Il futuro di Paulo Sousa, Dia sì o Dia no, il possibile rinnovo di Ochoa, i tantissimi nomi di mercato già accostati alla Salernitana spesso da chi non ne azzecca una manco quando si affida al copia e incolla. Certo, ottenuta la salvezza aritmetica è assolutamente comprensibile si voglia parlare di mercato, di strategie, di obiettivi. Ma, almeno per una volta, sarebbe opportuno che tutte le componenti imparino a godersi uno dei momenti più belli della già gloriosa storia della Salernitana senza guardare troppo oltre un orizzonte a tinte granata che offre già un panorama meraviglioso. Essere tifosi, e dunque emotivamente coinvolti 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno, spesso fa giudicare le cose in modo poco equilibrato. La verità è che, tra qualche anno, capiremo la portata dell'impresa targata Danilo Iervolino. Da tre anni a questa parte la Salerno sportiva sta vivendo emozioni e sensazioni uniche, che i tifosi di oggi racconteranno a quelli di domani sempre con le lacrime agli occhi e la pelle d'oca. Dalla calvalcata incredibile dei ragazzi di Castori al cambio di società durante il cenone di Capodanno passando per il 7%, le tre vittorie consecutive con Sampdoria, Udinese e Fiorentina, il finale vietato ai deboli di cuore del 22 maggio e una scenografia tra le più belle delle storie del calcio.
Quest'anno, dopo la partenza ad handicap dettata dal burrascoso addio di un totem come Sabatini, di sassolini dalle scarpe ce ne siamo tolti tanti. Salvezza con due giornate e mezzo d'anticipo, 10 risultati utili consecutivi, Dia tra i bomber più prolifici, copertine di testate giornalistiche mondiali grazie alla presenza di Ribery e Ochoa, il 3-1 dell'Olimpico sotto lo sguardo impietrito di Lotito, l'1-1 di San Siro col Milan con tre punte in campo e la voglia di vincerla fino alla fine, la festa rovinata al Napoli, il cross di Candreva che si trasforma in un eurogol al 92', il 3-0 con cui abbiamo asfaltato il Monza di Galliani e il Sassuolo di Consigli, l'1-0 al 90' contro l'Atalanta di Gasperini che all'andata fu spietata e rifilò otto reti alla formazione di Nicola. Allenatore nel pallone, per parafrasare un famoso film, che ha commesso errori a ripetizione svalutando le potenzialità di una rosa che, con Sousa dall'inizio, presumibilmente si sarebbe trovata stabilmente nella zona sinistra della classifica. Si dirà che ha fatto 21 punti e nessuno glielo disconoscerà, ma i suoi limiti e i suoi sbagli stavano costando la retrocessione senza che nessuno facesse suonare quanto dovuto il proverbiale campanello d'allarme. Benedetto fu quell'errore di Piatek a Verona, la provvida sventura di manzoniana memoria.
Dicevamo di goderci il momento. Se ne facciano una ragione a qualche decina di chilometri di distanza: la Campania e il Sud Italia stanno mettendo in vetrina un'altra meravigliosa realtà pronta a consolidarsi anno dopo anno grazie agli investimenti di un presidente top, al lavoro di un direttore sportivo capace e che ha scacciato i fantasmi del passato parlando con i fatti, alla capacità di un allenatore vero che non fa filosofia ma strategia, a professionalità del calibro di Maurizio Milan che ha creato un rapporto osmotico per davvero con la piazza toccando le corde giuste sin dalla sua prima intervista. Oggi parliamo di progetto per il settore giovanile, brand internazionale che vuole investire nello stadio, di infrastrutture, giovani di proprietà, 15 calciatori in nazionale, 20mila spettatori in media sugli spalti e di una Salernitana che, grazie all'attuale proprietà, ha guadagnato il rispetto, la stima e l'ammirazione degli altri 19 club. Quelli che non possono non riconoscere si stia facendo un miracolo sportivo in pochissimo tempo, senza l'aiuto di nessuno e basandosi esclusivamente sulle proprie forze. Riteniamo dunque sia obbligo morale riempire lo stadio sabato prossimo contro l'Udinese (a proposito di sassolini dalle scarpe...) per vivere tutti insieme questo magic moment granata, per cantare a squarciagola dal riscaldamento all'ultimo secondo di recupero, per applaudire i protagonisti di questo ottimo campionato, per godersi l'ennesima scenografia made in curva Sud, per far vedere all'Italia intera di cosa siano capaci Salerno e la sua provincia. Perchè qui si festeggia sempre, si ama a prescindere, si scende in piazza anche in 50mila per onorare il centenario e quella storia di cui siamo orgogliosi. Oggi come quando si andava in trasferta a Budoni e Selargius. Quella storia che, grazie a Iervolino, alla dirigenza, a Sousa e al dodicesimo uomo, ci vedrà scrivere capitoli meravigliosi. Di futuro si parlerà a tempo debito, ora festeggiamo, piangiamo, abbracciamoci, coloriamo Salerno di granata. Macte animo, siamo ancora in serie A!
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