Che questo potesse essere un campionato fortemente condizionato da fattori completamente nuovi lo si sapeva dall'inizio. Ritiri svolti in largo anticipo, tre partite a settimana, spada di Damocle del Covid che pende sul capo degli allenatori fino alla riunione tecnica pre-partita, maggior rischio di infortuni e molti meno soldi da investire nel periodo di calciomercato. In pochi, però, hanno rimarcato quanto stia saltando il fattore campo, quella componente quasi ininfluente in alcune realtà ma molto importante per altre piazze. Siamo tutti convinti che, in virtù del clima di contestazione che si respirava ad inizio stagione, le porte chiuse siano state manna dal cielo nel girone d'andata per la Salernitana, non a caso prima per rendimento interno al netto di un Arechi tristemente deserto. Ora, però, con punti in palio pesantissimi, tutti gli scontro diretti a Salerno eccezion fatta per la gara di Lecce e una maggiore fiducia nei confronti del gruppo e del tecnico, avere la carica di 10-12mila persone poteva fare la differenza rispetto ad altre dirette concorrenti. "Ci stiamo abituando, la gente ci manca ma purtroppo non si può fare diversamente" hanno detto tanti calciatori di tutte le squadre, aggiungendo però che "bisogna essere bravissimi a trovare gli stimoli, anche in trasferta è un handicap scendere in campo nel silenzio totale". E così molte vecchie glorie granata, tanti addetti ai lavori e giornali di livello nazionale indicano proprio nella Salernitana la più penalizzata da questa pandemia. Ovviamente nel senso sportivo del termine.

Immaginiamo l'Arechi che vien giù dopo il gol di Aya col Vicenza a 9 minuti dalla fine e il sorpasso sul Monza di Galliani: in quella bolgia infernale e con la curva in delirio siamo certi che i biancorossi avrebbero avuto la forza di pareggiare? L'assistente avrebbe convalidato con tanta certezza il no-gol del Chievo? Tutino avrebbe sbagliato il rigore o, con la carica di 10mila persone, "sfondava la rete" e segnava il vantaggio nel momento migliore dei granata? I se e i ma non fanno la storia, ma il passato insegna che il pubblico è stato determinante nei momenti più importanti. E quanto sarebbe cambiata la situazione se, contro Empoli e Spezia, ci fosse stato uno stadio ribollente di tifo e di passione! Non fu un caso che la Salernitana di Ventura, schiacciasassi tra le mura amiche e sempre a segno, abbia steccato 4 gare casalinghe su 6 post lockdown. I numeri di questa stagione non mentono: ad oggi ben 70 vittorie esterne, una percentuale altissima se rapportata al passato. La Salernitana ne ha conquistate quattro, a cospetto di Chievo, Venezia, Cosenza ed Ascoli. In alcuni casi (vedi Penzo e Bentegodi) sfatando tabù che si trascinavano da molto tempo. 

Sezione: News / Data: Lun 22 febbraio 2021 alle 20:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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