Se tre indizi fanno una prova, quattro rischiano di offrire una certezza schiacciante. La Salernitana negli scontri diretti si scioglie, a dirla con Pino Daniele, come un gelato all’equatore. Già, perché la formazione di Fabrizio Castori contro le principali candidate alla promozione diretta in serie A ha perso senza appello, senza mai dare la sensazione di potersela realmente giocare alla pari. Spesso colpita a freddo, tramortita sul nascere, così come i sogni di gloria granata, i calciatori con l’ippocampo sul petto non sono mai riusciti a entrare in partita nei big match disputati. Ad eccezione dei successi contro Chievo e Cittadella, formazioni che pure figurano attualmente nella griglia playoff e contro le quali sono arrivati due vittorie comunque bagnate da una buona dose di fortuna, la Salernitana si è dissolta praticamente dopo il fischio d’inizio al cospetto di avversari che si sono dimostrati superiori sotto ogni punto di vista, in particolare della qualità del gioco espresso. Certo, le reti subite sistematicamente in avvio non hanno aiutato, scompaginando di fatto il piano partita che spesso vede la Salernitana lasciare possesso palla e iniziativa all’avversario per provare a colpire in contropiede, costringendo così a cambiare atteggiamento dopo pochi minuti. Ma gli indizi iniziano a essere troppi per non certificare un rendimento da horror contro le prime della classe, a dispetto delle quali la Salernitana è spesso arrivata con più punti in classifica o con la possibilità di agganciare il primato, come ad esempio nella sfida di domenica a Empoli.
E invece, già a partire dalla prima sconfitta in campionato, quella del 6 ottobre contro la Spal, la truppa del cavalluccio marino non è durata nemmeno un tempo, colpita e affondata dalle reti di Valoti dopo appena 6’ e Di Francesco che pochi minuti prima dell’intervallo ha archiviato anzitempo la pratica. Impotenza apparsa nella sua evidenza anche contro il Brescia, che nonostante una classifica deficitaria resta una formazione con un organico e un monte ingaggi da primissime posizioni, contro la quale, i granata si sono ritrovati sotto di due reti dopo appena 20’. Nemmeno il generoso calcio rigore conquistato da Di Tacchio e realizzato da Tutino ha permesso di ritrovare il bandolo della matassa, anzi dopo un secondo tempo privo di sussulti è stato Bjarnason a chiudere definitivamente i conti. Vulnerabile, timida, impotente, i pareggi contro Lecce e Frosinone hanno dato un flebile segnale di vita, quantomeno sotto l’aspetto della tenuta difensiva, ma la Salernitana è si è riscoperta piccola contro le grandi nell’ultima gara dell’anno solare, contro il Monza di Boateng e Balotelli , che esattamente come fosse un copione scritto hanno messo la freccia dopo pochi minuti (Super Mario al 6’), chiudendo i conti poco prima dell’intervallo ( Barillà al 45’), lasciando in eredità una ripresa senza storia, ma soprattutto senza obiettivi, se non lottare per limitare il passivo. E anche a Empoli, alla ripresa del campionato dopo la sosta, la storia non è cambiata in meglio, anzi è invece arrivata la sconfitta più impietosa della stagione, la peggiore dell’era Lotito-Mezzaroma . Che ha lasciato l’idea di una Salernitana troppo piccola per tener testa alle grandi.
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