La notte dell’Arechi contro il Giugliano lascia una scia lunga di amarezza. Non tanto per il risultato in se, quanto per il peso specifico di un’occasione gettata al vento. In un turno che aveva apparecchiato la tavola nel migliore dei modi, con il Catania sconfitto e il Benevento che aveva dato dimostrazione di forza ma anche di qualche crepa, la Salernitana non è riuscita a trasformare l’assist in un passo deciso verso l’alto. Il pareggio contro l’ultima in classifica ha il sapore della frenata brusca, di quelle che tolgono slancio e fiducia.

La partita racconta bene il momento, un buon avvio con il gol che sembra indirizzare la serata, poi un progressivo spegnersi, come se la squadra avesse smarrito la fame nel momento in cui avrebbe dovuto azzannare l’avversario. Il Giugliano, con poco e quasi senza crederci, trova il colpo che rimette tutto in equilibrio. La Salernitana, invece, non riesce più a riaccendere l’interruttore. Qualche tentativo, un palo clamoroso nel finale, ma nessuna vera sensazione di dominio. E questo, forse, è l’aspetto più preoccupante.

La classifica, ora, si complica tantissimo. Il Benevento scappa, il Catania resta davanti, e la distanza dalla vetta assume contorni sempre più difficili da colmare. Parlare di promozione diretta diventa più un atto di fede che un obiettivo realistico. Non è matematica, certo, ma è una strada che si fa tremendamente in salita. La Salernitana ha dimostrato di saper essere solida, organizzata, persino cinica in trasferta. Ma ha anche mostrato limiti evidenti quando è chiamata a fare la partita, soprattutto in casa. Ed è lì che si decidono i campionati.

Dentro questo scenario si inserisce il mercato, ormai arrivato alla fine. Gli interventi veri erano già arrivati nelle scorse settimane: Lescano e Gyabuaa rappresentano innesti mirati, funzionali, pensati per alzare il livello in ruoli chiave e Arena e Berra si stanno rivelando affidabili. L’impatto dell’argentino, tra gol, assist e occasioni create, è sotto gli occhi di tutti. Gyabuaa ha portato muscoli, dinamismo, filtro. Forse si poteva immaginare un ulteriore colpo, un centrocampista di qualità, ma la realtà è che la lista era piena e che prima servivano uscite.

Le partenze di Varone e Knezovic, già fuori dal progetto, vanno lette in questa direzione. L’addio di Liguori e l’arrivo di Antonucci riscrivono un pezzetto del reparto offensivo, cercando soluzioni diverse tra le linee. Non una rivoluzione, ma un aggiustamento. Il mercato della Salernitana, in sintesi, è stato di rifinitura, ma una mini rivoluzione c'è comunque stata, considerando per esempio che nel match con il Giugliano c'erano in campo dal primo minuto sei volti nuovi (Arena, Berra, Carriero, Gyabuaa, Longobardi e Lescano).

La società ha consegnato a Raffaele una rosa competitiva, più profonda, con alternative in quasi tutti i ruoli. Solida ma non perfetta e probabilmente comunque non all'altezza delle prime della classe. Da qui in avanti comunque, le risposte dovranno arrivare quasi esclusivamente dal campo. Meno alibi, meno proiezioni, meno calcoli. La promozione diretta sembra allontanarsi, ma resta un campionato da onorare, una posizione di vertice da difendere, per arrivare ai playoff nel migliore dei modi. La delusione di Salernitana-Giugliano è forte. Ma può diventare un bivio: o un lento scivolare verso il rimpianto, o una scossa definitiva per cambiare passo. La stagione, in fondo, è ancora lunga. Sta ai granata decidere che volto darle.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 03 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023
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