La svolta psicologica arriva a ridosso dello scontro decisivo di Marassi. Meglio tardi che mai.
Dopo mesi di torpore manageriale e decisioni tattiche discutibili, finalmente il patron Danilo Iervolino sembra aver aperto gli occhi sull'evidenza che avevo sottolineato da tempo con diversi articoli: la Salernitana non soffriva solo di problemi tecnici, ma soprattutto di un blocco mentale che aveva trasformato calciatori di buon livello in ombre tremanti sul rettangolo verde.
Con la classifica che piange – 39 punti e quartultimo posto, con la Sampdoria che domani sera attenderà i granata in un Marassi che si preannuncia infuocato – Iervolino ha deciso di giocare la carta che avevamo suggerito mesi fa: l'ingaggio di un mental coach (la scelta è ricaduta su Sandro Corapi) per ricostruire quell'impalcatura psicologica crollata sotto il peso di una stagione disastrosa.
Il nostro grido inascoltato
"La mente è il campo da gioco più importante. E su quel campo, anche le partite apparentemente perse possono essere ribaltate", scrivevo su queste pagine a marzo, quando la situazione, pur critica, lasciava maggiori margini di manovra. Parole che evidentemente hanno fatto breccia, seppur con colpevole ritardo, forse anche grazie all’arrivo dell’esperto Pasquale Marino, nella mente del numero uno della società granata.
Iervolino, dopo aver messo sul piatto un lauto premio salvezza per stimolare la squadra – anche questo avevamo suggerito – ha finalmente compreso che gli euro non bastano a curare anime calcistiche in crisi d'identità. Servono strumenti più sofisticati, quelli che solo un mental coach professionista può fornire.
La scienza dietro il mental coaching
Chi vi scrive, proprio per il suo ruolo di coach, può testimoniare come l'aspetto psicologico sia determinante soprattutto nei momenti di difficoltà. Quando una squadra entra in spirali negative, si innescano meccanismi inconsci che sabotano anche i gesti tecnici più elementari: passaggi sbagliati, letture difensive errate, conclusioni imprecise.
Non si tratta di infondere nei calciatori motivazione superficiali con un discorso pre-partita – ma di un lavoro profondo sui meccanismi cognitivi degli atleti. Tecniche di visualizzazione, gestione dell'ansia da prestazione, costruzione di una resilienza collettiva capace di trasformare le avversità in opportunità.
Meglio tardi che mai, ma che ritardo!
La mossa di Iervolino, per quanto apprezzabile, porta con sé l'amaro sapore del "troppo poco, troppo tardi". Se questo intervento fosse stato attuato a marzo, quando dalle nostre colonne ne sottolineavamo l'urgenza, oggi potremmo parlare di una Salernitana con ben altra classifica.
Invece, il percorso di risalita mentale dovrà compiersi in poche settimane, con l'acqua alla gola e la necessità di risultati immediati. Un compito titanico anche per il miglior mental coach del mondo. Oltre alla bravura di mister Marino . . . servirà anche il ricorso all’acqua santa di don Roberto Faccenda.
Un segnale ai tifosi
C'è però un risvolto positivo in questa vicenda: Iervolino dimostra di non aver abbandonato il progetto Salernitana e, fatto ancora più importante, di essere aperto all'ascolto. Le nostre analisi, quelle di chi vive quotidianamente le vicende granata con passione e competenza, non cadono nel vuoto.
La sfida di Marassi: mente oltre l'ostacolo
Domani sera, in quell'arena infernale che sarà lo stadio Luigi Ferraris, speriamo di vedere gli effetti di questa terapia d'urto psicologica. La Sampdoria, a quota 37 punti, è un'avversaria ferita e per questo ancora più pericolosa. Chi vincerà farà un passo decisivo verso la salvezza, chi perderà sprofonderà nell’inferno della serie C.
I tifosi granata che seguiranno la squadra in Liguria dovranno trasformarsi anch'essi in mental coach, trasmettendo energia positiva invece che la comprensibile ansia che attanaglia l'ambiente.
Il "miracolo sportivo" è ancora possibile, anche se la strada è in salita. Con solo due giornate rimanenti, due scontri diretti da vincere a tutti i costi, la Salernitana ha bisogno di quella scintilla mentale che può trasformare gli undici giocatori in un gruppo capace di imprese.
Perché, come scrivevamo a marzo e ripetiamo oggi: "La Serie C è un incubo, ma la vera sconfitta sarebbe scendere senza averci nemmeno provato".
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