La vittoria di Picerno è uno di quei risultati che dividono, che fanno discutere e che obbligano a una lettura onesta, senza estremismi. I tre punti conquistati al 97’, sul campo dell’ultima in classifica, valgono tantissimo per la graduatoria e per il morale, ma raccontano anche di una Salernitana che continua a vivere sul filo, capace di rimettere in piedi le partite ma raramente padrona del proprio destino. È successo ancora una volta: sotto all’intervallo, in difficoltà per lunghi tratti, poi la reazione di nervi, le scelte dalla panchina e l’ennesima rimonta stagionale. Cuore e carattere non mancano, ed è un dato di fatto. Ma non possono essere l’unico piano partita.
Il contesto di classifica rende tutto ancora più interessante. Il pareggio del Catania e la vittoria del Benevento hanno ridisegnato il vertice: siciliani e sanniti condividono la testa a quota 38, la Salernitana insegue a 35, terza ma pienamente dentro la corsa. Tre punti non sono un abisso, anzi. Sono una distanza colmabile, ma che riduce drasticamente il margine d’errore. Ogni passaggio a vuoto, da qui in avanti, rischia di pesare il doppio.
Ecco perché il prossimo turno assume un valore specifico enorme. All’Arechi arriva il Foggia, penultimo in classifica, nell’ultima giornata del girone d’andata. Una partita che, sulla carta, non ammette alternative alla vittoria. Non tanto per una questione di presunzione, quanto per il momento della stagione. Vincere significherebbe chiudere l’andata restando agganciati alla vetta, presentarsi alla sosta con una classifica solida e con la sensazione di poter davvero competere fino in fondo. Inciampare, invece, vorrebbe dire complicarsi il cammino e aumentare la pressione in un ambiente già molto esigente.
Il punto è proprio questo: la Salernitana ha dimostrato di saper soffrire, di sapersi rialzare, di non mollare mai. Ma ha anche evidenziato limiti strutturali che non possono essere ignorati. La difficoltà a gestire le partite, le fragilità difensive, la fatica nel creare occasioni pulite e nel chiudere i match sono aspetti che emergono con continuità. Affidarsi sempre alle rimonte è affascinante, ma nel lungo periodo è una strategia rischiosa.
Da qui si arriva inevitabilmente al tema del mercato. Tra poco più di tre settimane si aprirà la finestra invernale e la Salernitana non potrà permettersi interventi di secondo piano. Serviranno pochi innesti, ma di peso specifico elevato. Almeno uno per reparto, forse di più se dovessero esserci cessioni importanti. Giocatori pronti, di personalità, capaci di alzare il livello tecnico e mentale della squadra. Il sogno della promozione diretta è ancora vivo. La classifica lo dice chiaramente. Ma per continuare a coltivarlo serviranno meno rimonte eroiche e più certezze. In campo, nelle scelte e sul mercato. Solo così la Salernitana potrà trasformare il cuore in un progetto vincente.
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