Il 3-0 sul Casarano restituisce un minimo di serenità alla torcida granata, ma certo non è sufficiente per cancellare tutto quello che di negativo abbiamo visto in questi due anni e mezzo. La tifoseria, con civiltà e senza andare oltre il lecito, ha detto basta e protestato contro tutti. A partire dal proprietario Danilo Iervolino, quello che ha preso la Salernitana in A facendo un grosso affare economico disattendendo tutte le promesse e riportandoci a giocare quel derby con la Cavese di cui nessuno sentiva la mancanza. Senza dimenticare Umberto Pagano e Maurizio Milan, cui dichiarazioni estive sul budget, sulla competitività della squadra e sull’obbligo di vincere “anche le amichevoli, qui si deve puntare al massimo e non ci sono alibi per nessuno”, sono state puntualmente smentite dai fatti. No sono mancati fischi e cori anche all’indirizzo del direttore sportivo Daniele Faggiano, capace di sbagliare oltre la metà delle operazioni di mercato e di lanciare un messaggio che proprio non va giù a nessuno: “Questo è l’anno zero, Benevento e Catania sono superiori”. Ennesimo autogol sul piano della comunicazione, bisognerebbe evitare esternazioni, tweet, post o botta e risposta a distanza che sortiscono soltanto un effetto: gettare benzina sul fuoco. In questa Salernitana sembra davvero non funzioni nulla e che si faccia a gara a complicarsi la vita. Il patron si defila e non ci ha mai messo la faccia sotto la curva quantomeno per chiedere scusa, l’amministratore delegato invoca unità però ci ricorda i fallimenti del passato, il presidente è assente sul territorio, ma mantiene una carica prestigiosa e che imporrebbe una serie di responsabilità che vadano oltre il rimembrare quanto speso dal proprietario.
Sul ds ci siamo già espressi: ha sbagliato tanto, non ha legato con l’ambiente, non ha allestito un organico in grado di competere per la promozione diretta, non ha subodorato un calo di tensione e di concentrazione da parte di un gruppo che, persa la “garra”, ha confermato quanto il sottoscritto diceva anche quando eravamo primi: limiti tecnici troppo evidenti per poter davvero ripagare l’amore della gente con un ruolo da protagonisti assoluti in un girone complesso sul piano ambientale, ma ampiamente alla portata se si mette mano al portafoglio (Lotito-Mezzaroma docet) affidandosi a un direttore sportivo di spessore assoluto e che in carriera ha vinto campionati facendosi scivolare addosso le critiche ingenerose dell’ambiente circostante. E poi la riflessione sull’allenatore. Il sottoscritto ha sempre preso le difese di Raffaele, sostenendo che nessun tecnico al mondo avrebbe potuto far meglio con una squadra del genere. Il mister è stato primo in classifica tre mesi con Varone, Knezovic, Donnarumma, Coppolaro, Frascatore, Matino, Tascone, Ubani, Quirini, Anastasio e altri elementi che non hanno assolutamente reso per quelle che erano le aspettative. E non è certo colpa del mister se si chiede gente pronta a gennaio e arriva Antonucci costretto da subito a fare un lavoro differenziato. Tuttavia la sensazione è che il trainer granata abbia perso il polso dello spogliatoio e che alcune scelte siano frutto di confusione e pressione sulle spalle, non certo di incompetenza.
A nostro avviso andava esonerato già dopo il derby di Benevento, al massimo post Siracusa quantomeno per dare un segnale. Ma un altro allenatore costa, chiederebbe almeno un anno e mezzo di contratto e avrebbe preteso investimenti ulteriori a gennaio e non l’Arena o il Carriero di turno che certo non hanno alzato l’asticella. Insomma, il quadro desolante di martedì sera è frutto degli errori (orrori) a cui abbiamo assistito, con una società ricchissima e che ha incassato tanto che ha pensato soprattutto alle cessioni e che avrebbe l’obbligo morale – lo ripeteremo fino alla noia – di riportare la Salernitana dove è stata presa. Viceversa nessuno si strapperà i capelli se si facessero da parte cedendo a qualcuno magari meno facoltoso, ma che viva la squadra di calcio con passione e attaccamento. Nemmeno ai tempi di Lombardi, con penalizzazioni e fallimenti alle porte, ricordiamo un clima di tale disinteresse, freddezza e insofferenza. Perché la gente vuole anzitutto una società presente, partecipe, legata ai colori granata. Cosa che manca, tremendamente. E nessuno si meravigli se contro il Monopoli ci dovessero essere ancor meno spettatori rispetto al deserto di Salernitana-Casarano. Anzi, per lo spettacolo propinatoci anche 1500 paganti sono troppi. E ora, mi raccomando, chiudiamo il cerchio e regaliamo anche un pomeriggio di gloria ai paesi limitrofi…
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