Paga Sousa per tutti. E, diciamolo la verità, era un esonero scritto dietro la schiena da mesi. Da quando a giugno, ad esempio, si è spezzato l'incantesimo a causa di quell'incontro segreto con il Napoli che ha incrinato il rapporto con la piazza e, soprattutto, con lo spogliatoio. Con quale coraggio vai a chiedere a Dia di rifiutare la Premier League se sei il primo ad esserti proposto ad un'altra squadra, tra l'altro storicamente rivale? Soprattutto se poi, a Piazza della Concordia, batti la mano sul petto tre volte e parli già da allenatore riconfermato. Si potrà dire che era legittimato a farlo, sotto questo aspetto forse anche la società e la dirigenza potevano muoversi prima: si era capito dopo 3-4 partite che fosse "roba buona", in quel caso lo chiami in sede, gli allunghi li contratto aumentando li stipendio e togli da mezzo una clausola pericolosa e che, di fatto, ha condizionato questa prima parte di stagione.
A nostro avviso, però, la "colpa" principale di Paulo Sousa è aver fatto rendere troppo bene un organico che, detto con affetto e il massimo rispetto, non valeva 10 risultati utili di fila. Le imprese con le big, il gioco spumeggiante e la salvezza in largo anticipo hanno fatto sopravvalutare la famosa ossatura, al punto che "il vero colpo è aver trattenuto i big", un po' come accadeva quando Lotito toppava l'acquisto di fine mercato e si aggrappava a ogni tipo di scusante. Prima di Sousa questa benedetta ossatura era a ridosso della terzultima, aveva vinto una gara su 10 e beccava 5 gol a Reggio Emilia e 8 a Bergamo. E anche con Sousa la difesa faceva acqua da tutte le parti, il centrocampo era Lassana dipendente e in attacco il solo Dia vedeva la porta. Ecco, se la Salernitana si fosse salvata in modo "normale", forse quest'estate ci sarebbero stati investimenti diversi, migliori, più celeri. Invece ci si è fidati troppo di quel trimestre magnifico, tra i più belli della storia ma in cui ha inciso tanto la componente mentale e quella carica agonistica trasmessa dal trainer portoghese.
Una volta persa quella grinta e quella "garra", il mister ha dovuto fare i conti con la realtà. Quella che, con una operazione verità, certificava in tutte le sue interviste. E se è vero che i panni sporchi andrebbero lavati in famiglia, è altrettanto vero che la risposta pubblica è d'obbligo se il presidente si lamenta della "pareggite" dopo aver fermato Inter, Milan, Roma e Napoli con una rosa normalissima e che Sousa ha reso grande. A questa Salernitana occorrevano come il pane almeno un difensore centrale, un vice Bradaric, un centrocampista e un attaccante. Quelli che ora bisognerà comprare a gennaio, magari senza limitarsi ai prestiti e al mercato estero laddove si risparmia ma non sempre si pesca gente di qualità.
E qui veniamo al secondo argomento dell'editoriale: gli investimenti. Iervolino, che era e resta una garanzia assoluta in termini di serietà e solidità, fa bene a rimarcare quanto ha speso in due anni e mezzo, fa benissimo a difendere pubblicamente la sua squadra e fa strabene a responsabilizzare gli attuali tesserati. Ma qualche spiegazione che andasse oltre il riscatto a rate di Dia e i 5 milioni per Pirola forse Salerno l'avrebbe meritata. E' bastato spostare il tiro su quei monelloni dei giornalai per trasformare i tanti commenti negativi in un plebiscito, ma il vero tifoso (e non il frustrato del web) avrebbe invece voluto capire perchè si è passati dai 30 milioni per Pinamonti all'algoritmo, dai sogni Cavani e Mertens al reintegro probabile di un fuori rosa bacchettato in conferenza, dalla promessa della zona sinistra al salvarsi all'ultima giornata, autofinanziandosi e mettendo in preventivo cessioni anche illustri.
Nessuno contesta Iervolino che, lo ripetiamo, è una fortuna per la città di Salerno e il meglio che potesse capitare al pari dei suoi più stretti collaboratori. Nessuno pretende budget da 40 milioni di euro solo perchè il patron è tra gli uomini più facoltosi d'Italia. Ma ogni tanto analizzare i fatti senza attaccare la stampa (alla quale contestualmente si chiedeva collaborazione) potrebbe essere utile alla crescita dell'ambiente. Quest'estate si è fatto un ritiro con un allenatore scontento, senza volti nuovi, con problemi logistici e organizzativi, con gli abbonamenti a prezzi altissimi e qualche momento di tensione tra tesserati. E' colpa dei giornalisti? Ovviamente no. Ma aggiungiamo un argomento sul tavolo della discussione, alimentando il partito dei nostri "nemici" tra i colleghi. Qualcuno, effettivamente, una responsabilità ce l'ha: non aver fatto suonare prima il campanello d'allarme per paura che certificare la realtà comportasse la replica stizzita dei social. Essere presenti sui posti o accorgersi per tempo che nulla stesse funzionando poteva aiutare più dell'osanna a prescindere o del "siamo solo all'inizio, ma che volete?"
Chi ama la Salernitana, invece, ci mette la faccia, si assume le responsabilità e, se in coscienza, dice le cose prima che sia troppo tardi. E se poi c'è chi insulta, offende e diffama (atteggiamenti che Iervolino ha condannato, aggiungendo il termine minacce) peggio per loro: seguissero chi li ha presi in giro tra atti notarili, bandiere tricolore e nuove proprietà che non abbiamo mai visto. Semplicemente perchè non esistevano. Ad ogni modo Iervolino gode della stima e della fiducia della stragrande maggioranza dei tifosi, ha conquistato credito sul campo e ha ancora tanti mesi di tempo a disposizione per raddrizzare la situazione e conquistare la terza, storica salvezza di fila. E' quello che ci auguriamo tutti. Perchè qui non esiste nessun "io l'avevo detto". Proprio chi c'ha azzeccato ieri, oggi sta doppiamente soffrendo. Quanto vorremmo che Botheim segnasse, che la difesa fosse imperforabile, che tutti gli acquisti estivi diventassero campioni e che venissero, tutti, sotto la tribuna a zittirci. Credeteci, saremmo i primi ad esserne contenti.
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