Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Dopo aver fatto malissimo con Giugliano e Cerignola, la Salernitana ha uno scatto d’orgoglio e vince per 3-0 contro un Casarano che, va detto, ha colpito tre legni e che arrivava a Salerno con diversi calciatori indisponibili e un Grandolfo praticamente inutilizzabile. Ciò non significa sminuire i meriti di una squadra che, però, oggettivamente non ha giocato in modo molto diverso dal recente passato, con sprazzi di gioco alternati a momenti di difficoltà. La fortuna e gli episodi, però, hanno girato dalla parte dei granata, visto che in 60 secondi si è passati dal possibile rigore del pareggio al 2-0 di Lescano frutto di un errore clamoroso della difesa di casa.
Avere in avanti un bomber magari in ombra per 60 minuti, ma poi devastante quando ha la possibilità di calciare in porta consente alla Salernitana di fare comunque un salto di qualità rispetto al girone d’andata, al punto che in quattro gare l’ex Avellino ha già quasi eguagliato Ferrari, Inglese e Ferraris colpendo anche tre pali che avrebbero potuto migliorare lo score e aggiungere qualche punticino a una classifica che, per ora, si fa fatica a commentare visto che il caso Trapani (ancora tutto da scrivere) e la gara in meno del Catania rendono impossibile una visione complessiva più chiara. Certo, mettere fiato sul collo agli etnei e rientrare in corsa quantomeno per la seconda posizione è già tanto, visto che quest’organico era e resta assai inferiore al Benevento e ai rossoblu.
Del resto la contestazione dei tifosi è stata rivolta non solo alla proprietà e all’intero gruppo societario, ma anche al direttore sportivo Daniele Faggiano al quale vengono imputati diversi errori. Il mercato estivo è stato un mezzo flop, in inverno solo post protesta degli ultras ha iniziato a muoversi qualcosa e soprattutto grazie all’intervento di Iervolino che era stanco di veder sfumare operazioni virtualmente concluse. Ma questa Salernitana andava attrezzata per vincere da subito, senza l’alibi della rosa tutta nuova e dell’obbligo di cedere tanti calciatori. Dopo due retrocessioni consecutive sentir parlare di “anno zero” dopo aver difeso a spada tratta il proprietario ha spinto l’ambiente a chiudere ogni rapporto con il ds, al punto da invocarne l’esonero o le dimissioni anche dopo il triplice fischio finale.
Insomma, gli ultras (che seguono ovunque la squadra, si attendono ancora le scuse del patron e di chi ha contribuito al totale naufragio di un progetto) sono stati espliciti e per riconquistare l’Arechi servirà ben altro. Forse solo vincere nell’ambiente ostile di Cava potrebbe riportare un minimo di serenità in vista delle successive due gare interne di fila che potrebbero determinare il futuro della Salernitana, con il -11 dalla vetta che è ostacolo ormai insormontabile, ma con un Catania che sta balbettando in questa fase e che a Salerno, con un clima diverso, rischia di fare fatica. Tornando a stasera bisogna dare atto a Raffaele di essere stato coraggioso. Chi, sul web, ha attaccato il mister al momento della pubblicazione delle formazioni dovrebbe invece ammettere con onestà intellettuale che la scelta di Molina è stata azzeccatissima.
Piano a parlare di bomber e grande giocatore, ma forse questo ragazzo non è così scarso come è stato dipinto e merita quantomeno tempo per essere giudicato. E hanno avuto successo anche altre decisioni, come Capomaggio al centro della difesa al posto di un Golemic a oggi tra i flop e Achik libero di svariare su tutto il fronte offensivo. Niente cancella il recente passato e, come detto, non basta il 3-0 contro un Casarano in emergenza e anche un pizzico sfortunato per esultare o parlare di crisi alle spalle.
Ma quella che poteva essere una notte di tensioni e ribaltoni si trasforma in una prima, piccola luce in fondo al tunnel. Con questa rosa, in fondo, pensare di andare oltre il terzo posto era utopistico. E più di questo non si poteva fare, i veri errori li hanno commessi Iervolino e Faggiano.
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