Senza la tensione delle partite e a mente fredda diventa più facile analizzare quello che è stato il percorso della Salernitana in questa prima parte di stagione. Una stagione in cui non ci siamo fatti mancare proprio nulla. Dal trionfo per 3-1 a Roma sotto gli occhi di Lotito alla sconfitta interna con un Lecce ampiamente alla portata passando per lo storico 2-2 dello Stadium, il pari di Udine e un finale di 2022 scadente che ha portato in dote un solo punto, 7 gol subiti e prestazioni a tratti imbarazzanti. Qualcuno si chiede: qual è la vera Salernitana? Quella che va all'Olimpico, con qualche defezione e senza il supporto dei tifosi e rimonta uno 0-1 dominando per 45 o quella abulica, senza idee e presa a pallonate dal Monza? Probabilmente la verità sta nel mezzo. Questa squadra ha un undici titolare di buon livello, in grado di giocarsela alla pari con tutte e che ha comunque accumulato 10 punti di vantaggio sulla zona retrocessione.
L'assenza di alternative altrettanto valide in panchina e l'integralismo di Nicola, tuttavia, ridimensionano quel sogno europeo sbandierato con troppa ingenuità (e spavalderia) dalla proprietà. Iervolino è nel mondo del calcio da meno di un anno e ci può stare che, sul piano della comunicazione, possa commettere qualche errore in totale buona fede. Ci mancherebbe. Ed è legittimo che un presidente che spende - e incassa - tanto puntando su una coppia gol che disputa i mondiali e su un centrocampo - teoricamente - di grossa qualità, voglia divertirsi e vincere partite su partite dopo aver rischiato la retrocessione fino al 95' di Salernitana-Udinese. Ma tutti gli addetti ai lavori e i personaggi di maggiore esperienza invitano il patron a restare con i piedi per terra evitando proclami e voli pindarici che diventano "pericolosi" in una piazza che si gasa facilmente, ma che invece deve garantire spinta, entusiasmo ed equilibrio per garantirsi anzitutto il consolidamento in una categoria che, dal 1919 ad oggi, giammai ci aveva visto presenti ai nastri di partenza per due anni di fila. E occorreranno anche rinforzi adeguati, magari già entro l'esordio contro il Milan o, al massimo, per la gara col Torino che appare l'unica alla portata in un gennaio di fuoco e che molto deciderà delle sorti granata. L'infortunio di Mazzocchi obbliga il club a investire anche su un esterno destro, sarebbe anche ingiusto ora attribuire una responsabilità enorme a Sambia dopo tre mesi di esclusioni e bocciature. Tutti speriamo che "Pako" possa tornare quanto prima a disposizione, ma la storia insegna che i tempi di recupero sono totalmente imprevedibili e non si possono correre rischi. C'è di meglio rispetto a Venuti, con tutto il rispetto. In mediana serve come il pane un vice Coulibaly, forse anche una mezzala dai piedi buoni stante l'avvio deludente di Vilhena.
A sinistra il solo Bradaric non basta, tutt'altro, chi vi scrive ha detto sin dall'estate che il problema fosse la difesa e che 3-4 giovanotti di belle speranze erano lusso che la Salernitana, reduce da 80 gol incassati in 38 partite, non poteva permettersi. E infatti, con gli infortuni di Fazio e Gyomber (uno in avanti con gli anni, l'altro ancora incomprensibilmente in scadenza di contratto), è tornata la retroguardia colabrodo di un anno fa.N essuno vuol mettere in discussione il valore dei singoli, ci mancherebbe. Qualcuno ha anche potenzialità interessanti e Bronn è uno che ha ben figurato all'esordio mondiale. Ma a gennaio bisognerà intervenire, ragionando poi sull'attacco. Bonazzoli è un bomber, Dia e Piatek non si discutono, Botheim è giovane di prospettiva che, in ambito europeo, mise sotto la difesa della Roma. Serve davvero un'altra punta o c'è un potenziale inespresso per un gioco lento e prevedibile? In fondo se si torna a parlare di Djuric si ammette implicitamente che il "calcio champagne e spettacolare senza affidarsi ai lanci lunghi" è progetto già riposto nel cassetto.
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