioni di gioco, più dentro la partita e più convinta nei propri mezzi, e, particolare non da poco, con tutti i calciatori schierati nei loro ruoli senza esperimenti e invenzioni per i quali tempo non ve ne sarebbe stato.
Approccio pragmatico ed equilibrato per il tecnico di origini siciliane a Salerno, lavorando bene questi sia sulla tattica che sulla testa dei suoi calciatori. Marino vuole tutti gli effettivi coinvolti, non ammette cali di tensione e concentrazione e crede che l' intera rosa debba essere sfruttata, senza marginalizzare atleti bocciandoli senza prove di appello. Con l'ex capitano della Bersagliera anni novanta giocatori come Simy, Hrustic, Tello erano del tutto spariti dai radar e, dopo il cambio tecnico, hanno ritrovato autostima e fiducia finendo addirittura per rivedere il manto erboso e dare il loro bravo contributo alla causa. Tello, però, è stato la nota negativa di giornata per il cavalluccio marino, avendo firmato una prova impalpabile e inconcludente, con apporti pressoché insignificanti tanto nella fase offensiva che nello schermare la propria retroguardia. Con il colombiano in squadra si finisce per sacrificare un Amatucci che, con Ferrari e Lochoshvili, si sta dimostrando uno dei leader e dei trascinatori della Salernitana nella missione salvezza.
La prima frazione ha visto i locali latitare nel gioco, incapaci di sviluppare una circolazione di palla efficace, come di alzare ritmo e intensità, con troppi elementi fermi o quasi sul rettangolo verde, poca interdizione e poco recupero del pallone. In questo contesto un Cosenza modesto ha ben figurato nella prima frazione di gioco, arrivando, forte di strategiche superiorità numeriche sorte nella zona nevralgica del campo, finanche a tenere l'iniziativa e provare ad occupare la metà campo della Bersagliera. Al rientro in campo altri spartiti e altra musica, con Amatucci che si è preso la cabina di regia granata e ha dettato i tempi di una mediana più equilibrata e aggressiva e con Soriano cresciuto e più in partita. Nota stonata di giornata è stata la prosecuzione dell' astinenza realizzativa di un attacco ancora a secco e lontano da un rendimento sufficiente. Sia Cerri che Verde hanno deluso nuovamente i tifosi e, a togliere le castagne dal fuoco, ci hanno dovuto ancora una volta pensare i difensori, con Corazza e Ferrari a gonfiare la porta difesa, si fa per dire, da un Micai disastroso.
I goal arrivano dalle retrovie e premiano il calcio propositivo e creativo di Marino, che, in silenzio e senza proclami roboanti, ha subito inciso e favorito la trasformazione di una squadra titubante e insicura in un gruppo vero e finalmente costante e, a tratti, perfino brillante. La strada per la Salernitana è, tuttavia, ancora lastricata di insidie e all' orizzonte si stagliano ben tre trasferte su quattro partite, tre scontri diretti e la sfida difficilissima contro uno Spezia che ha praticamente perso la A diretta ma vorrà difendere il terzo posto dall' assalto della Cremonese di Stroppa. Il cavalluccio marino dovrà giocoforza migliorare il suo finora deficitario rendimento esterno, dal momento che oltre a battere il Mantova all' Arechi, i calciatori granata saranno chiamati a fare almeno tre o quattro punti fuori casa, per puntare ad evitare il play-out e salvarsi nella regular season.
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