Quando è stato ufficializzato l'ennesimo ritorno sulla panchina della Salernitana, invitavamo l'ambiente a non considerarla una scelta di ripiego. Anzi, in qualcuno è vivo il sentimento di rimpianto per la scelta della società di non trattenerlo sin dall'inizio della stagione affidando la panchina a uno dei più esperti in assoluto della categoria. E' ancora presto, in termini di risultati, per parlare di svolta, ma senza dubbio il Colantuono-quater è partito col piede giusto e non solo per la bella e meritata vittoria conquistata ieri pomeriggio all'Arechi contro una Carrarese che il tecnico non ha affatto sottovalutato.
Prima di addentrarci nell'aspetto tattico, ci soffermiamo su una gestione saggia del gruppo. Anzitutto il cambio di mentalità: ad oggi la Salernitana deve togliersi dalle sabbie mobili della classifica e ragionare in ottica salvezza, assumendo l'atteggiamento di chi anzitutto vuole evitare di trovarsi nei guai. E così nessun imbarazzo se ogni tanto si deve spazzare la palla nei distinti o se i quinti restano più bassi a protezione del terzetto arretrato. "Questo non vuol dire non essere ambiziosi: oggi vanno in tanti ai playoff, abbiamo un tifo che determina e una classifica molto corta" l'interessante analisi.
A proposito di gestione del gruppo, dopo il 4-0 col Sassuolo è stata scelta ragionata e condivisa quella di mandare tutti in ritiro per poi allentare la tensione e concedere un giorno e mezzo di "libertà" pur "controllando tutto, ogni minimo atteggiamento. Anche mentre mangiano". Una cura maniacale dei dettagli e la voglia di entrare nel cuore e nella testa della squadra senza però alterare gli equilibri o esasperare gli animi. Del resto stiamo parlando di un gruppo contestabile dal punto di vista tecnico, ma che non ha mai fatto mancare impegno e professionalità.
Ci è piaciuta ieri anche la voglia di dare spazio a calciatori sin qui poco impiegati gettandoli nella mischia a risultato virtualmente acquisito per non caricarli di responsabilità. E così ecco 15 minuti a disposizione anche per Velthuis e Gentile, con Wlodarczyk che ha avuto fiducia senza finire in panchina dopo una partita sbagliata senza però trascurare quel Simy che resta il cannoniere della squadra con quattro gol in campionato e uno in coppa Italia.
E infine le dichiarazioni post partita: avrebbe potuto celebrare di più il successo convincente con la Carrarese, invece la testa è andata subito alla prossima sfida di Modena. Senza fare voli pindarici, senza parlare di serie A come accaduto post Palermo, ma probabilmente dando un'occhiata di sfuggita alla distanza dall'ottava posizione. In fondo sognare non costa nulla e questo campionato lo conosce come le proprie tasche. E la partecipazione emotiva totale, anche sul 4-1, testimonia che Colantuono, nella testa, è rimasto sempre e comunque allenatore a tutti gli effetti pur ricoprendo incarichi di responsabilità nel settore giovanile.
E infine, come detto, l'aspetto tattico. Con la capacità e l'umiltà di ripartire da quanto di buono lasciato dal suo predecessore pur cambiando atteggiamento tattico (3-4-2-1 e finalmente Verde nel vivo del gioco e non sulla linea del fallo laterale) e modo di attaccare la porta avversaria. Perchè chi ha seguito il Perugia, il Torino e l'Atalanta in passato ricorderà squadre propositive, non rinunciatarie e difensive. Perchè trovando l'equilibrio si può essere pericolosi anche schierandosi con cinque difensori in non possesso abbassando un trequartista sulla linea mediana.
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