Non le ha mandate a dire Morgan De Sanctis. Educato, pacato, rispettoso, ma non per questo esente dal togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Nel corso della sua lunga conferenza stampa ha parlato di tutto, a volte introducendo gli argomenti in prima persona. Da Radovanovic all'affare Verdi saltato in extremis passando per il suo atteggiamento schivo e riservato rispetto ai suoi predecessori. A tal proposito, sempre con eleganza, non è passato inosservato un riferimento a Sabatini. Elogiato, applaudito, ringraziato, ma - tra le righe - invitato a parlare meno della Salernitana. Ecco il passaggio chiave: "Gli ho fatto sempre i complimenti per quello che rappresenta nel mondo del calcio, per la capacità di raccontarsi e di farsi conoscere con un mix di filosofia ed energia devo apprendere anche io. Aggiungo, però. Non so quanto tempo lavorerò per la Salernitana. Andrò via tra trent'anni o molto prima , chissà. Ma quando finirà il mio incarico certo non sarò così influente all'interno dell'ambiente Salernitana. Per carattere e per pensiero credo che sia doveroso, come forma di rispetto verso chi mi sostituirà, non condizionare opinioni e lavoro". Di fatto le varie interviste sui siti e in tv mentre l'attuale direttore sportivo (chiamato, tra le altre cose, a gestire i casi Fazio, Sepe e Mikael....contratti lunghi e onerosi ereditati dalla vecchia gestione) era contestato non hanno fatto fare i salti di gioia al club. Per usare un eufemismo. Non è mancato anche un passaggio sul lavoro fatto in epoca trust: "Il lavoro di Fabiani e di Sabatini ha presupposti assoluti di positività, bisogna contestualizzare in che condizioni hanno dovuto lavorare. Hanno prodotto due risultati sportivi importantissimi, la Salernitana è stata promossa in A e quel mercato estivo è stato condotto in difficoltà enormi. Poi, a gennaio, Sabatini doveva convincere in pochissimo tempo tutti i profili che sono arrivati, da ultimi in classifica e quasi spacciati. Io ho riconoscenza per i miei due predecessori, hanno fatto un ottimo lavoro.
De Sanctis ha anche ammesso di aver avuto divergenze con Nicola e con la società rispetto ad una serie di cose (compreso il ritorno di Bonazzoli o l'affare Verdi), ma ha detto qual è stato il momento in cui si è sentito depotenziato: "Tra le fasi brutte della stagione metto la scelta della società di andare in ritiro in Turchia. Non c'è niente di polemico, sia chiaro. Non dovevamo andare lì, non era una scelta adeguata. L'unico tesserato della Salernitana che aveva conosciuto quei luoghi era il sottoscritto, con Udinese e Galatasaray. Non avremmo guadagnato nulla dal punto di vista del lavoro e della crescita, tra l'altro il presidente ha dovuto spendere tanti soldi. Il rendimento post sosta non c'entra con la Turchia, ma ricordo che non mi sono sentito bene. Temevo che la situazione mi stesse sfuggendo di mano, fu necessario parlare con la proprietà".De Sanctis ha infine riconosciuto la bontà del suo lavoro affermando che "ero la persona ideale per sviluppare il progetto della Salernitana dopo l'addio di Sabatini. Sono entrato nella sede della Salernitana senza sapere chi avesse fatto il mio nome, dopo cinque ore ero il direttore sportivo. Si dice che non ho esperienza, ma chi a 45 anni tra i miei colleghi ha un vissuto e un curriculum del genere nel calcio? Chi parla 4 lingue o sa leggere i bilanci?".
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