Al 'De Simone' la Salernitana inaugura il girone di ritorno nel modo più doloroso possibile, incassando una sconfitta che va ben oltre il 3-1 finale. Contro il Siracusa non è mancato solo il risultato, è mancata soprattutto la sensazione di essere una squadra pronta, mentalmente e caratterialmente, ad affrontare una fase cruciale della stagione.
Il problema non è il singolo gol preso a freddo, né l’ennesima disattenzione difensiva. Il problema è più profondo. È l’impressione, netta e inquietante, di una Salernitana che non ha mai davvero preso possesso della partita, che ha subito ritmo, aggressività e organizzazione dell’avversario senza riuscire a opporre una risposta collettiva. Quando l’atteggiamento è sbagliato dall’inizio alla fine, non si può parlare di episodi bisogna guardare in faccia la realtà.
E la realtà dice che le avvisaglie c’erano già. Le vittorie strappate con fatica contro Picerno e Foggia (ma anche tutte le precedenti arrivate sempre con un solo gol di scarto) avevano mascherato solo in parte i limiti di una squadra che faticava a imporre il proprio gioco e a trasmettere solidità. A Siracusa serviva una prova di forza, una presa di posizione chiara. È arrivato invece un passo indietro, forse il più preoccupante, perché accompagnato da confusione tattica, poca aggressività e fragilità mentale.
In questi casi, sarebbe troppo semplice puntare il dito solo contro l’allenatore o contro i singoli. La responsabilità è diffusa. I calciatori, chiamati a dimostrare personalità e fame, non hanno risposto presente. Lo staff tecnico non è riuscito a preparare una gara che richiedeva attenzione e ferocia agonistica. L’area sportiva, infine, deve interrogarsi sulla reale consistenza di una rosa che appare incompleta e sbilanciata in alcuni reparti.
Se l’obiettivo dichiarato resta la Serie B, allora è il momento di passare dalle intenzioni ai fatti. Non bastano più le parole, né le rassicurazioni di rito. Servono interventi immediati e mirati, innesti di categoria, giocatori pronti a incidere subito, non scommesse da aspettare. Il tempo, in una classifica così corta e feroce, non è un alleato.
E poi c’è il tema più ampio, quello societario. La proprietà, con il patron Danilo Iervolino, e la direzione sportiva guidata da Daniele Faggiano devono chiarire senza ambiguità quale strada intendano percorrere. Puntare davvero in alto significa assumersi responsabilità, investire quando serve e correggere il tiro senza esitazioni. Ogni tentennamento rischia di trasformare una stagione ambiziosa in un’occasione sprecata. La piazza di Salerno non chiede miracoli, ma coerenza e concretezza. Vuole vedere una squadra che lotta, una società presente e una visione chiara. Il campo di Siracusa ha lanciato un segnale forte. Ignorarlo sarebbe l’errore più grande.
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