Che confusione! Non ci vengono in mente altri termini (o forse sì, ma preferiamo mantenere un profilo basso) per definire quello che sta accadendo da tre anni in casa Salernitana. La società non vuol vendere ma non vuole investire, il direttore sportivo difende a spada tratta il patron ammettendo però che comprare un calciatore per 300mila euro sarebbe problematico per le casse del club, Milan è il presidente in carica ma si sta defilando pur avendo sotto traccia voce in capitolo, Iervolino rompe i rapporti con la stampa locale e con il pubblico salvo poi ricomparire sulla scena ogni tanto affidandosi ai soliti “circuiti”. Insomma, nulla di nuovo e quanto basta per giustificare il repentino passaggio dalla A alla C. Due settimane sono passate dagli ultimi innesti, tre calciatori normalissimi e che certo non consentono di fare un salto di qualità effettivo. Eppure oggi sentiamo che si crede ancora nel primo posto pur puntando il dito contro chi “vuole tutto e subito, i programmi si costruiscono nel tempo e c’è chi oggi è in testa ma solo dopo anni di assestamento”.

Parole che mai avremmo voluto sentire, visto che sarebbe stato obbligo morale  allestire una super corazzata senza badare a spese dopo aver dilapidato un patrimonio tecnico, finanziario e ambientale non indifferente. Sembrano lontani anni luce i tempi di Dia che ammutolisce il Maradona, di Sousa che domina a San Siro e di Ribery che bacia il cavalluccio sotto la curva. Oggi dobbiamo prendere atto che ci rifiuta anche il Cuppone di turno e che si passa dai nomi di Coda e Lescano al Carneade Molina che subirà presumibilmente le pressioni di un ambiente che non può far pagare a lui le scelte incomprensibili di chi decide. Stiamo ascoltando da giorni che Faggiano avrebbe a disposizione un budget adeguato e che non spenda per sua scelta, tesi che tutto sommato nemmeno il diretto interessato ha smentito da buon aziendalista. Ma, fosse così, una società che punta alla B chiederebbe spiegazioni e pretenderebbe rinforzi veri e immediati, anche a costo di metterlo in discussione se fatica a trasformare le chiacchierate informali in trattative vere e proprie. A nostro avviso, invece, andrà a finire come per alcuni dei suoi predecessori: baci e abbracci in pubblico, condivisione del modus operandi del club e poi l’operazione verità sui soldi a disposizione solo dopo la fine dell’avventura a Salerno.

Oltre alle ipotesi ci sono poi i fatti. Anche dopo la quinta vittoria in altrettante partite invitavamo tutti a restare con i piedi per terra, a valutare i limiti enormi di questa rosa, a ricordarsi che non bastano garra e gruppo unito per competere con vere corazzate. Ci invitavano a non essere disfattisti, a goderci il momento, cantando “la capolista se ne va” salvo poi accorgersi che la difesa fa acqua da tutte le parti, che il centrocampo è di una lentezza palese e che si è inceppato anche l’attacco, con Ferrari che trasforma un rigore decisivo in un passaggio al portiere e Ferraris che non segna da settembre. Per quanto riguarda Inglese tra un po' ci rivolgeremo a "chi l'ha visto". Riavvolgendo il nastro e ricordando anche il ritiro fatto in modalità cantiere aperto, Knezovic in attesa per 30 giorni perché bisognava prima cedere Njoh e un amministratore delegato neofita del calcio che bacchetta l’allenatore nel piazzale dell’Arechi dopo l’eliminazione dalla coppa Italia, davvero c’è chi ha ancora il coraggio di dire che Raffaele ha fatto danni? A ben pensarci auguriamo quasi l’esonero al tecnico. Vedremo con uno dei "soliti" prescelti di turno cosa sarà capace di fare una Salernitana che si trova quarta…ed è già troppo visto il reale valore dei giocatori.
 

Sezione: Editoriale / Data: Ven 16 gennaio 2026 alle 00:01
Autore: Maurizio Grillo
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Editorialista dal 2024
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