DISATTESA LA PROMESSA FATTA A MARZO 2019: E' UN CAMPIONATO FALLIMENTARE. VENTURA, QUANDO UN MEA CULPA?

01.08.2020 01:11 di Gaetano Ferraiuolo   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
DISATTESA LA PROMESSA FATTA A MARZO 2019: E' UN CAMPIONATO FALLIMENTARE. VENTURA, QUANDO UN MEA CULPA?

Una delusione enorme. Non rabbia, ma grandissima amarezza. La nostra redazione, soprattutto nelle ultime settimane, è andata ben oltre il compito della fredda cronaca provando a dare carica alla Salernitana. A costo di attirarsi antipatie, di risultare di parte. Ma con la voglia di credere nell'organico e nella forza di una rosa che ha messo sotto chi è andato in A direttamente. Ci abbiamo sperato, realizzando spot e accompagnando idealmente il cavalluccio marino in un percorso che non ci aspettavamo potesse finire in questo modo. Inutile girarci intorno: è un campionato fallimentare. Più di quello dell'anno scorso, dal momento che sono arrivati giocatori di prima fascia, siamo stati nei playoff per mesi e mesi interi ed era stato scelto un allenatore di grido rispetto ai tanti bravi padri di famiglia più fortunati che all'altezza dell'incarico. La prestazione di stasera, però, lascia sconcertati. La fotografia degli ultimi 20 minuti è eloquente: squadra in campo senza anima e senza idee, allenatore solo e panchinari che a stento volgevano lo sguardo verso il terreno di gioco. Il solo Mezzaroma, dalla tribuna, provava ad incitare tutti in versione "ultras": per il resto un clima di disinteresse inacettabile, irrispettoso verso i veri tifosi che hanno sostenuto la Salernitana e che, con le porte chiuse e un pomeriggio da 36 gradi, hanno deciso di esserci e di sostenerla. Se in cinque anni non si riesce a centrare la qualificazione playoff con una società così forte non si può che parlare di fallimento. Due playout (con salvezza agevolata anche dai guai di Lanciano e Foggia, per stessa ammissione del ds Fabiani), una salvezza anticipata, due piazzamenti a metà: troppo poco per chi quasi vinceva lo scudetto a Roma, per chi nei primi quattro anni ha spadroneggiato a suon di investimenti, per chi non è mai stato tenerissimo con la piazza e già domani mattina dovrebbe indire una conferenza stampa per dare spiegazioni che vadano oltre i fattori imponderabili.

Non siamo improvvisamente diventati "anti" solo perchè è andata diversamente, ma ad oggi non ce la sentiamo nemmeno più di bacchettare i tanti lettori che sui social stanno ironizzando sul nostro operato: ci siamo dissociati da loro, ci siamo punzecchiati a vicenda, ma i fatti hanno dato loro ragione ed è giusto stare in silenzio e accettare le critiche. Fatte a chi, non colluso ma innamorato, ha provato a trasmettere ottimismo ed entusiasmo. Stasera, però, la riprova, con l'ennesimo stop nella partita decisiva contro uno Spezia incerottato e in piena emergenza. A ognuno le proprie colpe: dai presidenti al magazziniere passando per l'allenatore che, si fosse chiamato Menichini o Bollini, sarebbe stato contestato molto prima. Ha filosofeggiato per un anno, oggi dovrebbe assumersi qualche responsabilità e non parlare sempre di ciò che ha trovato a San Gregorio. Anche lui veniva da fallimenti ben più gravi di uno spareggio per non retrocedere. Ci spieghi perchè ha schierato 3-4 calciatori fuori ruolo, perchè ha chiesto insistentemente Cerci, perchè un esterno d'attacco si ritrova a fare il terzino destro, come ha gestito i cambi nell'ultima settimana, perchè il gruppo era così spento. L'immagine degli ultimi 20 minuti è la fotografia esatta della realtà: squadra in campo senza idee, Ventura "solo" in panchina e riserve che assistevano al match con rassegnazione senza un minimo incitamento. Una beffa per chi, innamorato della Salernitana, si sente tradito. E così facendo lo stadio sarà desolatamente vuoto anche se si riaprissero le porte. Ed è questa la sconfitta più grave.