A Cava la solita Salernitana. Discreta in avvio, ben messa in campo, capace di sbloccarla sugli sviluppi di un calcio piazzato, ma di tenere in vita un avversario tecnicamente inferiore e che, nella ripresa, ha sfruttato il crollo dei granata per trovare il meritato pareggio. Sicuramente desta perplessità la scelta del signor Ramondino di Palermo di convalidare la rete di Manaj malgrado l’evidente fallo di Orlando su Molina dal quale nasce l’azione decisiva, ma ridurre tutto alle sviste arbitrali significherebbe concedere alibi a una squadra che, da agosto a oggi, continua a non convincere.
Raffaele sarà pur bravo a preparare la partite e sicuramente aver conquistato 50 punti con una rosa rinnovata, incompleta e inferiore alle prime della classe è una nota di merito, ma il mister era stato scelto con forza dalla società e dalla dirigenza per regalare agli sportivi di fede granata un calcio spumeggiante e divertente come accadeva l’anno scorso a Cerignola. Altri contesti, pressioni diverse. Alzi la mano chi, in questo percorso, ha notato una crescita dei singoli e del collettivo.
La Salernitana dura sempre e solo un tempo, subisce puntualmente gol, non chiude le partite, concede campo e possesso palla a tutte, sfrutta poco le corsie esterne, costringe gli attaccanti ad arretrare molto il raggio d’azione per sentirsi partecipi della manovra e mai – nemmeno dopo il 3-0 sul Casarano – si è avvertita la sensazione di una corazzata superiore alla concorrenza e potenzialmente in grado di lottare fino alla fine per la promozione diretta.
E a Cava dei Tirreni anche le sostituzioni non hanno convinto. Ci può stare sostituire un Lescano esausto e obiettivamente anonimo nel secondo tempo con un elemento come Ferrari che ha la stessa struttura fisica, ma togliere Achik – un esterno offensivo in grado di sfruttare gli spazi – a favore di un mediano di interdizione come Tascone ha consentito ai padroni di casa di alzare il baricentro e chiudere la Bersagliera nella propria area di rigore fino al pareggio frutto di un errore clamoroso in marcatura di Arena. Grave, a certi livelli, perdere la marcatura di un calciatore che, quasi incredulo, lo beffava alle spalle mettendola all’angolino di testa rendendo vano il tuffo di un Donnarumma insicuro per larghi tratti del match, ma incolpevole nella specifica circostanza.
A questo punto i tifosi, la società e gli addetti ai lavori sono a cospetto del solito dubbio: Raffaele ha fatto il massimo con una squadra che vale questa posizione in classifica o la guida tecnica ha depotenziato una rosa che, comunque, a gennaio è stata puntellata in quasi tutti i reparti con arrivi di qualità e di spessore come quelli di Gyabuaa e Lescano? Solo cambiando allenatore si potrebbe avere la controprova, ipotesi che la proprietà non ha preso in considerazione sia perché non ha dato l’ok a un extra budget per un secondo mister, sia per l’ostracismo del ds Faggiano nei confronti di Stendardo che, numeri alla mano, sta facendo bene con la Primavera.
Per Raffaele resta la fiducia a tempo, con il match col Monopoli che sarà ancora una volta spartiacque in un Arechi che rischia di essere ancora più vuoto rispetto alla partita da minimo stagionale con il Casarano di martedì scorso. Il trainer granata potrebbe optare per una Salernitana d’attacco, con la possibile staffetta tra Achik e Antonucci che consentirà al primo di gestire qualche problema fisico senza rischi (e oggi inizia anche il ramadan) e al secondo di rientrare gradualmente. In avanti Lescano e Molina stanno dando garanzie e saranno riconfermati, da capire però perché Ferraris non venga preso in considerazione nemmeno per i minuti finali.
Che abbia inciso sulla testa del calciatore l’idea di Faggiano di “sacrificarlo” in extremis nell’ultimo giorno di mercato? In mediana out Carriero, sussiste il solito dilemma: Capomaggio difensore centrale o ritorno di Golemic in retroguardia per consentire al capitano di dettare i tempi della manovra? La sensazione è che stavolta l’ex Cerignola possa tornare nel ruolo naturale, con Gyabuaa al suo fianco. Berra non è al top e Matino è pronto in caso di necessità, spera di ritrovare il campo dopo tre mesi d’assenza anche Eddy Cabianca utilizzabile sia come braccetto, sia come quinto a destra qualora Longobardi continuasse a offrire prestazioni insufficienti.
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