Siamo stati in molti ad accogliere con favore la nomina di Daniele Faggiano come direttore sportivo della Salernitana. Un uomo di calcio vero, si diceva, uno che conosce il mestiere, uno che avrebbe riportato ordine dopo anni di improvvisazione. Oggi, dopo l'ennesima disfatta consumata venerdì sera a Cerignola, la Salernitana si trova ormai a distanza siderale dalla vetta della classifica, ed è tempo di ammettere la realtà: si sta profilando all'orizzonte il terzo campionato fallimentare consecutivo di questa società.
Gli errori di Faggiano: una catena infinita
Faggiano è arrivato a Salerno con la reputazione di conoscitore della Serie C, ma i fatti a Salerno raccontano una storia diversa. Il direttore sportivo ha ammesso di aver sbagliato durante il mercato estivo, assumendosi le responsabilità. Ma le scuse non bastano più quando gli errori si accumulano in modo così evidente.
La campagna acquisti estiva è stata un disastro. Scommesse su elementi che si sono rivelati inadeguati per una piazza che aspira alla promozione diretta. E quando a gennaio è arrivato il momento di correggere il tiro, Faggiano ha commesso l'errore più grave: assecondare le richieste di un allenatore che aveva già dimostrato tutti i suoi limiti. Il mercato di riparazione doveva essere l'occasione per invertire la rotta. Invece, la Salernitana ha rivoluzionato la rosa con sette acquisti a titolo definitivo, ma molti di questi si sono rivelati inadeguati. Ad eccezione di Lescano, gli altri volti nuovi hanno mostrato immediatamente i loro limiti. Un investimento economico importante senza i risultati sperati sul campo.
Raffaele: l'ostinazione che costa cara
Altro errore imperdonabile di Faggiano è stato quello di insistere su Giuseppe Raffaele. L'allenatore è arrivato con credenziali rispettabili dopo l'ottima stagione al Cerignola, ma da subito ha mostrato gravi lacune. Raffaele cambia formazione settimanalmente, la squadra è priva di un minimo di gioco organizzato, e i risultati parlano chiaro.
Guardiamo i fatti: la Salernitana ha subito una pesante sconfitta per 5-1 contro il Benevento, una vera e propria umiliazione nel derby. A Catania è arrivato un 2-0 che ha visto i granata incapaci di reagire. E ieri sera, ironia della sorte, la sconfitta è maturata proprio a Cerignola, lo stadio dove Raffaele aveva costruito la sua reputazione.
Il tecnico ha bruciato Ferraris nel momento migliore della sua forma, spostandolo inspiegabilmente di ruolo. Ha dimostrato un'incapacità cronica nel dare un'identità di gioco alla squadra. Cambia modulo, cambia uomini, ma il risultato è sempre lo stesso: una Salernitana senza anima, senza idee, senza mordente. La società doveva avere il coraggio di cambiare Raffaele già settimane fa, quando i segnali erano chiarissimi. Invece si è preferito sperare in una miracolosa inversione di rotta che non è mai arrivata. La Salernitana si trova ora terza in classifica con 46 punti, distante dalla vetta e con ambizioni di promozione che sembrano evaporate del tutto.
La piazza merita di più
I tifosi salernitani meritano rispetto. Hanno sopportato tre anni di sofferenze, hanno continuato a sostenere la squadra anche nei momenti più bui. Al Monterisi di Cerignola c'erano 500 tifosi granata nel settore ospiti, pronti a sostenere la loro squadra nonostante tutto. E come sono stati ripagati? Con l'ennesima prestazione imbarazzante. Salerno è una piazza che vive di calcio, che ha dimostrato in passato di poter sostenere anche la Serie A. Non può essere condannata a questo limbo di mediocrità per l'incapacità di chi gestisce la società.
Cosa fare ora?
La situazione è grave ma non irreparabile. Servono decisioni coraggiose e immediate. Raffaele non può più rimanere sulla panchina della Salernitana. Ogni partita che passa con lui in panchina è un'occasione persa, punti regalati agli avversari, un pezzo di stagione buttato via.
Faggiano deve fare autocritica seria e profonda. Non basta ammettere gli errori a parole, serve dimostrare di aver imparato la lezione, oppure è meglio essere onesti con la piazza e ammettere che quest'anno l'obiettivo è quello di galleggiare in serie C in attesa di tempi migliori e di competitor meno forti e attrezzati di quelli odierni.
Dopo due stagioni fallimentari, Salerno non può permettersi un terzo. La pazienza è finita, le scuse sono esaurite. È il momento della verità: o si cambia rotta subito, o si accetta di essere complici di un declino che rischia di diventare irreversibile.
La palla ora passa alla società. I tifosi hanno fatto la loro parte, continuando a credere anche quando sembrava impossibile. Ora tocca a Iervolino, Faggiano e a chi guiderà tecnicamente questa squadra dimostrare di avere a cuore il destino della Salernitana quanto lo hanno i suoi tifosi. Il tempo delle mezze misure è finito. O si rilancia con forza, o si rischia di vedere questo terzo campionato trasformarsi nell’ennesima macchia indelebile nella storia di una società che merita ben altro destino.
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