Domani si gioca Cavese-Salernitana e non è solo una partita è una ferita che pulsa, è orgoglio, è appartenenza che si misura negli sguardi.

Il Simonetta Lamberti – come scrive la pagina Facebook “Romanticismo Ultras” – è quasi esaurito, l’aria è già elettrica ma prima dei cori, prima delle bandiere, prima delle tensioni il nostro pensiero non può che andare a queste due signore in foto. La signora Carmela, venuta a mancare nel 2024 all’età di 91 anni e Celeste, la “mamma degli ultras”, venuta a mancare nel 2025 all’età di 85 anni.

Le vogliamo ricordare così. Abbracciate, insieme perché se i colori e le rivalità dividono, loro ci hanno insegnato cosa significa amare. Amare una città, amare una maglia, amare una fede che non conosce età, freddo, categoria o distanza.

Carmela era la Cavese, novantuno anni e nessuna domenica normale. Presente ovunque sia in casa che in trasferta quando la curva gli dedicava il coro : “signora Carmela eh eh oh oh lei si alzò in piedi, con quella forza che non veniva dal corpo ma dal cuore, e disse: “Non guardate me, guardate i ragazzi in campo!” Perché lei non voleva essere simbolo, voleva essere sostegno, voleva essere appartenenza.

“Forza Aquilotti!” lo diceva a chiunque incontrasse, per strada come allo stadio e quando le chiedevano come facesse a esserci sempre, rispondeva semplicemente: “La Cavese è la mia vita.” Poi il tamburo, quel colpo secco che teneva “Battete li forte!” urlava ai giocatori e quando qualcuno le domandava dove trovasse ancora la forza, sorrideva: “È il cuore a far muovere le braccia.” Quando la signora Carmela ci lasciò, la Curva Sud Catello Mari le dedicò un’intera coreografia, non uno striscione qualsiasi, non un minuto distratto, Un’intera coreografia per dire grazie a una donna che aveva fatto della Cavese la sua vita.

Dall’altra parte Celeste “La mamma degli ultras”. Sessant’anni di Curva Sud dalla Serie D alla Serie A, sempre lì. Fondatrice de “Le Fedelissime”. Orgogliosa di aver sempre pagato il biglietto, perché voleva sentirsi libera di amare e di contestare. Il suo modo di parlare era semplice, diretto, materno.

“Figlio mio” diceva a ogni ragazzo della curva, indipendentemente dall’età.“La mentalità non ha età” perché per lei l’ultras non invecchia, l’ultras resta. “La Salernitana mi fa sentire più giovane”. Perché lo stadio era la sua cura contro il tempo e poi quella frase che è diventata identità: “La Salernitana è femmina e non si molla mai“. Ecco chi era Celeste, non un volto televisivo, non una fotografia iconica ma una presenza vera. Una madre di curva,una radice granata.

Carmela e Celeste non hanno mai tifato contro qualcuno hanno solo tifato per qualcosa. E in tutto questo, domani, la trasferta sarà vietata ai tifosi salernitani. Un settore vuoto, un silenzio imposto, un pezzo di derby che mancherà. Ma se c’è una cosa che Carmela e Celeste ci hanno insegnato è che il calcio senza gente non è calcio. Che una curva non è un accessorio. È anima.

Loro, da lassù, non avrebbero voluto barriere, non avrebbero voluto cancelli chiusi, avrebbero voluto cori che si rispondono, voci che si sfidano, colori che si guardano negli occhi. Perché sapevano bene che senza cori non c’è battito, senza il settore ospiti non c’è equilibrio, senza rivalità non c’è derby. Carmela viveva per sentire il rumore della sua curva, celeste si nutriva del confronto sempre vero, sempre presente. E forse, proprio da lassù, le immagino guardare il campo e pensare la stessa cosa: Il derby è fatto di due voci ,e quando una manca, non è vittoria.

È mancanza, è sconfitta dell’amore e della passione le stesse che ci hanno insegnato la signora Carmela e celeste la mamma degli ultras. CARMELA & CELESTE

TRASFERTE LIBERE

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 13 febbraio 2026 alle 18:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Gaetano Ferraiuolo
Caporedattore dal 2024
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