La piazza invoca investimenti milionari, Raffaele chiede un bomber da doppia cifra, la Salernitana ha vinto solo 4 delle ultime 11 partite e il direttore sportivo Daniele Faggiano, con un gap di sei punti da Catania e Benevento, chiude l’accordo con una riserva del Siracusa che ha segnato meno di 20 gol in tutta la sua carriera. Nulla contro il ragazzo, ci mancherebbe. Semplicemente sia consapevole che pagherà lo scotto dello scetticismo generale frutto della consapevolezza che niente si stia facendo per vincere il campionato e per riscattare il biennio peggiore della storia. Il modus operandi è sempre lo stesso.
Pubblicamente si sbandiera fiducia per tutti e si recitano poesie d’amore, privatamente tizio si lamenta di caio mentre sempronio paventa l’esonero di questo o di quel personaggio ricordandosi, però, che l’allenatore ha un altro anno e mezzo di contratto e che un altro direttore sportivo pretenderebbe per davvero carta bianca e budget importante. Non come ora che si crede ancora nella narrazione di quelle veline che hanno fatto più danni di Ikwuemesi in attacco e Velthuis in difesa. Non siamo ai livelli de “la Salernitana ha una nuova proprietà”, ma poco di manca. Del resto Sousa sbagliava gli allenamenti e Piatek “nun è buon”. Detto questo registriamo quanto sta accadendo con un mix tra insofferenza e rassegnazione. E la cosa più triste è che continuiamo a meravigliarci di chi si meraviglia.
Ricordate Knezovic, quello che aspettò un mese prima di firmare perché bisognava cedere Njoh e Bradaric? Ci credevano talmente tanto da trattare ora la fine del prestito per darlo alla Triestina che ormai è retrocessa virtualmente in serie D. E poi chi vuole vincere mica prende Capuano, il migliore della categoria? Ci sono Coppolaro, Frascatore, Ubani, con caratteristiche totalmente diverse da quelle che richiede il tipo di gioco di Raffaele. E poi chiunque ambisce al primo posto disputa un campionato con appena cinque centrocampisti a disposizione, con Varone bocciato già a settembre, Tascone atteso un mese e mezzo manco fosse Lampard e il nipote del proprietario ex presidente che nemmeno a Pesaro e Taranto era titolare inamovibile nelle pregresse esperienze. Faggiano oggi è nel mirino della critica e non poteva aspettarsi altro dopo quella conferenza stampa in cui elogiava in modo continuo chi viene considerato dalla piazza l’artefice principale del passaggio da San Siro a Cava dei Tirreni. Oggi, incalzato dalla stampa e forse sotto pressione per aver capito che tutta questa volontà di spendere non c’è, ha semplicemente confermato che chi prospettava Cavani e Mertens avrebbe difficoltà a prendere il Lescano di turno.
Tutto dopo essersi fatto “scippare” finanche Cuppone puntando sugli svincolati del Rimini estromesso dalla C, su chi sta andando via da Trapani per i noti problemi societari e su un difensore che scaldava la panchina ad Arezzo e che si è presentato con un rosso diretto dopo 20 minuti. Intendiamoci: il -6 dalla vetta è ancora colmabile, il campionato è lungo e, nella peggiore delle ipotesi, l’Arechi sarà determinante nell’eventuale volata playoff. Il problema è che, in questo contesto caotico, si fa fatica a parlare del 3-5-2, del rigore sbagliato da Ferrari, della diagonale difensiva o del calendario di Catania e Benevento.
Comunque vada a finire la stagione (ci auguriamo con la serie B e uno stadio in festa) la verità è che non è cambiato assolutamente nulla e che prendere otto gol a Bergamo, retrocedere a suon di record negativi con 2 vittorie su 38, essere gli unici a perdere in casa con la Sampdoria nel 2025 e ricevere gli olè di scherno finanche dai siracusani non è bastato per mettere milioni di euro sul tavolo e allestire una super corazzata. Era un obbligo morale. Sarà pur vero che Iervolino nel primo biennio ha investito e certo non tutti quelli che lo hanno affiancato hanno fatto il suo bene. Ma non può essere la piazza a “pagare” per i suoi sbagli. Gli ultras hanno risposto alla grande, evitando contestazioni e proponendo una scenografia da brividi. Dialogando con quel Pagano che ben si è calato nella realtà mettendo a posto i conti e in ordine lo spogliatoio.
Ora tocca ai vertici. Iervolino non vuol cedere ed è legittimato – se lo ritiene –a non perderci un solo euro. A patto che lo si dica chiaramente. Non a pochi eletti, ma in una conferenza stampa, magari in un’assemblea pubblica. Si deve galleggiare? Ok, lo si dichiari. Si vuol vincere? Servono 4 top player. Fiducia a termine per Raffaele? Se non si è convinti si cambi subito, possibilmente non con il Liverani di turno. Chiudiamo con una riflessione: rileggendo tutto questo elenco di fatti e di situazioni c’è davvero chi ha il coraggio di prendersela con un allenatore che, con una rosa modesta e incompleta in tutti i reparti, ha fatto 39 punti?
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