A distanza di dieci mesi dalla sua ultima partita a S.Siro (2-2 col Milan), "Mastantonio" - soprannome coniato dal compianto magazziniere granata Salvucci - ha deciso di rendere ufficiale ciò che molti sospettavano: appendere gli scarpini al chiodo. Lo ha fatto con un video sui social dove in sottofondo risuona l'eco dello stadio Arechi, con lo speaker Luca Scafuri che scandisce il suo nome dopo un gol. Una scelta non casuale, un tributo alla piazza che, più di altre, ha saputo apprezzare e valorizzare anche la fase crepuscolare di un campione.
IL PROFESSORE DELL'ARECHI
Quando nell'estate 2022 Candreva arrivò a Salerno, molti lo consideravano al capolinea. A 35 anni, dopo le esperienze con Inter e Sampdoria, sembrava destinato a un ruolo marginale in una squadra che puntava principalmente alla salvezza. Ma il "Professore" - altro soprannome guadagnato per la sua visione tattica - aveva altri piani.
Nelle sue 69 presenze in granata, Candreva ha lasciato un'impronta indelebile: 13 gol e 11 assist che raccontano solo parzialmente il suo contributo. Nel momento più delicato della storia recente della Salernitana, durante la seconda stagione in Serie A, è stato il suo sinistro a disegnare alcune delle traiettorie più belle viste all'Arechi. Come dimenticare quel capolavoro da 25 metri contro la Roma, un tiro a giro che si è infilato all'incrocio dei pali lasciando immobile Rui Patricio? O il rigore trasformato con freddezza glaciale nel recupero contro l'Udinese, tre punti fondamentali per la miracolosa salvezza?
"Candreva non corre, danza sul prato", commentò Paulo Sousa in una delle sue conferenze stampa. Il tecnico portoghese aveva costruito attorno a lui gran parte del gioco offensivo della squadra. Il binomio Sousa-Candreva ha rappresentato forse il punto più alto della Salernitana in Serie A, un connubio di esperienza e visione tattica che ha permesso ai granata di giocare un calcio spesso apprezzato anche dagli avversari.
LEADER SILENZIOSO
Chi ha frequentato gli spogliatoi della Salernitana racconta di un Candreva diverso dall'immagine pubblica. Non il divo, non la stella che pretende attenzioni, ma un professionista meticoloso e un mentore per i più giovani. Lo sa bene Loum Tchaouna, che proprio grazie ai consigli di Antonio ha trovato la sua dimensione in Serie A, guadagnandosi poi il trasferimento alla Lazio.
"Antonio era sempre l'ultimo ad andare via dagli allenamenti", racconta un membro dello staff tecnico della Salernitana. "Restava mezz'ora in più dei compagni per perfezionare i calci piazzati o semplicemente per curare la forma fisica. A 38 anni aveva la dedizione di un ragazzino agli esordi".
Un'etica del lavoro che ha applicato anche ai compagni di squadra: "Con Dia eravamo complementari", ha confidato Candreva durante una delle sue ultime interviste da calciatore. "Lui aveva l'esplosività che a me mancava, io la visione di gioco che lui stava sviluppando. Ci siamo trovati immediatamente".
IL SOGNO INFRANTO E IL NUOVO INIZIO
La retrocessione dell'ultima stagione è stata una ferita profonda per Candreva. Sei gol e sei assist non sono bastati per evitare un epilogo amaro. "Ho sentito di aver tradito una città intera", avrebbe confidato a un amico nelle settimane successive. Forse anche per questo ha cercato di prolungare la carriera, come rivela lui stesso, offrendosi persino alla sua Lazio per un ultimo giro di giostra. Un tentativo romantico, senza pretese, ma indicativo di quanto fosse difficile accettare la fine.
Ma ora un nuovo capitolo si apre. "Mi piacerebbe tantissimo fare l'allenatore", ha dichiarato recentemente. Non è difficile immaginarlo in panchina, con la stessa eleganza mostrata in campo. D'altronde, chi meglio di lui conosce i segreti del centrocampo italiano? Da Spalletti a Sousa, da Inzaghi a Conte, ha assorbito insegnamenti da alcuni dei migliori tecnici degli ultimi quindici anni.
IL LASCITO DI "MASTANTONIO"
Il vero testamento di Candreva non è racchiuso nei suoi 502 match in Serie A, né negli 85 gol segnati e i 100 assist nel massimo campionato. Non sta nemmeno nelle 64 apparizioni in Serie B o nelle maglie di Ternana, Udinese, Livorno, Juventus, Parma, Cesena, Lazio, Inter, Sampdoria, Salernitana e della Nazionale italiana che ha indossato. Il suo vero lascito è nella capacità di reinventarsi continuamente, adattandosi alle diverse fasi della carriera senza mai perdere la propria identità calcistica.
A Salerno lo ricorderanno come l'uomo dei momenti decisivi, il calciatore che ha creduto in un progetto quando molti lo avrebbero considerato un passo indietro. Per i tifosi granata resterà per sempre "Mastantonio", l'artefice di traiettorie impossibili, il veterano che ha insegnato ai più giovani cosa significhi essere professionisti fino all'ultimo giorno.
Di lui Paulo Sousa ha scritto su Instagram, "si può crescere a qualsiasi età", e Candreva ne è la prova vivente.
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