A partire dalla stagione sportiva 2013/2014, l’Associazione Italiana Calciatori ha istituito un Osservatorio con l’obiettivo di censire tutti gli atti di violenze, intimidazione e minacce compiuti nei confronti dei calciatori, sia professionisti che dilettanti.
Al termine di ogni stagione sportiva, l’Osservatorio redige un Rapporto intitolato “Calciatori sotto tiro”, in cui si riportano dati, storie, analisi, focus su casi particolari, unitamente a contributi di dirigenti dell’AIC, del mondo del calcio, di esperti di prevenzione e contrasto alla violenza e alla criminalità. Il lavoro svolto dall’Osservatorio AIC ha contribuito, in questi anni di attività, a portare all’attenzione pubblica un fenomeno particolarmente preoccupante e diffuso nel mondo del calcio. L’istituzione di una Commissione di studio specifica da parte il Ministero dell’Interno è da considerarsi un successo istituzionale oltre che un ulteriore passo verso la soluzione di una situazione che non può e non deve essere considerata “normale”. Quest’anno, nello specifico, l’AIC ha voluto dedicare un dettagliato e approfondito report centrato sugli episodi di razzismo, riguardo al quale, scrive il Presidente Tommasi nel suo prologo – "da tanti anni, ormai, si lanciano campagne, si propongono spot o percorsi formativi ma alla fine resta una sensazione enorme di impotenza".
"Nei campionati giovanili sono purtroppo in aumento gli episodi di discriminazione” – osserva il Presidente AIC - “e forse la riflessione si deve indirizzare proprio sulle nostre famiglie, oltre che alle istituzioni. L’impegno di AIC in questo ambito” – conclude Tommasi – “continua nella ricerca spasmodica di una chiave, di un grimaldello che sia repressivo o formativo, regolamentare o mediatico ma che possa davvero far girare pagina ad un paese e ad uno sport che meritano altro tipo di visibilità". Nel calcio dilettantistico e professionistico, gli episodi di razzismo sono in costante aumento da 6 stagioni a questa parte. A tutti i livelli. Dentro e fuori gli impianti sportivi. A livello professionistico sono stati i calciatori di Serie A, in particolare, ad essere destinatari di pesanti insulti razzisti ma anche di vere e proprie intimidazioni personali. In questo campionato, sono i “tifosi” avversari a rendersi i protagonisti principali degli atti di razzismo. Atti che si esplicano quasi esclusivamente in gruppo, prevalentemente con lo “strumento” del coro declinato in modalità offensive. A livello dilettantistico i casi di razzismo si sono verificati in tutti i campionati, con significativi picchi in quelli di Prima, Seconda e Terza Categoria. È il Nord Italia l’area nella quale si registra il maggior numero di casi. Sugli spalti o nelle zone di passaggio degli impianti sportivi (42%), ma anche propriamente sul campo da gioco (57%). Il vero allarme si registra, però, nei campionati giovanili. Nelle categorie nelle quali sono i più piccoli a scendere in campo, il numero degli episodi di razzismo “sul campo” risulta nettamente superiore alla media. A finire nel mirino di giovani colleghi italiani, e dei loro genitori o dirigenti, sono stati soprattutto calciatori di colore di squadre avversarie. A livello territoriale, infine, Roma (14%), Milano (9%), Padova e Torino (7% ciascuna) sono le città nelle quali è stato registrato il maggior numero di episodi di razzismo “dentro gli stadi”.
Autore: TS Redazione
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