La curva sud dice primo obiettivo acquistare o confermare uomini veri che lottano e onorano la maglia. L'ultima partita in casa è (per fortuna) finalmente arrivata, e pensare che, all'uscita dei calendari, questa gara era cerchiata in rosso come possibile match infuocato da dentro o fuori per la salvezza. Di rosso, invece, stasera all'Arechi vi era soltanto il bilancio sportivo della Salernitana, che veleggia a vele spiegate verso il temuto (si fa per dire) record negativo di punti in serie A. Almeno la Bersagliera potrà dire di essere stata democratica nel suo essere munifica e generosa con tutte le squadre ospitate nel principe degli stadi: punti elargiti a tutte fuorché alla Lazio degli ex Lotito e Fabiani.
Il Verona della premiata coppia Sogliano-Baroni, oggetto dei desideri proibiti di svariati club di massima serie e di cadetteria, a dire il vero si è salvata, oltre che per l'essere inermi dei granata di Colantuono, anche per propri meriti, avendo dimostrato alla piazza salernitana cosa significhi giocare con il sangue agli occhi e mangiarsi l'erba. Nella prima frazione di gioco la partita in pratica non vi è stata, si è giocato ad una sola porta, quella difesa da Fiorillo, con i padroni di casa incapaci di fare tre passaggi consecutivi e di oltrepassare la metà campo, surclassati da avversari che avevano un altro passo, altro ritmo e ben altra determinazione. Gli scaligeri hanno messo subito in chiaro le cose, partendo forte ed indirizzando la partita, che, non a caso, era praticamente già chiusa all'intervallo grazie alle prodezze di Suslov e Folorunsho, i migliori tra gli uomini di Baroni.
La Salernitana è d'incanto tornata quella svuotata e senza anima di svariate non esibizioni casalinghe, sarà perché il nome del Verona, come quello di Frosinone e Sassuolo, non tira? Le motivazioni viste all'Allianz Stadium di Torino solo una settimana fa contro la Juventus e la buona partita disputata all'Arechi contro l'europea Atalanta di Gasperini sono già un sbiadito ricordo e i calciatori con il cavalluccio marino sul petto hanno confermato di non trarre motivazioni alcune dalla maglia che indossano e da uno stadio capace di portare molti spettatori ad assistere a gare inutili per la classifica. Mettersi in bella mostra contro i bergamaschi e contro la Juventus, magari per guadagnare un ingaggio e dimostrare di valere la A, non può che acuire i rimpianti e la rabbia per ciò che avrebbe potuto e dovuto essere e non è stato.
Vedere un Coulibaly, per fare un nome, fantasma di se stesso, vagare per il campo in tutti i primi 45 minuti fa male agli occhi e pure al cuore, contemplare un inutile Weismann, per fare un altro nome, porta a farsi una domanda: perché non Fusco dall'inizio che almeno la maglia fa di tutto per onorarla? Un solo debutto di ragazzini terribili dalle belle speranze è troppo poco, soprattutto se il pubblico deve assistere a spettacoli pietosi offerti da atleti di nome e potenzialità che non vedono l'ora di andare in vacanza e lasciare Salerno. Il finalino lo merita senza dubbio ancora una volta Antonio Candreva, campione e professionista che ci mette sempre per primo la faccia e sprona i compagni a farlo.
Fantantonio sotto la curva sud a parlare faccia a faccia con gli ultras è forse l'unica cosa degna di menzione in questa gara della Salernitana. Chissà se gli ultras gli avranno chiesto di dimostrare attaccamento restando in granata il prossimo anno, in ogni caso l'ex Inter e Lazio sarebbe uno dei pochi da tenere in considerazione e che, volendolo ambedue le parti, potrebbe sfuggire ad un doveroso repulisti invocato a voce e a suon di striscioni dalla curva sud siberiano.
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