“La Salernitana è una squadra solida, che può rimanere in alto fino alla fine del campionato. In pochi rimarcano quanto stia pesando l’assenza del pubblico, quando tutte le cose vanno per il verso giusto avverti davvero la sensazione di giocare in dodici. Castori è un allenatore di grande esperienza, bene ha fatto la dirigenza a puntare su Tutino che attacca gli spazi proprio come chiede il tecnico. Secondo me, acquisendo consapevolezza dei suoi mezzi, è un calciatore che può ambire alla massima categoria. Non bisogna sottovalutare le difficoltà del calcio che convive col Covid. C’è sempre la paura di perdere qualche calciatore dopo il giro di tamponi, se non hai un piano B e una organizzazione perfetta rischi di pagarlo a caro prezzo. Evidentemente la Salernitana si sta ben comportando anche sotto questo aspetto. Ci può stare un periodo in cui si vince di meno, anche lì ci sono stati alcuni passaggi a vuoto, ma le prestazioni saranno sempre molto combattive. E’ una squadra che non si arrende mai, che vive dell’empatia del proprio allenatore. Venderanno cara la pelle, è un peccato che la gente non possa essere allo stadio. L’Arechi sa dare una spinta importantissima, quando si gioca in casa c’è un sostegno fuori dal comune”. Così il tecnico Angelo Gregucci ai microfoni di TuttoSalernitana durante la trasmissione SeiGranata.

Si parla poi in generale del calcio attuale: “Dire che questo momento è complicato corrisponde al vero. Ho sempre sognato un calcio di condivisione, vissuto nel rispetto dei ruoli. Mi piace coinvolgere tutti attraverso un’unica visione, che dia la possibilità ai giovani di esprimersi. Anche sbagliando, ma fa parte del percorso di crescita. Noi dobbiamo allenare non solo il calciatore, ma anche l’uomo del futuro. Altrimenti, senza una moralità, non resti a certi livelli ma sei uno di passaggio. Nei tempi moderni mancano tante cose, anche il nostro movimento ha contribuito in modo negativo. Tra le leghe europee siamo quella che sfrutta meno i talenti del vivaio, comparse che non determinano quasi nulla. Il senso d’appartenenza dovrebbe tornare alla base di ogni società calcistica, devi capire che dietro quella maglia c’è l’amore della gente e la storia di una città. O capisci queste dinamiche o affondi e non riemergi più. Qualunque sia l’obiettivo non deve mai mancare la professionalità nel lavoro quotidiano, i risultati non sono mai frutto del caso. Ci si riempie la bocca parlando di progetti, ma un allenatore e uno staff non hanno quasi mai il tempo di incidere. In serie A le squadre che sono emerse sono quelle che hanno lo stesso mister, uno zoccolo duro consolidato e un contesto in cui partecipano tutti. Mi vengono in mente Lazio e Atalanta, tanto per fare un esempio”.

Sezione: Esclusive TS / Data: Gio 04 marzo 2021 alle 18:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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