C'è un dato che racconta questa Salernitana più di ogni altra statistica: la capacità di vincere di misura, spesso al cardiopalma, sempre sul filo del rasoio. Una caratteristica che divide i tifosi granata tra chi vi legge la maturità di una squadra vincente e chi invece intravede i segnali di una fragilità che potrebbe costare cara nel momento decisivo della stagione.
Guardiamo i numeri: troppo spesso la Salernitana ha portato a casa i tre punti con il minimo scarto, soffrendo fino all'ultimo secondo, rischiando di vanificare in un attimo novanta minuti di sacrificio. Non è un caso isolato, è un pattern che si ripete con una costanza che non può essere liquidata come semplice casualità. È il DNA di questa squadra, nel bene e nel male.
Il cinismo che serve
Partiamo dal bicchiere mezzo pieno, perché sarebbe ingeneroso non riconoscere il valore di chi sa soffrire e portare a casa il risultato. Le grandi squadre, quelle destinate a vincere i campionati, sono spesso maestre nell'arte del risultato sporco. Sanno quando abbassare il baricentro, quando controllare il gioco senza brillare, quando difendere con le unghie e con i denti un vantaggio minimo ma prezioso.
E la mentalità, in un campionato lungo e logorante come quello di Serie C, dove ogni domenica devi scendere in campo con la stessa fame dell'avversario che gioca la partita della vita contro di te, può valere quanto il talento. Forse anche di più.
Ma il cinismo basta?
Eppure, c'è un rovescio della medaglia che non può essere ignorato. Vincere sempre di misura significa camminare costantemente sul bordo del precipizio. Significa che un episodio sfavorevole, un errore arbitrale, una distrazione difensiva o semplicemente la giornata storta del tuo attaccante possono trasformare una vittoria in un pareggio, o peggio ancora in una sconfitta.
Non puoi costruire una cavalcata verso la Serie B confidando che ogni domenica ti giri dalla parte giusta. La fortuna è cieca, e prima o poi presenta il conto.
Il rebus dell'attacco
E qui si torna al nodo centrale della stagione granata: l'attacco. Se vinci sempre di misura è perché fai pochi gol. Se fai pochi gol è perché hai problemi in fase realizzativa. Inglese, dopo un avvio promettente, è scomparso dal radar per i suoi fastidi alla schiena. Ferrari sbaglia troppo sotto porta, anche se il suo dovere lo fa. Ferraris è sicuramente il più promettente, ma viene sacrificato da Raffaele in una posizione troppo lontana dalla porta, esponendolo così ai micidiali falli degli avversari.
Il mercato come spartiacque
Ma la mentalità non basta se poi al mercato ci si presenta con le mani legate. Serve un attaccante di qualità, un bomber vero, uno che quando riceve palla in area la mette dentro con continuità. Perché gli scontri diretti con Catania e Benevento hanno detto una verità scomoda: siamo stati surclassati. Le due corazzate del girone sono oggettivamente più forti di noi in questo momento, e non stanno certo a guardare: si stanno rinforzando ulteriormente, investendo con ambizione per chiudere i giochi in anticipo.
In questo scenario, non è possibile sperare che Faggiano, pur con tutta la sua riconosciuta bravura e capacità di lavorare con budget limitati, possa fare miracoli puntando solo su scambi e calciatori fuori rosa. L'abbiamo già visto nelle due precedenti campagne acquisti invernali: questo approccio ha decretato altrettanti fallimenti sportivi. Gli errori vanno riconosciuti per non ripeterli. La Salernitana ha bisogno di un investimento vero, concreto, su un attaccante che faccia la differenza. Non un nome di riserva pescato dal mercato degli scontenti, ma un profilo che possa cambiare gli equilibri, che faccia tremare le difese avversarie, che trasformi quelle vittorie sofferte in successi più rotondi e convincenti.
Senza questo salto di qualità in attacco, il cinismo tattico resterà una necessità dettata dai limiti, non una scelta strategica. E contro Catania e Benevento, non potrà bastare e i limiti si pagano cari.
I tifosi granata hanno sofferto abbastanza in questi anni. Meritano una promozione costruita con solidità, non conquistata col cardiopalma ogni domenica. Il cinismo va bene, ma solo se accompagnato dalla qualità.
Solo così la Salernitana potrà davvero tornare immediatamente dove merita: in Serie B.
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