Trovare qualcosa di buono da cui ripartire dopo la serataccia del Monterisi è impresa assai difficile e basta leggere il dato relativo alla prevendita (pochissime centinaia di biglietti staccati, molti abbonati resteranno a casa) per capire quanto l’ambiente sia del tutto demotivato e arrabbiato. Il -11 dalla vetta e da un Benevento un pizzico fortunato, ma assolutamente caparbio e superiore per organico, rappresentano la pietra tombale sulle già residue speranze di lottare per la promozione diretta.

Nei numeri è sintetizzato il fallimento dell’attuale gestione tecnica: difesa puntualmente perforata, appena 8 punti in queste prime sei gare del girone di ritorno, 12 vittorie di misura su 13, 5 pareggi nelle ultime sei gare casalinghe a cospetto di avversari ampiamente alla portata, pochissimi tiri nello specchio della porta, sofferenza costante nelle ripartenze e rischio concreto che anche il secondo posto diventi una chimera. Eppure i primi 15 minuti avevano lasciato intravedere qualcosa di interessante. Pressing alto, terzetto difensivo a ridosso della metà campo avversaria per far ripartire immediatamente l’azione offensiva, esterni propositivi e Ferraris che apriva spazi per Lescano.

Mera illusione, però. Perché la Salernitana continua a essere lenta, prevedibile, monotematica, con pochissime idee e la scarsa capacità di cambiare copione tattico per creare difficoltà all’avversario di turno. Al Cerignola è bastato poco per spadroneggiare a tutto campo: i calciatori di Maiuri arrivavano sempre primi sulla palla, vincevano i contrasti, sfioravano il vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato e la sbloccavano grazie all’errore del tandem Golemic-Donnarumma che serviva a D’Orazio e Moreso sul piatto d’argento la palla dell’1-0 sotto lo sguardo incredulo dei 500 tifosi arrivati da Salerno. Chi si aspettava la solita reazione d’orgoglio restava deluso e gli innumerevoli e incomprensibili errori tecnici dei singoli spianavano la strada ai giallazzurri per altre ripartenze potenzialmente letali.

Le tre sostituzioni effettuate all’intervallo sapevano tanto di ammissione di responsabilità da parte di un allenatore che, implicitamente, ammetteva di aver sbagliato le scelte iniziali. Non che con i subentrati sia andata meglio, intendiamoci. L’atteggiamento di Ferrari è la cartina al tornasole del momento no vissuto dalla Bersagliera. Un pesce fuor d’acqua, caratteristiche troppo simili a quelle di Lescano per poter formare una coppia d’attacco complementare e affiatata.

E gli zero cross pericolosi dalle fasce acuivano le difficoltà dei centravanti, al netto di una traversa e di un gol annullato a Gyabuaa che pure gridano vendetta. Nemmeno il ritorno di Capomaggio al centro della difesa per impostare l’azione dal basso cambiava l’inerzia della gara, con Raffaele che chiedeva ai suoi calciatori di verticalizzare e sfruttare le sovrapposizioni dei quinti e la squadra che, invece, rallentava i ritmi affidandosi troppo spesso a inutili passaggi all’indietro.

Un disastro, insomma. Tecnico, tattico, mentale, atletico. Con responsabilità precise e la consapevolezza che solo il calo del Cosenza consenta quantomeno di sentirsi sicuri in ottica terzo posto. E ora calendario da brividi. Martedì un Casarano molto più competitivo di quanto non dica il calo dell’ultimo bimestre, poi trasferta in un Lamberti caldissimo prima del trittico Monopoli-Catania-Casertana. E con il dodicesimo uomo che potrebbe seguire a distanza e con totale freddezza.

Sezione: News / Data: Dom 08 febbraio 2026 alle 16:30 / Fonte: la Città
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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