Mai banale e sempre profondo e intelligente nelle sue dichiarazioni, il tecnico della Juve Stabia Fabio Caserta è intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoSalernitana per analizzare il momento di difficoltà vissuto dal calcio italiano e da uno sport che rischia definitivamente di "scoppiare" qualora non si troverà un'adeguata soluzione in tempi rapidi. Ecco il comprensibile campanello d'allarme che il mister ha fatto suonare dando seguito alle parole del presidente Manniello e della dirigenza partenopea: “E’difficile riprendere il campionato. I calciatori sono fermi da inizio marzo, ancora oggi non ci sanno dire quando e se potremo ricominciare e perderemo almeno altri due mesi tra decisioni e necessità di fare una sorta di ritiro-bis. Ci siamo fermati con guanti e sciarpe, potremo ritrovarci a maniche corte. Nemmeno nel periodo estivo c’è uno stop di 90 giorni, è una situazione estremamente complicata. Come lo programmi un allenamento? Ci sono dieci partite da fare, non un intero campionato, e bisogna essere bravi ad attaccare la spina. Un qualcosa di inimmaginabile”.
“Non è così facile stoppare un campionato" prosegue il tecnico gialloblu "Spero di riprendere a breve, ma fermare una macchina come il calcio è difficile. Anzitutto viene la salute degli italiani e siamo tutti d’accordo, vorrei ricordare che i calciatori non sono immuni e vivono di contatto fisico. Non so quale sia la soluzione, c’è una totale incertezza che, per certi aspetti, è comprensibile perché è un qualcosa di nuovo per tutti. Sia un momento di riflessione specialmente per il dramma reale che stiamo vivendo. Ci sarà tempo per parlare di sport e di calcio”.
Caserta si addentra in un'analisi a 360° invitando la politica ad assumersi le proprie responsabilità in tempi ragionevolmente brevi: "Mi godo la famiglia e i bambini, faccio il papà 24 ore su 24 e cerco di fare quanto non è possibile durante la stagione. Il calcio manca, è innegabile. Da decenni faccio parte di questo mondo e non avrei mai potuto pensare ad un dramma di questa portata. Anche il mio stato d’animo è altalenante: un giorno i numeri di inducono ad avere una minima speranza, il giorno dopo c’è un aumento di decessi e di contagi. Le regioni smentiscono i Governi, sembra quasi non ci sia una via d’uscita. Non bisogna pensare all’appartenenza politica, tutti devono essere uniti verso l’obiettivo. Dai discorsi, però, capisci subito se sono schierati a destra o sinistra: questo clima non aiuta. Ma avete visto cosa sta succedendo in Calabria? C’è chi apre e c’è chi chiude, il cittadino come deve comportarsi. Mia madre e le mie sorelle non sanno cosa fare”.
Non manca un altro messaggio anche a chi pensa che basterà un richiamo di preparazione per garantire la regolarità della stagione: “I calciatori non sono dei robot, non basta attaccare una presa per partite. Sono esseri umani, con situazioni personali e familiari che vanno rispettate. C’è paura, non sai cosa ti aspetta e hai sempre l’ansia di creare dei problemi a chi ami. Bisogna lavorare sul fisico, ma soprattutto sulla testa. Via Skype cerchiamo di coordinarci, ma soprattutto di rasserenarli e rappresentare un punto di riferimento in un contesto di confusione indipendente dalla nostra volontà. E’ il discorso di prima: Spadafora dice una cosa, le Leghe vanno in direzione opposta. A mio parere si poteva riformare il calcio e prendere provvedimenti. Dove sta il piano B se non si riparte? Non è più sostenibile il calcio, mi preoccuperei più del futuro che della ripartenza di questo campionato. Sono emerse problematiche incredibili, sottovalutarle sarebbe un errore clamoroso”.
Infine sulle tante ipotesi fatte dalle autorità per chiudere i campionati: “A prescindere dalla mia opinione è chiaro che qualcosa bisognerà fare. E’ una situazione talmente complessa che è impossibile immaginare di accontentare tutti, gli scontenti ci saranno. E’ il momento opportuno per modificare tutto, nessuno vuole prendersi una responsabilità e c’è lo scaricabarile che alimenta tensioni e paure. Non è facile, me ne rendo perfettamente conto, ma c’è chi viene pagato per decidere e deve uscire allo scoperto. Sbrigandosi, ovviamente. L’unica cosa giusta è la promozione del Benevento in serie A, ha 20 punti di vantaggio sulla terza e sarebbe una ingiustizia in caso di annullamento del campionato. Hanno stracciato il campionato, devono fare la A. Quanto alla seconda, alla terza e ai playoff vediamo, ma a questo punto avrebbe più senso concludere il campionato. Non tocca a me decidere”.
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