Non avevamo dubbi che una cosa del tutto normale si sia trasformata in un'occasione per i soliti noti e per qualche pagina facebook con evidenti problemi di memoria per riprendere l'esaltazione della proprietà che ha preso la Salernitana in A riportandola in C. Intendiamoci: prendere Lescano spendendo tutti quei soldi è un bel segnale, siamo tutti contenti e, sulla carta, i granata hanno un attacco anche più forte di quello che in B fece fatica per l'intera scorsa stagione. Anche in prospettiva playoff - purtroppo va considerata anche questa ipotesi - avere a disposizione tante pedine di qualità aumenta le possibilità di essere quantomeno competitivi.

Abituati a Weismann, Ikwuemesi, Stewart, Cerri, Guasone e Girelli, forse accogliere un bomber come Lescano viene visto come un evento clamoroso. In realtà la società ha fatto il minimo sindacale non solo per dare un segnale dopo una serie di sessioni di mercato non particolarmente entusiasmanti, ma anche nel proprio interesse visto che quest'organico non avrebbe avuto nessuna speranza di raggiungere la vetta.

Siamo certi che gli striscioni abbiano sortito l'effetto sperato. La proprietà era perfettamente consapevole del rischio di giocare tutte le restanti gare in un Arechi freddo e deserto, con ultras, club organizzati e provincia che avevano preteso investimenti lasciando intendere fosse pronta una contestazione ovviamente pacifica e civile, ma dura. Iervolino, ancor di più dopo le esternazioni di Pagano che hanno acuito il malcontento, è sceso in campo in prima persona dimostrando che, se c'è volontà, non manca nulla per rendere competitiva la Salernitana. 

Naturalmente non basta e, per dimostrare non si tratti solo del grande nome che rasserena la piazza, occorre investire ancora per un grande difensore centrale (il Catania ha preso Cargnelutti e Miceli pur essendo una delle retroguardie meno perforate d'Europa, a Benevento è già super Caldirola) e per un centrocampista di spessore. Il Davide Moro che nel 2015 rese ancora più forte la corazzata allestita da Lotito, Mezzaroma e Fabiani. Col Capuano e il Meazzi di turno si lancerebbe per davvero il guanto di sfida alle big. E chi oggi esalta la pura normalità dopo due anni e mezzo calcisticamente disastrosi continua a fare danni a ripetizione. 

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 23 gennaio 2026 alle 18:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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