Non è retorica, né nostalgia spicciola. È cronaca di una storia d'amore mai del tutto consumata, quella tra l'esterno argentino e Salerno, una città che ha imparato a conoscere il calcio attraverso le sue cavalcate sulla fascia destra. Perché se è vero che la Salernitana ha vissuto momenti di gloria e di sofferenza, è altrettanto vero che quella magica annata 2020-21 porta indelebilmente il marchio del classe '95 di Buenos Aires.
Il ricordo di una annata trionfale
Con una chiusura di campionato in un crescendo rossiniano (7 vittorie nelle ultime 9 partite), i granata riuscirono a garantirsi il secondo posto alle spalle dell'Empoli e la promozione diretta in Serie A, a 22 anni di distanza dall'ultima partecipazione al massimo campionato. Ma dietro questa impresa c'era molto di più di un semplice colpo di fortuna: c'era la classe cristallina di un giocatore che aveva fatto della fascia destra la sua casa.
Casasola non era soltanto un terzino. Era un interprete moderno del ruolo, capace di coniugare fase difensiva e propositiva con una naturalezza che pochi possiedono. Tiago Casasola aveva dalla sua anche la capacità di incidere in zona gol.
La sua importanza nella cavalcata verso la Serie A è testimoniata anche dalle sue parole a caldo: "Questa è la gioia più grande della mia carriera ". Un'emozione genuina che tradiva l'attaccamento profondo ai colori granata. Chissà se oggi, guardando quella fascia destra ancora troppo spesso orfana di un vero padrone, non pensi che quella gioia possa rivivere ancora una volta. A Salerno, dove tutto è iniziato. Dove tutto potrebbe ricominciare.
Il Peccato Originale: non averlo potuto trattenere in A
Eppure, paradossalmente, questo veterano granata, non ha potuto coronare il suo sogno di giocare in A con la sua Salernitana a causa delle restrizioni imposte dalla Figc alle trattative tra la società di via Allende e la Lazio di Claudio Lotito.
Ecco il peccato originale di una dirigenza che, nei meandri delle complicazioni societarie, ha lasciato partire chi aveva contribuito a scrivere la pagina più bella della storia recente del club. Un errore che ancora oggi pesa come un macigno sulle ambizioni della squadra campana.
Il vuoto incolmabile sulla fascia destra
Da quel maledetto agosto 2021, la Salernitana ha provato diverse soluzioni per colmare il vuoto lasciato da Casasola. Esperimenti, scommesse, tentativi sesso mal riusciti, ma nessuno ha mai saputo interpretare quella fascia con la stessa intelligenza tattica e la stessa continuità dell'argentino.
Non è una questione di tecnica pura o di velocità - qualità che pure non mancavano a Casasola - ma di lettura del gioco, di tempismo negli inserimenti, di capacità di essere sempre al posto giusto nel momento giusto. Quella fascia destra, che per anni è stata un'autostrada per le manovre offensive granata, è diventata spesso una zona grigia, priva di quella personalità che solo un vero specialista del ruolo può garantire.
La necessità di un ritorno
Oggi, mentre la Salernitana è sprofondata in serie C, il ritorno di Casasola non sarebbe solo un atto dovuto verso chi ha contribuito a scrivere la storia recente del club. Sarebbe una mossa di mercato intelligente, lungimirante, capace di restituire alla squadra quella completezza tattica che le è sempre mancata dopo la sua partenza.
L'argentino, che nel frattempo ha militato in squadre come Frosinone, Cremonese e Perugia, ha dimostrato di mantenere intatte le sue qualità. La maturità acquisita in questi anni potrebbe addirittura rappresentare un valore aggiunto rispetto al giocatore che lasciò Salerno nel 2021.
In un calcio sempre più globalizzato e privo di sentimenti, storie come quella di Casasola e della Salernitana rappresentano un'eccezione preziosa.
Il ritorno di Tiago Casasola a Salerno non sarebbe solo un colpo di mercato. Sarebbe la ricomposizione di un puzzle che da troppo tempo ha un pezzo mancante. Perché certi amori non si dimenticano, certe alchimie non si replicano facilmente, e certi giocatori sanno essere insostituibili non per i numeri che producono, ma per l'anima che mettono in campo.
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