Il giornalista della Gazzetta dello Sport Nicola Binda ha parlato a B-Analizziamo, trasmissione di Pianeta Serie B, soffermandosi sul blocco di due settimane della cadetteria e i vari retroscena:

“Partiamo col dire che le società hanno accettato sin dall’inizio quello di andare incontro ad una stagione ricca di inciampi. Anche in questo momento la maggior parte di loro hanno accettato le decisioni prese. Dopo lo stop dell’ASL al Pescara era stata trovata la soluzione di giocare le giornate di martedì e di sabato e poi fermarsi ed aspettare i 3 recuperi del Pescara. Poi in un confronto tra Balata e Gravina il Presidente della FIGC ha consigliato di fermarsi subito così da permettere i recuperi e, dal primo maggio, si fanno le ultime 4 giornate in contemporanea in 10 giorni in modo da non avere squadre con gare in meno. La B ha accettato ma in caso di nuovo stop lì ci si farà il segno della croce e forse si slitterà a luglio. Sperando che non ci saranno più problemi di questo tipo si è deciso di optare per questa soluzione proposta da Gravina votata da 16 club con 4 club astenutisi. È vero che gli interessi in gioco sono forti però in questo momento le coscienze dovrebbero far pensare di più agli interessi dei campionati che ai meri interessi di bottega”.

“Il problema sarebbe potuto scoppiare lo stesso anche con appena due giornate da giocare. È vero che, sin dall’inizio, la mentalità instaurata porta a cercare di giocare più partite possibili, in una sorta di “più si gioca, meglio è”. A un mese dalla fine, ad ogni modo, tanto vale rischiare e sperare che non scoppi un altro focolaio, perché lì è logico pensare che si andrebbe oltre le attuali scadenze. L’intervento di Gravina, a mio avviso, ha anche un’altra ragione: così come il Chievo ha preannunciato il ricorso contro l’Empoli, anche Cosenza e Reggiana, le due prossime avversarie del Pescara, non giocando avrebbero potuto innescare quel percorso nella giustizia sportiva che avrebbe ulteriormente rallentato la situazione. È vero che la Giustizia Sportiva è già stata abbastanza chiara dopo la famosa sentenza del CONI su Juve e Napoli, da allora ogni grado di giudizio dice che si gioca, facendo recuperare la partita dopo l’intervento dell’ASL. Dopo la sentenza, però, devono passare dei giorni, ergo si sarebbe perso tanto tempo inutilmente, perché oramai il filone è chiaro”.

“Essendo una situazione d’emergenza, è logico che ci siano delle conseguenze. Guardando squadra per squadra, c’è qualcuno che può essere avvantaggiato ed altri meno. Ad esempio il Monza, se dovesse avere tutta la rosa a disposizione, ha più possibilità di fare turnover senza avere conseguenze tecniche. Sempre in teoria, perché il campo non sempre rispecchia le considerazioni che facciamo noi. Al contempo ci sono squadre come Ascoli e Reggina che stavano vivendo un gran momento di forma ed ora sono ovviamente dispiaciute per lo stop. Penso ad esempio invece al Cosenza che sta valutando il cambio dell’allenatore ed ovviamente ora ha più tempo per fare il tutto”.

“L’ipotesi della bolla è stata presa in considerazione, però le squadre che arriveranno in finale playoff dovrebbero starci per più di un mese. Al di là dei costi, salterebbero i nervi. Un conto è starci 10 giorni, un conto tutto questo tempo. Chiaro che con quella soluzione il problema si eviterebbe, ma sarebbe una questione di pesantezza della vita. Non escludo che qualche club autonomamente lo faccia, però è un’idea che non piace a nessuno. Si proverà a stare attenti e far vita ancora più monacale, sperando che vada tutto bene. Sicuramente, nonostante non si sia intrapresa questa strada, è un aspetto che si è valutato”

Sezione: News / Data: Mer 21 aprile 2021 alle 17:45
Autore: TS Redazione
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