Dalle stelle alle stalle il passo è stato breve. Perchè, a gennaio 2022, tutti avevamo la sensazione di essere entrati in una nuova dimensione. Presidente facoltoso, parole al miele verso i tifosi dopo anni di rinfacci con tanto di restituzione dei palloni, un totem come Sabatini al timone e quella salvezza del 7% che spinse i bambini a scendere in strada con la maglia della Salernitana e non con quella dei campioni della A.
Sembra passata una vita da quelle notti magiche, dai cuoricini sotto la Sud, dal video di una famiglia esultante e dalla serata a Piazza della Concordia in cui si cantava "Portaci in Europa". Oggi il popolo salernitano, metabolizzata una retrocessione sportivamente parlando vergognosa, è di nuovo costretto a riascoltare termini come due diligence, controllo dei bilanci, offerta vincolante, proposta congrua, cedere prima di acquistare e autofinanziamento.
Manco fossimo ai tempi dei trust o con il Lombardi di turno. Il ridimensionamento, già in atto da tempo, rischia di sfociare in qualcosa di ancora più clamoroso, con un fondo americano che potrebbe affiancare Iervolino in attesa che si rientri in pieno delle spese sostenute (tra paracadute, cessioni, riscatti, diritti tv e botteghino si supereranno i 40 milioni di euro!) e che si possa materializzare la vendita vera e propria. Il tutto in un ambiente anestetizzato e che, forse colpevolmente, ha vissuto questo dramma sportivo con apparente disincanto.
Certo, chiudere con una scenografia di quel genere e tanti bambini in curva a cantare è una lezione di stile e di vita non indifferente. Ma, forse, una contestazione civile o una presa di posizione nei confronti della proprietà poteva essere altrettanto utile. Perchè siamo al 18 giugno, tra meno di un mese si parte per il ritiro e non sappiamo ancora chi sarà il presidente della Salernitana, con quale entusiasmo resterebbe Iervolino e chi sarà la guida tecnica.
E se la sostenibilità è il nuovo cavallo di battaglia, è legittimo far presente che il doppio salto all'indietro è triste eventualità da scongiurare: per introiti, potenzialità economiche di Iervolino e debito morale nei confronti della piazza, ci sarebbe l'obbligo di allestire da subito una rosa super competitiva, che possa giocarsela con squadre del calibro di Bari, Sassuolo, Frosinone, Palermo, Spezia e Sampdoria che certo non staranno lì a guardare.
Lo abbiamo detto tante volte, lo ribadiamo: nulla giustifica un calo d'entusiasmo del genere da parte del presidente, uno che aveva conquistato la folla con i cuori sotto la Sud e le lacrime agli occhi quando parlava di Salernitana e che oggi si è trincerato dietro un silenzio assordante pur scusandosi martedì. Con un mese di ritardo. Eppure Iervolino avrebbe tutte le credenziali per tornare ad essere un presidente top, in grado di trasformare l'attuale legittimo scetticismo in applausi. C'è la volontà? Davvero chi prometteva l'Europa non ha le potenzialità per acquistare giocatori top per la categoria?
Se Salerno oggi è sportivamente parlando affranta, non è colpa della retrocessione, del record negativo di punti, di un gruppo pessimo e che speriamo di non rivedere mai più all'Arechi e della fine di un sogno partito da Budoni e arrivato a San Siro.
C'è scoramento perchè, dopo decenni di fallimenti, presidenti senza soldi, patron vincenti ma distaccati, sceneggiate italo-americane e colletta per organizzare le trasferte, si pensava d'aver trovato un imprenditore in grado di scrivere una nuova pagina di storia, di aprire un ciclo vincente sul modello dell'Atalanta di altre realtà meno passionali, ma evidentemente più fortunate di Salerno.
Dalle stelle alle stalle, con la paura di toccare il fondo. Peccato, davvero peccato. Ma ci vorrebbe pochissimo per riaprirlo, questo libro, e ricominciare a scriverla una storia che non può finire così. Petrachi è un buon inizio.
Consentiteci una chiosa dedicata a Gianni. Non si scade nella retorica quando si afferma che oggi Salerno perde un grande uomo, un super tifoso, un professionista straordinario, un combattente, un amico di tutti, un personaggio che metteva sè stesso a disposizione degli altri e che, fino all'ultimo respiro, ha dedicato un pensiero agli amici, ai parenti, alla sua Salernitana. Dalle 19:20 di un tristissimo lunedì 17 giugno siamo tutti più soli, più poveri, più tristi. E, in fondo, per l'editoriale di oggi sarebbero bastate queste ultime righe. Perchè, da qualche ora a questa parte, ci sembra tutto tremendamente inutile. Ti vogliamo bene!
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