C'è chi dice che i primi trenta minuti sono stati bellissimi. Peccato che il calcio dura novanta minuti, non mezz'ora, altrimenti la Salernitana sarebbe già campione del mondo. Invece abbiamo assistito alla peggior disfatta degli ultimi trent'anni in Serie C, un 5-1 che fa più male di un calcio nelle parti basse mentre stai salendo le scale. I granata sono entrati al Vigorito con le ambizioni di chi va a conquistare il mondo e sono usciti con la dignità di chi ha appena perso il portafoglio, le chiavi di casa e la fiducia in se stesso, tutto nello stesso giorno.
LE PAGELLE PICCANTI
DONNARUMMA 4 - La peggior serata della sua stagione, tipo quando ordini una pizza napoletana a Milano e ti arriva con la philadelphia. Regala il corner dell'1-0 come se fosse Babbo Natale in anticipo, sul colpo di testa di Tumminello si muove con la reattività di un bradipo sotto sedativo e sul quarto gol gli regala pure il pallone. Il quinto di Lamesta lo prende con una conclusione che mio nonno ottantenne avrebbe parato con una mano sola mentre leggeva il giornale. Serata da dimenticare, possibilmente con l'aiuto di uno psicologo e tre flaconi di Tavor.
MATINO 4 - Stringe i denti pur di essere in campo, eroico come un gladiatore nell'arena. Peccato che poi combatta come un gladiatore con una gamba ingessata e l'altra fasciata. Sul gol di Tumminello si fa sovrastare fisicamente con la resistenza di un grissino contro un martello pneumatico, e si accascia in area come se qualcuno avesse spento l'interruttore generale. Col senno di poi avrebbe fatto meglio a guardarsi la partita dal divano di casa con una tisana e una coperta.
GOLEMIC 4,5 - Pierozzi gli ruba il tempo sul primo gol con la facilità con cui si ruba la caramella a un bambino. Affonda insieme al resto della difesa come il Titanic, solo che qui manca pure l'orchestra che suona mentre la nave cola a picco. La linea difensiva fa più acqua del Golfo di Salerno durante una mareggiata.
FRASCATORE 4 - Torna titolare dopo settimane di panchina e si capisce perfettamente il perché. Lamesta gli sfila via con la stessa facilità con cui un borseggiatore ti sfila il portafoglio sulla metropolitana all'ora di punta. Indeciso sul piazzamento, soffre tremendamente e riesce nell'impresa non semplice di far rimpiangere Anastasio, che è tutto dire. Una prestazione da dimenticare più in fretta di un ex tossico dopo una ricaduta. Dal 13' st ANASTASIO 5 - Entra con un atteggiamento che nemmeno un pensionato il lunedì mattina alle Poste. Gara già compromessa, ma lui ci mette del suo per peggiorarla.
COPPOLARO 4 - Beneventano di nascita, voleva fare bella figura contro la sua terra d'origine. Invece fa la figura del parente povero che si presenta al matrimonio con il vestito della Prima Comunione. Che sia terzino o quarto di centrocampo, il risultato non cambia: è come chiedere a un orologiaio di fare il neurochirurgo. Il Benevento fa quello che vuole sulla sua fascia, tipo autostrada senza casello. Dal 14' st VARONE 5,5 - Entra dopo tanta naftalina e si sbatte come può, ma ormai la partita è già finita da un pezzo. Come arrivare a una festa quando tutti stanno già andando via.
CAPOMAGGIO 5 - La sua partita è un romanzo russo: tragico, complicato e che finisce male. Prima il palo con un colpo di testa, poi il gol del momentaneo pareggio che fa esplodere la speranza, infine l'autorete sfortunata che chiude definitivamente i conti. Una autentica sbandata emotiva che nemmeno le montagne russe di Mirabilandia. Da eroe a capro espiatorio in quaranta minuti, velocità record. Almeno ha la coscienza a posto: ci ha provato fino alla fine, anche se alla fine ha segnato nella porta sbagliata.
DE BOER 4,5 - Non era al meglio fisicamente, ma i centrocampisti granata sono contati come i capelli sulla mia testa. Parte discretamente, poi crolla come un castello di carte durante un terremoto. L'errore che spalanca la strada al 3-1 è imperdonabile, tipo lasciare le chiavi nella macchina con il motore acceso davanti a una gang di ladri d'auto. Dal punto di vista fisico è più in difficoltà di un maratoneta che ha appena finito di mangiare una carbonara.
VILLA 4,5 - Piazzato a uomo su Maita per i primi venticinque minuti, sembra andare tutto bene. Poi crolla fisicamente come uno smartphone dopo sei ore di TikTok e non fa un cross degno di nota per tutto il resto della partita. Da quinto diventa inaspettatamente mezzala quando Raffaele stravolge il modulo, e fa quel che può, cioè praticamente niente.
LIGUORI 4,5 - Avvio vivace, impensierisce il portiere con un sinistro dalla distanza. Poi si eclissa come un fantasma alle prime luci dell'alba. L'unico guizzo in novanta minuti di confusione totale. Si sbatte, prova a legare il gioco con Ferrari, ma con scarsi risultati. Dal 13' st INGLESE 4 - Entra in campo e gioca a nascondino dietro i centrali del Benevento. Peccato che nessuno lo stesse cercando. Sempre in ritardo, sempre lento, sempre assente. La panchina iniziale non lo scuote, anzi lo mette in letargo.
FERRARI 4 - Partenza ottima, con una traversa che fa sognare, poi la partecipazione all'azione del pareggio e un'altra girata da vero rapace dell'area. Dopo mezz'ora diventa totalmente anonimo, più invisibile di un ninja in una notte senza luna. L'uomo più pericoloso nel primo tempo, un fantasma nella ripresa. Dal 36' st ACHIK s.v. - Entra giusto per sgranchirsi le gambe. Raffaele evidentemente si era dimenticato di averlo sulla panca.
FERRARIS 5 - Da esterno puro fa le cose migliori della sua partita, che comunque resta insufficiente come un sei meno a scuola. Confeziona un cross al bacio per Ferrari, poi viene saltato secco da Lamesta come un birillo al bowling. Da quando il mister ha deciso, inspiegabilmente, di arretrarne il raggio d'azione è diventato prevedibile come le scuse di un politico dopo uno scandalo. Dal 19' st UBANI 5,5 - Né carne né pesce. Si vede poco e niente, come un pesce trasparente nell'oceano buio.
ALL. RAFFAELE 4
Il re dei derby si scioglie al quinto tentativo come un gelato sotto il sole di agosto a Ferragosto. Propone una Salernitana spavalda che per mezz'ora mette in difficoltà il Benevento, poi diventa un suicidio tattico degno di un film horror giapponese. Il passaggio alla difesa a quattro senza terzini veri ma con due centrali adattati sugli esterni è fallimentare come un matrimonio combinato tra due persone che si odiano. Difficile immaginare che una squadra che domina per trenta minuti torni a casa con cinque gol sul groppone e possa ancora vincere il campionato. Gli esperimenti infruttuosi iniziano ad essere troppi, tipo un laboratorio di chimica gestito da uno studente bocciato. La gestione del corner da cui nasce la ripartenza del 3-1 è scriteriata quanto decidere di attraversare l'autostrada bendati.
E quindi, cari tifosi granata, mentre la squadra affonda nel derby più umiliante degli ultimi trent'anni, noi ci chiediamo: era questo il progetto per vincere il campionato? Perché se sì, qualcuno dovrebbe rivedere i piani. La Salernitana è passata dalla vetta della classifica al terzo posto con la velocità di chi scivola su una buccia di banana in cima a una scala mobile. I 1400 tifosi al seguito meritano una medaglia al valore, continuano a cantare anche sotto 5-1 con la fedeltà di un cane randagio che ha trovato finalmente un padrone. Ma ora serve una reazione, perché altrimenti questo campionato rischia di trasformarsi da sogno di gloria in incubo ricorrente. E la prossima volta che qualcuno dice "siamo partiti bene", ricordategli che nel calcio contano tutti i novanta minuti, non solo i primi trenta. Avanti granata, ma col GPS acceso, perché qua abbiamo già perso la bussola.
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