Le luci (artificiali) e l'ombra, quella del gigante Djuric. Il bosniaco Milan ha perso da tempo il suo anagramma in attacco - cioè Lamin, lo scontento Jallow, squalificato - ma non il «vizio» di segnare. Sta vivendo una seconda età dell'oro: in termini realizzativi, la sua ritrovata prolificità, dopo il lockdown e l'assenza per infortunio al piede, è l'unica, vera notizia positiva che la Salernitana ha riportato con sé a casa, reduce dal ko di Ascoli. Stasera più che mai dovrà diventare la boa alla quale aggrapparsi, perché la squadra ha bisogno dei suoi colpi di testa vincenti e l'airone ha bisogno dei cross di Lombardi, al rientro. Accadde anche all'andata: al Tombolato, 0-1 firmato Djuric, prima del tracollo della Salernitana.
PASSATO E PRESENTE Il centravanti è un ex del Cittadella: giocò nel 2014 con i granata del Veneto e arrivò in prestito, nell'ultimo giorno del mercato invernale, proveniente da altri granata, del Trapani. In quella stagione monocromatica realizzò in totale sette gol ma era un lungagnone con la faccia da bambino, ai primi passi, anzi stacchi nel calcio, dopo aver fatto anche il cameriere da ragazzo e pure il giocatore di rugby, salvo cambiare sport per l'infortunio rimediato alla clavicola. Dopo molti anni e tanti sforzi, è cambiato il suo approccio alle partite e anche la definizione del suo ruolo: Djuric non è più «attaccante difensivo», come amava definirsi, ma uomo gol. Ha già conquistato due traguardi di tappa, tutti suoi: bonus al gol numero 5 in stagione e poi al raggiungimento del gol numero 10. Però non basta: non è soddisfatto, non può esserlo Ventura, adesso la Salernitana è scivolata fuori dai playoff e il Cittadella è la prima di cinque finali. L'esame è alle porte e Djuric deve ripetersi. La scorsa stagione allo stadio Arechi (aprile 2019) realizzò gol a grappoli contro il Cittadella: a segno al 6', al 59' e al 71', due volte di testa, poi di destro dall'area piccola. La tripletta gli permise di portare a casa il pallone della vittoria, come Guazzo contro la Vigor Lamezia in Seconda Divisione ma soprattutto come i pionieri granata Willy Kargus e Angelo Cassano, rispettivamente nel 1924-25 e 1927-28, poi Antonio Valese, Vincenzo Margiotta (più volte), Dalfin e, tra gli altri, Massagrande, Miguel Vitulano, Gabriele Messina, Giovanni Zaccaro, Giovanni Pisano, Marco Di Vaio. Nella stagione che avrebbe potuto anche portarlo lontano dalla Salernitana (contratto fino al 2022, richiesto in estate da Pordenone, Hellas Verona e Spal), Djuric è diventato il punto fermo dell'attacco e Ventura se ne priva solo per necessità. Contro la Juve Stabia gli ha concesso tregua, dopo tre partite consecutive e il gol contro il Pisa. Ha di nuovo timbrato il cartellino con un colpo di testa imperioso ad Ascoli, riaprendo i giochi, troppo tardi. Un girone fa, proprio contro il Cittadella il 7 dicembre, Djuric si sbloccò, portò in vantaggio la Salernitana. Tolse il tappo: nei successivi due mesi e mezzo, fino al 23 febbraio contro il Livorno, altri 7 gol in granata, legando al braccio anche la fascia del capitano.
GLI OBIETTIVI «Ora non deve fermarsi, i playoff sono un obiettivo ampiamente alla portata - dice il suo agente, Vittorio Sabbatini - Djuric non pensa al mercato, è concentrato sulla Salernitana, ha un contratto lungo, è contento e lotta per migliorare il suo score realizzativo". A quota 15, scatterebbe il terzo bonus. Conclude Sabbatini: "In un campionato senza continuità, caratteristica che manca un po' a tutti, la Salernitana fa in tempo a rientrare. I playoff poi saranno gare secche, spareggi e roulette ma non riesco ad immaginare la Salernitana lontana dalle prime otto posizioni, perché ci sono giocatori di valore e forse occorre solo un pizzico di autostima in più, di fiducia, consapevolezza di potere e sapere rendere al meglio. Mi aspettavo questa esplosione di Djuric: se sfrutta il terzo tempo, diventa micidiale. È determinato a completare la stagione al massimo delle potenzialità, così come l'ha cominciata. Prima i playoff, poi la convocazione in Nazionale, che non dovrebbe sfuggirci".
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