L’allenatore Pierpaolo Bisoli è intervenuto a TuttoSalernitana, trasmissione in onda su SeiTv: “Non credo che ci sia una squadra superiore all’altra, ci sono dei momenti. Il campionato è ancora lungo, non credo neanche che il mercato possa stravolgere una stagione, ci sono solo piccoli ritocchi. Catania, Salernitana e Benevento si giocheranno il primo posto, non so chi arriverà primo. Vincerà chi avrà più continuità, sangue freddo nei momenti particolari e più unione di intenti in tutto l’ambiente. Dei tre gironi è il più difficile, la Salernitana ora è terza e bisogna sostenerla, capire che certi momenti arrivano per tutti. Se era prima significa che certi momenti li hanno avuti anche gli altri”.

Il mister sta cambiando spartito tattico a gennaio, è un rischio?
“Non credo che si vinca il campionato con i moduli. Ne ho vinti cinque tra B e C e due li ho vinti cambiando sistematicamente modulo durante le partite. È importante avere una mentalità vincente. Se ci fosse un modulo vincente lo farebbero tutti. L’allenatore sta cercando la quadratura, magari riproporrà il modulo di prima. I campionati non si vincono con i moduli ma creando mentalità vincente. La Salernitana è una piazza importante e deve pensare più a se stessa. Sono gli altri che devono pensare alla Salernitana, so cosa vuol dire giocare con 15 mila spettatori. È un patrimonio che non va disperso, va tenuto stretto e bisogna stringere i denti in questi momenti particolari”.

Catania e Benevento singolarmente sono diverse dalla Salernitana come dimostra la classifica?
“Bisognerebbe avere i giocatori tutti i giorni. Non credo che chi ha vinto i campionati avesse la rosa migliore, ma aveva un gruppo, come il Pescara lo scorso anno. La Salernitana ha una buona rosa, con giocatori che possono giocare in B e un pubblico di B. Bisogna lavorare su questo. Ora è terza ma ci sono quattro squadre a giocarsela: vincerà chi sarà più tranquillo, chi non sarà troppo euforico quando si vince e chi non si farà prendere dallo sconforto quando perderà. A volte i pareggi vengono presi come mezze sconfitte e invece certi campionati si vincono anche per uno o due punti”.

È stato mai vicino alla Salernitana?
“Mai, ma mi sarebbe piaciuto. Sono stato visto come un nemico acceso perché ho un comportamento che mi fa vivere le partite in un certo modo, ma lo farei per qualsiasi squadra. Sarebbe una piazza che mi stimolerebbe da matti, anche in C. Quattro anni fa ho rischiato di andare in D. Per un allenatore è importante la piazza e l’ambizione. Quella che c’è a Salerno non può essere messa in dubbio. C’è un ds e un allenatore importanti. La società ha avuto qualche problema ma aveva propositi giusti visti i soldi spesi. Ci sono state delle contingenze che hanno portato alle retrocessioni, ma bisogna tenersi strette proprietà che possono spendere. La Salernitana è una delle top di Serie C e B, visti i problemi di tante società. La categoria che merita è la Serie B, ma può stare anche qualche anno in A”.

Sarebbe uno dei papabili in caso di esonero di Raffaele?
“Non penso, perché non ho mai ricevuto chiamate. Lo dite voi, io sarei onorato. Lungi da me gufare Raffaele, ma non escluderei nulla. Ho avuto tre società di C con cui ho parlato ma il progetto non mi entusiasmava. La C è un inferno: ne vince una, poi i playoff sono un altro campionato. La Salernitana ora deve pensare al primo posto ma deve esserci anche un piccolo pensiero ai playoff, per arrivarci nella miglior posizione ed essere la squadra da battere. Deve esserci sempre un piano B”.

“Ognuno deve saper stare al proprio posto, nessuno deve interferire sulle cose di campo come io non interferisco con quelle extra campo. Io voglio fare il bene della società, sono il braccio armato. Se in Primavera c’è un ragazzo più bravo di chi è stato pagato tanto, io faccio giocare quello della Primavera. L’allenatore deve mettere in campo la miglior squadra, per il bene della società, dei tifosi e dei giocatori. L’allenatore deve essere credibile. Io sono o bianco o nero: non guardo la carta d’identità, guardo quello che succede durante la settimana. Ho fatto e farò sempre gli interessi dei giocatori e della squadra che ho allenato”.

L’esperienza in un allenatore conta o no?
“Credo che conti, ma questo non vuol dire che Raffaele non sia l’allenatore giusto. L’esperienza conta, altrimenti non vincerebbero sempre i soliti come Conte o Allegri. Ogni tanto vince qualcuno, ma alla lunga vincono sempre gli stessi. So cosa vuol dire vincere in piazze esigenti, ma non è detto che un esordiente non possa vincere al primo anno: il calcio non è una scienza esatta, ma credo che chi ha già vissuto certe situazioni sia avvantaggiato”.

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 15 gennaio 2026 alle 23:00
Autore: Lorenzo Portanova
vedi letture
Lorenzo Portanova
autore
Lorenzo Portanova
Caporedattore dal 2023
Print