Passano le giornate, ma è sempre la solita Salernitana. Siamo tutti d’accordo: il gol della Cavese nasce da un fallo su Molina e l’arbitro ha sbagliato a non rivedere la propria posizione dopo essere stato richiamato al monitor. E certo ha ragione chi ricorda che non è la prima volta che i granata subiscono situazioni quantomeno discutibili e che avrebbero potuto aggiungere qualche punticino alla classifica. Tuttavia fermarsi a questo episodio, per quanto grave, non ci farebbe essere intellettualmente onesti nei confronti dei nostri lettori. Per il bene della Salernitana, come sempre, ci teniamo a descrivere la realtà senza troppi giri di parole cercando di essere costruttivi, ma anche duri se necessario.

E ribadiamo un concetto: così non si va da nessuna parte. Non ce ne voglia mister Raffaele, ma il -11 dalla vetta e la distanza dalla seconda (col Cosenza alle spalle che si avvicina pericolosamente) devono spingere a etichettare questa stagione – almeno per ora – come fallimentare. La sua Salernitana fa tremendamente fatica a costruire gioco, è monotematica, vive delle giocate dei singoli, non chiude le gare, non domina, non sfrutta le potenzialità a disposizione e le statistiche certificano il dominio nella ripresa di una Cavese carica a mille, ma certamente assai inferiore dal punto di vista qualitativo. Invece, ancora una volta, avversari che lottano per evitare la D riescono a far meglio dei granata, non pervenuti nei secondi 45 minuti come testimoniato dalle zero parate di Boffelli.

Oggi si fa fatica a guardare il bicchiere mezzo pieno, visto che il concomitante pareggio del Benevento col Latina avrebbe potuto addirittura consentire di riaccendere la fiammella della speranza nell’ottica di un primo posto che la Salernitana non merita. Stop. I giallorossi e il Catania, investendo sin dall’estate, hanno dimostrato di essere troppo superiori alla Bersagliera e continuare a trascinarsi senza prendere decisioni indispettisce ulteriormente una tifoseria che, martedì scorso, il proprio disappunto lo ha espresso in toto contestando proprietà e direttore sportivo. Cosa si aspetta a dare un segnale mandando via l’allenatore? Si vuole arrivare ad aprile in questo modo, alternando qualche vittoria casalinga alle battute d’arresto contro le “piccole” aggrappandosi al gol di Lescano o al cross di Achik?

Al di là delle dichiarazioni ufficiali è sin troppo evidente che questo gruppo abbia perso autostima, grinta ed entusiasmo. Visto che esultanza fredda dopo il vantaggio? Avete notato l’atteggiamento della panchina che, nei minuti finali, era piuttosto taciturna mentre su sponda cavese erano carichi a mille e incitavano i compagni che erano in campo? Si dia un segnale, si provi a preparare sin da oggi gli spareggi per essere protagonisti e non per fare la comparsa.

Come? Guida tecnica nuova, gerarchie azzerate (anche a costo di mettere ai margini chi sta palesando un atteggiamento non in linea con le richieste della piazza e con il blasone della maglia), direttore sportivo depotenziato e che a giugno dovrà dare un bel po’ di spiegazioni sugli errori commessi e una formazione base che veda in campo i migliori senza stravolgere nulla e senza schierare gente fuori ruolo. Raffaele è un professionista serio che ha fatto 50 punti con una rosa sopravvalutata dai più e che, ribadiamo, occupa la posizione che merita e che vale, ma sulla carta non sembra il mister adatto per tentare di andare in B dalla porta secondaria. Se la società vuol davvero riavvicinare il pubblico agli spalti e confermare di voler vincere non può assistere passivamente a una involuzione costante della quale si sono accorti tutti. E vedere ancora Capomaggio in difesa conferma che anche il mercato invernale è stato incompleto.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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Luca Esposito
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Direttore Responsabile dal 2017
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