"Sy è operazione di prospettiva fatta da una società che conosce il mercato. Se lo strappi alla serie A vuol dire che, a prescindere dalla Lazio che garantisce una sicurezza, hai un progetto  e lo porti avanti con convinzione. Quando arrivò Akpro ci fu grande contestazione da parte della gente, ritengo invece che Fabiani sia una persona  che ci mette cuore e che ha preso elementi di un certo spessore. So che gli hanno rimproverato il mancato arrivo di Parisi, ma quando acquisti a titolo definitivo giovani di belle speranze vuol dire che si stanno ponendo basi solide ed importanti. E’ il gruppo che fa la differenza, continuo a battere su questo concetto". Così l'ex direttore sportivo della Salernitana Giuseppe Cannella. Proprio Cannella lascia intedere che l'atteggiamento della piazza quando si parla di mercato non è mai cambiato negli anni. Traspare dagli aneddoti che racconta: "Mi ricordo quando arrivai a Salerno, volevo prendere Hubner ma i tifosi chiedevano un centravanti dell’Ischia. Io credo che bisogna essere fiduciosi: l’allenatore è bravo, il mercato è stato condotto con intelligenza e la squadra è viva. Chi capisce di calcio sa che scendere in campo ogni tre giorni incide molto e tutti attraverseranno un momento negativo. I giocatori sono anzitutto uomini, che devono convivere con la paura del Covid e senza potersi godere l’affetto dei propri cari. Tanti aspetti che la proprietà e il club conoscono, i tifosi devono fare i tifosi e sostenere la squadra”.

Si parla tanto di multiproprietà, ma in passato accadde una cosa molto simile proprio a Salerno: “Il calcio di allora è un po’ diverso, Casillo gestiva tante realtà e nessuno si scandalizzava. Arrivai a Salerno a 31 anni, mentre si svolgeva in contemporanea la conferenza stampa di un altro direttore sportivo teoricamente scelto per lavorare con la Salernitana. Saccheggiai il Licata portando gente come Chimenti, Grimaudo, Strada, Pisani e Caramel. Ci sono state grandi contestazioni, sono tempi che non tornano più perché era un calcio differente sotto tutti i punti di vista. E’ la storia che parla. Noi avevamo una delle tifoserie più importanti d’Italia, la curva era sempre piena e la nostra sfortuna è che non c’erano i playoff. Ricordo un Salernitana-Pescara, dovetti scappare con i pompieri. Arrivammo quinti, con il buon Colomba in panchina, ci castigò un certo Carnevale. Le squadre di un tempo erano fortissime, Salerno pretendeva e non era semplice per nessuno. Toccava lavorare 24 ore su 24, eppure le contestazioni erano sempre dietro l’angolo. Quando portai il buon Masinga la gente mi disse che doveva cogliere le mele, erano prevenuti e le cose non sono cambiate. Accadde lo stesso con Cudini, con altri elementi: non andava bene niente, venivano negli spogliatoi e facevano sentire la pressione. Però è un’emozione diversa, a Cittadella ci sarebbe molto meno trasporto".

Sezione: News / Data: Mar 26 gennaio 2021 alle 16:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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