SALERNITANA - I lutti nell’anno del centenario: il dolore della città

22.10.2019 21:30 di TS Redazione   Vedi letture
© foto di Carlo Giacomazza/tuttosalernitana.com
SALERNITANA - I lutti nell’anno del centenario: il dolore della città

Raccontare a parole lo stato d’animo della tifoseria granata e di noi tutti in queste ore sarebbe un mero esercizio retorico. Per chi odia la politica acchiappaclick che non ha rispetto nemmeno della tragedie è molto dura parlare di quanto sta accadendo provando a non urtare la sensibilità delle famiglie che stanno convivendo con un dramma neanche lontanamente immaginabile. Melissa, poi Antonio. Prima ancora Carmine Murante e tante altre storiche figure del tifo granata. Senza dimenticare che il giovane Andrea è ancora in un letto d’ospedale in condizioni critiche: purtroppo non basta il toccante affetto proveniente da tutt’Europa, è necessario un miracolo e un lavoro straordinario dei medici che lo seguono con professionalità. Per la tifoseria granata non c’è pace. Al Vestuti il primo morto nella storia in uno stadio di calcio, prima dei playoff degli anni Novanta la notizia del suicidio di un idolo come Agostino Di Bartolomei, il rinvio della festa promozione attesa per 50 anni causa frana che dilaniò i paesi di Sarno, Siano, Quindici e Bracigliano. Poi la serie A, con 4 giovani partiti per Piacenza senza sapere che sarebbe stato l’ultimo viaggio. E ancora la prematura scomparsa dello storico capo ultras Carmine Rinaldi, nel giorno in cui la Salernitana retrocesse matematicamente in serie C. Un centenario vissuto con un velo di tristezza. Chi il 19 giugno sfilava con le lacrime agli occhi sventolando la bandiera granata oggi riempie la curva del Paradiso.Ci piace immaginarli tutti quanti lì, con Aldo Meroni, Zorro, Enzo, Ciro, Peppe, Simone e quegli angeli granata volati via troppo presto. Forse è così, forse no. Ma autoconvincerci renderà tutto meno doloroso e forse aiuterà ad andare avanti. Perché the show must go on, è la legge della vita. Una vita che non si ferma, che deve riprendere il suo percorso. Che vede il destino frapporsi al cammino di ciascuno con quelle tragedie che ci vedono impotenti, ma dalle quali dobbiamo comunque imparare qualcosa. Tanti fratelli granata non ci sono più e sarebbero invece felicissimi di essere ancora tra noi, sugli spalti, a gioire per la Salernitana. Quella fede che deve unire e non dividere. Basta liti tra le anime del tifo, basta spaccature, basta discussioni. C’è un’unica fede da portare avanti, c’è una città da onorare, c’è una storica maglia che ha bisogno di tutti per conquistare i risultati agognati. C’è una curva del Paradiso che canterà insieme a quella dell’Arechi: un unico coro sotto un’unica bandiera. Mercoledì sera, per un grande evento al Teatro Augusteo, ci saranno tutti: ultras di ieri e di oggi, club organizzati, tifosi storici, quelli coi capelli bianchi e quelli del futuro. Nonni che raccontano la Salernitana ai nipoti, giovani che sono cresciuti a pane e fallimento ma che non hanno mai smesso di amare la Bersagliera. Insieme, come non accadeva da tempo. Insieme perché c’è da onorare la memoria di chi non c’è più, ma senza saperlo ha lasciato un grande insegnamento