«Ho preso la Lazio al funerale, ho fermato il funerale, e ho portato la società in condizione di coma ancora irreversibile, spero di riuscire a renderlo reversibile, ma non è un compito semplice». Era il 19 luglio 2004 quando Claudio Lotito, con queste parole, diede il via alla sua gestione della Lazio. Il club biancoceleste, come lo stesso patron ama ricordare, era ad un passo dal fallimento, considerando l’estrema difficoltà finanziaria legata agli ultimi anni dell’era Cragnotti: il tutto mentre era in atto la grande fuga, con una serie di addii e cessioni (dal tecnico Roberto Mancini a big come Hernan Crespo e Jaap Stam) per cercare di salvare il salvabile. L’intervento dell’imprenditore, allora noto per le sue società attive nelle pulizie e vigilanza con seimila dipendenti, evitò guai peggiori, con la Serie B e lo spettro del fallimento alle porte. «Sono pronto per portare avanti questa sfida. È il più bel giorno della mia vita da imprenditore», furono le sue prime parole dopo l’acquisto di 18.268.506 azioni (pari al 26,9% delle azioni del club biancoceleste) per 18,2 milioni di euro che gli permisero di acquisire la maggioranza della società.
Il primo passo fu quello di stringere accordi con i debitori, a partire dai tesserati e dipendenti (che ricevettero il 45% degli stipendi tra luglio e giugno 2005 in 36 rate dall’1 luglio 2005) passando poi all’Agenzia delle Entrate: il 20 maggio 2005 infatti è stato firmato un accordo che ha permesso di rateizzare 108,8 milioni di debiti legati a Irpef e Iva, con una prima rata di 5,67 milioni seguita da 23 rate annuali di 5,65 milioni, con impatto anche a conto economico per 40 milioni. Lotito a poco a poco è salito fino all’attuale quota del 67% (spendendo circa 29 milioni tra il 2004 e il 2010 per l’acquisto di azioni passando anche dall’Opa non conclusa nel 2006), mentre la Lazio, passando indenne anche dallo scandalo Calciopoli, è riuscita a tornare a giocarsi le coppe.
Complessivamente finora l’epoca Lotito in termini economici vede un segno positivo in termini di bilancio (in attesa dei dati al 30 giugno 2024): dal 2004/05 al bilancio semestrale al 31 dicembre 2023, infatti, la Lazio ha registrato ricavi per 2,4 miliardi di euro, con un risultato netto aggregato positivo per poco più di 60 milioni di euro. Le cessioni, come dicevamo, sono state un punto rilevante: il 12% circa dei 2,4 miliardi di fatturato sono arrivati infatti dalle operazioni di mercato come quelle di Milinkovic-Savic, Keita e Felipe Anderson.
Non solo cessioni, però. Dai dati di bilancio, infatti, emerge che fino ad oggi complessivamente gli investimenti in cartellini da parte della Lazio di Lotito hanno toccato i 507 milioni di euro, con una media di circa 24 milioni annui, rispetto a cessioni per complessivi 373 milioni (media 18 milioni annui), con un differenziale quindi in media di circa 6 milioni di euro a stagione per quanto riguarda gli acquisti.
Nel frattempo, però, dandosi anche uno stipendio («obbligato dal regolamento Consob», ha spiegato intervistato da Report): per la prima volta nel 2019/20 ha infatti ricevuto un compenso lordo di 600mila euro come presidente, confermato nel 2020/21 prima di essere raddoppiato nel 2021/22 a 1,1 milioni di euro lordi, cifra rimasta tale anche nelle stagioni seguenti. Senza dimenticare anche le operazioni con le cosiddette parti correlate: non solo le sue aziende (che hanno generato ad esempio costi per il bilancio della Lazio per 6,64 milioni di euro nella stagione 2022/23, ultimi dati ufficiali), ma anche la Salernitana, che dalla società biancoceleste ha incassato ricavi per 42 milioni di euro prima della promozione in Serie A che ha obbligato Lotito a cedere il club campano.
Autore: Lorenzo Portanova
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