E' sicuramente vero che questo organico non è particolarmente competitivo e che ha delle lacune in tutti i reparti. Ed è sicuramente vero che, nell'ultima mezz'ora del derby del Menti, abbiamo quantomeno visto una Salernitana volitiva e combattiva, tra l'altro furiosa per alcune decisioni arbitrali. Tuttavia trovare alibi significa aver vissuto su un altro pianeta in questo biennio destinato ad essere ricordato come il peggiore della storia granata. Questa società, questa squadra, questa dirigenza e questo staff tecnico non meritano più giustificazioni o sostegno a prescindere. E se raccontare la verità significa non avere l'intervista col tesserato o non far parte dei salotti allestiti per pochi intimi ben venga.
E allora non possiamo non partire da una digressione. Tornare indietro nel tempo è impossibile e rivangare il passato è purtroppo inutile. Ma guai a dimenticare che, nel febbraio del 2024, Sabatini pensò bene di esonerare Inzaghi chiamando Liverani piuttosto che costruire da subito la nuova stagione in B con Super Pippo mentre la proprietà cercava acquirenti trattando per due mesi con la Brera Holdings.
Chi ricorda in ordine cronologico tutto quello che è accaduto in questi mesi non può meravigliarsi per una posizione di classifica disastrosa e sportivamente parlando drammatica. Il mercato estivo al risparmio, le dimissioni dalla carica di presidente, lo spogliatoio da bonificare, un ritiro fatto in modalità cantiere aperto, la chiusura di ogni rapporto con stampa locale e tifoseria. Un disastro che, ribadiamo, giustifica ampiamente il penultimo posto e il malcontento di una tifoseria che invoca un passaggio di consegne in capo alla proprietà, sorridendo rispetto ai 3 milioni di premio salvezza.
Ciò detto c'è, però, una certezza: ci sono sei partite, cinque scontri diretti, 12-13mila tifosi che ci credono e che amano la maglia e, all'orizzonte, la Salernitana dovrà affrontare un trittico di gare consecutive che potrebbero riaccendere la flebile fiammella della speranza, quantomeno per i playout e magari con gara di ritorno all'Arechi.
Proprio per questo chi vi scrive ribadisce quanto aveva detto già a fine gennaio, senza mai offendere gli uomini ma rimarcando la necessità di mettere fortemente in discussione il lavoro di un direttore sportivo che ha fatto disastri nel mercato invernale e di un allenatore da anni in involuzione e che non aveva il profilo tecnico, tattico e caratteriale per incidere.
Guasone, Girelli, Raimondo, Caligara. E ancora Cerri, Zuccon. Senza prendere un difensore centrale rapido, un centrocampista di spessore, un bomber, un esterno destro. Sopravvalutando le vittorie con Reggiana e Cremonese che tutti ricordiamo. Ma chi era ultimo in classifica poteva muoversi in questo modo, con gente che era riserva nelle squadre di appartenenza, con soli prestiti e un allenatore che si è giocato male le proprie carte a Terni?
Le dichiarazioni di questa settimana, caro Valentini, sono da pelle d'oca. "Con noi saremmo salvi", "La situazione non è drammatica", "Cambiare allenatore non serve", "Breda viene criticato a prescindere", "Abbiamo preso i migliori attaccanti disponibili" e tante altre perle che abbiamo ascoltato nella conferenza stampa di mercoledì e al Menti oggi. Da brividi. Come se il ds e la piazza vivessero su pianeti diversi. Ma si accorgono che questa squadra non ha gioco, non ha idee, non dà carica, è fermo in panchina, sbaglia i cambi, non legge le partite, fa sostituzioni ruolo per ruolo, non osa, non si assume una responsabilità e, forse, è in confusione perchè legato alla piazza? E che si aspetta ad intervenire?
La Salernitana ha un piede e mezzo in C, si ritrova a lottare con realtà come Sampdoria, Brescia e Frosinone che hanno organico e blasone, ha perso la metà delle partite giocate, si trova in zona retrocessione dall'agosto del 2023 e solo con un ribaltone totale si potrà evitare una lenta agonia che la piazza non merita. E allora via Breda e via Valentini richiamando Petrachi e Martusciello. Se Iervolino tiene alla piazza faccia di tutto per salvarla, chiedendo scusa a giugno o provando comunque a riparire a suon di investimenti. Hanno costretto la gente a deporre nel cassetto i sogni che loro hanno alimentato. La retrocessione sarebbe una macchia per un pubblico che ha avuto una sola colpa: non ascoltare chi diceva la verità.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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