La peggiore delle situazioni per qualsiasi tecnico chiamato a lavorare in ritiro al fine di preparare la stagione sportiva è quella di avere la quasi certezza di vedersi rivoluzionata totalmente la rosa su cui si è operato, ancora peggio se i tempi di questa situazione rischiano di slittare sensibilmente andando a vanificare anche la seconda fase del romitaggio estivo. Non è facile retorica affermare che è proprio nel ritiro estivo che si pongono le basi per fare bene nelle gare ufficiali, dal momento che si costruisce il gruppo e si imposta un lavoro tattico e tecnico che dovrà trasmettere quante più conoscenze e certezze possibili ai futuri atleti da schierare sul terreno di gioco.
Ebbene, è noto che proprio questo rischia seriamente di essere il caso della Bersagliera e di mister Martusciello e dei suoi collaboratori tecnici ed atletici. Lavorare per insegnare il proprio modo di intendere il calcio a giocatori che con ogni probabilità prima o poi andranno via migrando verso altri lidi, o divenendo finanche avversari, non è certo quanto di più edificante vi possa essere per chi di professione fa l'allenatore. Martusciello, in queste due settimane di preparazione a Rivisondoli, non ha tradito, almeno pubblicamente, alcun fastidio o disagio per la singolarità della situazione in casa Salernitana, mettendo giù il capo e pensando solo a lavorare, tanto e anche bene per quanto tifosi ed addetti ai lavori abbiano potuto percepire.
Ma il cavalluccio marino, inutile nascondere la testa sotto la sabbia, corre un grande rischio: quello di essere e sentirsi un eterno cantiere aperto destinato a subire un via vai di calciatori in uscita e in entrata, senza certezze di tempi e con la concreta prospettiva che Le dinamiche di mercato, nonostante il caparbio lavoro di Petrachi, potrebbero dilatare il perfezionamento di varie importanti operazioni. Dover rivoluzione una intera rosa per concorde volontà della società che vuole alleggerire il monte ingaggi, del ds che vuole operare un taglio netto con un passato difficile e degli stessi tesserati, i quali per gran parte desiderano cambiare aria e riciclarsi altrove, è esercizio difficile e pane duro da deglutire anche per un dirigente di grande esperienza, conoscenze e capacità come Petrachi.
La Salernitana rischia grosso di non riuscire a cementare in campo e fuori dal campo un gruppo degno di tal nome e di non costruirsi una precisa identità, nonostante gli sforzi di un Martusciello che, in privato, non potrà non essere preoccupato da questa evenienza, soprattutto lui che applica chiari e importanti principi di gioco e si attende ovviamente di vederli declinati in campo con il giusto grado di automatismi. Buttare letteralmente via un ritiro intero può essere deleterio e davvero poco intelligente, soprattutto se la società in questione ha avuto mesi per programmare e partire con vantaggio rispetto alle concorrenti.
Gli errori del recente e nefasto passato evidentemente poco o nulla hanno insegnato, se, dodici mesi dopo si parte con tanti dubbi e tante paure e con una piazza poco ottimista sul futuro granata. L' anno scorso ci stava un gruppo base, una ossatura di riconfermati su cui lavorare e l' errore è stato ritenerla più che sufficiente per salvarsi in serie A, ma anche puntare su calciatori come Lassana Coulibaly e Boulaye Dia che volevano cambiare aria e non ne avevano privatamente fatto mistero. Quest'anno è l'inverso con una squadra oggi completa e bene attrezzata per una serie B a vincere, ma che ha la valigia in mano e di restare per gran parte non ha la minima intenzione. In alternativa al rischio già esplicitato ne esiste uno inverso, meno probabile ma non per questo meno angosciante, e sarebbe di dover riconfermare ancora calciatori che volevano andare via, reiterando errori del passato. Questo potrebbe accadere per mancanza di offerte concrete, per irrisorietà o tardività delle medesime o per altre pretese di atleti e loro procuratori.
Come la si guardi, insomma, la Salernitana è una potenziale polveriera e davvero dovrà fare miracoli autentici e capolavori il ds Petrachi sul mercato e il tecnico Martusciello sul campo. Avere al proprio servizio un manager di primissimo livello come l'ex uomo mercato di Torino e Roma e non dargli modo di mettere a segno i colpi da maestro di cui ha già dimostrato di essere capace, sa di delittuoso e suona inaccettabile. Non si può pensare, e ci si rifiuta di farlo, che Iervolino e soci abbiano fortemente voluto Petrachi per sfruttare la sua forza e credibilità calcistica principalmente per cedere al meglio e gestire una situazione di spogliatoio tremendamente complicata e incancrenita da innumerevoli scorie. Il dirigente leccese doveva essere visto come un pilastro su cui riedificare dalle fondamenta la Salernitana per aprire un ciclo e tornare in A, laddove l'ineffabile Iervolino l'ha presa in saldo.
In ogni caso il bilancio del ritiro abruzzese del cavalluccio marino è il seguente: bravi Petrachi e Martusciello che hanno ben lavorato in un contesto difficilissimo pur con un operato che necessita di completamento e di conferme a stretto giro. Elogio al direttore sportivo e al mister granata per la professionalità e l' attaccamento mostrato per la causa della nostra Bersagliera. Dietro la lavagna il patron Iervolino per la strategia imposta sul calciomercato e per l'assenteismo e l' impalpabilità della sua presenza, ma del resto cosa attendersi da un imminente dimissionario? Comprensione e vicinanza per una tifoseria molto delusa e ferita, che si presenta divisa ma che per gran parte a Rivisondoli si è palesata orientata ad appoggiare ds ed allenatore e a contestare ancora chi sul campo non ha usato rispetto per la maglia e per la piazza di Salerno.
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