Dopo l'ennesima prestazione imbarazzante contro la Cavese, con la Salernitana che si fa raggiungere al novantesimo in un derby alla portata, la situazione in casa granata preoccupa seriamente. Direttore sportivo contro allenatore, allenatore che deve gestire i mal di pancia dello spogliatoio, società che prende tempo mentre la classifica piange e l'Arechi si svuota. Un caos totale che affonda le radici in un problema semplice quanto ignorato: il procrastinare quelle decisioni che andrebbero prese immediatamente.

Faggiano chiede l'esonero di Raffaele dopo settimane passate a difenderlo. La società risponde che non c'è budget per un nuovo tecnico, proponendo la soluzione interna (Stendardo) che il ds rifiuta.
E intanto, mentre ognuno scarica responsabilità sull'altro, la squadra continua a sprofondare: -11 dalla vetta, un gioco inesistente, uno spogliatoio ormai spento, calciatori comprati in estate e ora parcheggiati in panchina.

La memoria corta e l'esempio del Benevento

Viene da sorridere amaramente quando si pensa al comportamento del presidente Vigorito, proprio in questo campionato, quando ha avuto il coraggio di cambiare allenatore al Benevento dopo una vittoria. Sì, dopo aver vinto. Perché Vigorito ha capito che non bastava il risultato: serviva un progetto, una visione, una squadra che esprimesse un calcio credibile. E oggi il Benevento, guarda caso, viaggia in vetta alla classifica con 11 punti di vantaggio sulla Salernitana.
Qui invece si temporeggia dopo sconfitte e prestazioni indecenti. Si cerca il responsabile invece della soluzione. I si preoccupa per il budget, ma quale investimento è più sostenibile: un allenatore capace di raddrizzare la situazione o assistere allo sfascio totale di un progetto che rischia di finire in Serie D?

La frittata è fatta, ma si può ancora salvare il salvabile

Inutile girarci intorno: mantenere Raffaele è stato un errore. Un allenatore che non è riuscito a dare un'identità di gioco alla squadra, che ha voluto calciatori poi rivelatisi inadeguati o mal utilizzati, che ha perso lo spogliatoio, l'unico vero patrimonio che questa squadra aveva a inizio stagione. Il danno c'è, è grave, ma non è ancora irreparabile.
Serve urgentemente un allenatore esperto che riporti serenità e competenza. Iervolino viene riconosciuto come un imprenditore di successo, ma il successo negli affari si costruisce anche sapendo quando cambiare strategia, quando tagliare le perdite, quando avere il coraggio di ammettere un errore e correggerlo.
Comprendiamo le sue perplessità dopo la serie di avvicendamenti in panchina degli ultimi anni, ma come dimenticare il cambio Nicola-Sousa che rivitalizzò la squadra con un finale di campionato esaltante? O come Pasquale Marino, l'anno scorso, avesse di fatto salvato la squadra dalla retrocessione, se non fosse stato per quello spareggio imposto dall'alto?

L'alternativa è il baratro

Cosa aspettiamo? Che l'Arechi si svuoti definitivamente? Che la squadra perda altri punti da avversari abbordabili? Che a maggio, invece di giocarci la promozione, si debba sudare per evitare i playout?
Dopo due retrocessioni di fila,  decidere di non decidere non è più accettabile. Non per la piazza di Salerno, non per chi in questa maglia ci crede davvero.
Serve un intervento deciso, immediato, senza ulteriori tatticismi. Serve qualcuno che prenda in mano questa situazione prima che diventi irreversibile. E la storia di questo ultimo triennio della Salernitana è già pieno di occasioni sprecate che si sono trasformate in rimpianti eterni.

La palla, ora, è nel campo della proprietà. "Nel momento della scelta si rivela il carattere di un uomo", diceva Eraclito. È giunto il momento di dimostrare ambizione e coraggio, di tracciare una rotta chiara e condividerla con una piazza che merita rispetto e progetti concreti. Basta indugi: questa partita va giocata con determinazione. 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 16 febbraio 2026 alle 00:01
Autore: Giovanni Santaniello
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