Cade a pezzi lo stadio Vestuti. Ed è un colpo al cuore per la tifoseria granata, oltre che una sconfitta clamorosa per una classe poltiica che prospetta un Arechi di caratura internazionale senza mai essere riuscita a custodire un pezzo imprescindibile della storia della nostra città. Ecco quanto scrive con amarezza sui social Gerardo Soglia:

"Il Vestuti non è solo uno stadio. È un frammento della nostra civiltà, un luogo che ha custodito sogni, passioni, storie collettive. Il suo abbandono è un fatto simbolico: è il segno di come una comunità rischi di smarrire la memoria di sé stessa. Nell’antica Grecia, la polis non era solo la città: era l’anima della comunità, era il luogo dove ogni pietra, ogni tempio, ogni spazio pubblico aveva un valore estetico ed etico insieme. La bellezza non era un ornamento, ma la forma visibile della civiltà. Oggi, il degrado del Vestuti non è solo un danno sportivo o urbanistico, ma è una ferita inferta al nostro essere cittadini, al nostro rapporto con il bello.

Essere cives significa assumersi la responsabilità della città, custodire i suoi simboli, non accettare che diventino ruderi dimenticati. Il bello, in questo senso, non è lusso o vezzo: è radice, è dignità, è ciò che ci lega come comunità e ci permette di riconoscerci in uno stesso orizzonte. Per questo, il degrado in cui versa il Vestuti deve interrogarci. Non tanto per la nostalgia, ma perché ci rivela quanto la nostra epoca rischi di sacrificare la memoria, l’estetica, la cultura, sull’altare dell’indifferenza. Una città che perde il senso del bello è una città che perde la sua anima.

Il bello deve tornare a pervadere i nostri spazi, le nostre strade, i nostri monumenti. Solo così possiamo essere all’altezza della nostra storia e guardare al futuro con vera forza. Perché senza il bello, non c’è civiltà".

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 31 agosto 2025 alle 14:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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