La Salernitana, da un anno e mezzo a questa parte, può essere paragonata a una nave che, avendo più falle, sta colando a picco verso un fondale di cui non è dato conoscere la profondità. Quel che è peggio è che la nave sta precipitando nel più completo disinteresse del suo capitano, il patron ed ex presidente Danilo Iervolino, il quale l' ha già abbandonata da tempo. Sgomenta e rattrista il popolo granata la circostanza che non è possibile ad oggi sapere per quanto ancora si affonderà e quale sarà il finale ultimo di questa deprimente parabola discendente che ha travolto il cavalluccio marino. Le ultime disfatte, soprattutto per come sono giunte e per il contorno che rivelano, avrebbero almeno avuto il merito di destare dal torpore una torcida che finora ha sempre fatto il proprio dovere di sostenere la squadra in casa e in trasferta, ma che, forse, senza comprenderlo appieno, stava suo malgrado divenendo complice di un ennesimo disastro sportivo.
In fondo al mare la meta finale del tanto precipitare verrebbe a coincidere probabilmente con la retrocessione in terza serie, un delitto autentico che getterebbe di fatto alle ortiche anni ed anni di crescita e di consolidamento della Bersagliera nel calcio che conta con Serie B (molta) e serie A (poca) nel palmares. Di certo vi è che spicca in negativo l'assenza di una programmazione reale, che non sappia di farlocco come allorquando si è sbandierato un progetto triennale per la risalita in serie A della Salernitana. I giocatori di proprietà si contano sulle dita di una sola mano e gli allenatori cadono come birilli alle prime avvisaglie di bufera a riprova di quanto labili e confuse siano le idee dalle parti dell' Arechi. Martusciello da artefice di un futuro granata da costruire con pazienza mattoncino dopo mattoncino a capro espiatorio per risultati sportivi che non arrivavano.
Primo: come chi governa la barca poteva credere che sarebbero giunti risultati positivi dopo un non ritiro, un non budget e, in generale , una non gestione della società tra assenze, latitanze e errori imprenditoriali in serie? Secondo: per fare arrivare i risultati chi giunge al capezzale granata? Ancora una volta il buon vecchio Stefano Colantuono, professionista rispettabile e dai buoni trascorsi in panchina, ma oramai percepito più come un miliziano della società a libro paga che come un tecnico scelto perché reputato il migliore per risollevare le sorti stagionali. Se Colantuono era l'optimum per guidare la Salernitana perché non farlo partire dall'inizio? Se Martusciello doveva essere il condottiero di lungo corso di una rifondazione tecnica del cavalluccio marino perché non metterlo in condizione di allenare un gruppo definito già a luglio e non consegnarli giovani validi di proprietà su cui lavorare insieme a calciatori più esperti e più pronti fisicamente ed atleticamente per sostenere il suo calcio dinamico ed offensivo?
Una marea di domande senza risposte e un'enorme serie di contraddizioni invece paiono popolare le vicende della Salernitana, con una sola possibile chiave di lettura comune, la più sgradevole di tutte, che condurrebbe a pensare che unico fine di Iervolino & partners sia quello di vivacchiare alla giornata, senza investire né programmare, in attesa dell'occasione giusta per cedere ad altri il timone e abbandonare un asset sul quale da tempo non si punta più. Ebbene, se effettivamente così è, all'imprenditore di Palma Campania non rimane che fare una cosa molto semplice: uscire di scena. Ciò perché chiunque gli succeda potrebbe finire per essere migliore di un proprietario che non cura la propria creatura e non la degna di un minimo di supporto, non solo economico e materiale ma anche morale. Il tempo è davvero scaduto stavolta e non è certo una frase fatta. La piazza di Salerno e la sua provincia non sono più disposti ad assistere passivamente allo scempio sportivo che sta avvolgendo la squadra e l'ambiente tutto in una spirale di negatività assoluta, dove non c'è più l' entusiasmo di recarsi allo stadio per tifare, soffrire e gioire tutti insieme.
Un piacere negato e frustrato che rappresenta il peggiore dei mali attualmente e un qualcosa di non più accettabile da provare a ribaltare manifestando dissenso, con civiltà ma con forza e costanza. La speranza di invertire la rotta non crediamo risieda in Colantuono, che pur può dare un apporto, bensì nel ds Petrachi che può e deve essere l'uomo mercato in grado di intervenire per correggere i difetti e colmare le lacune oggettive dell'organico granata, pretendendo carta bianca e specialmente una possibilità di spesa adeguata alle esigenze stagionali, ovvero ad una salvezza senza troppi patemi. Dove interverrà Petrachi? Il campo ha detto chiaramente che occorrerà farlo in modo importante e in tutti e tre i reparti, forse finanche in porta. La Salernitana potrebbe prendere un portiere titolare e forse anche un secondo, almeno un centrale di assoluto livello per la categoria, almeno due centrocampisti, una mezzala creativa e di qualità e un imterditore puro, e due attaccanti affidabili, una prima ed una seconda punta. Tutto ciò a prescindere da chi potrebbe partire prima e indipendentemente che ciò si realizzi, senza arrivare a dover intervenire in prossimità del gong del mercato a uscite già formalizzate. Chi potrebbe lasciare la Salernitana?
Gli indiziati sono Velthuis, Ghiglione, Maggiore, Tello, Soriano, Simy, Torregrossa, ma rischiano anche Sepe, Fiorillo, Braaf, Hrustic e Kallon. Una possibile rivoluzione insomma, al netto di probabili difficoltà a rifondare una rosa in un calciomercato invernale che tradizionalmente non abbonda di valide opzioni dal punto di vista tecnico ed economico. Del roster attuale parrebbero confermabili soltanto i big Ferrari, Stojanovic, Reine Adelaide, Amatucci e Verde, con Bronn e Jaroszinski in bilico e con Njoh, Ruggeri, Gentile e Wlodarczyk che forse sarebbero profili su cui poter insistere e lavorarci. Nella realtà non andranno di certo via tutti a gennaio ma nemmeno è ipotizzabile un mercato di pochi e buoni ritocchi. Un intervento così massiccio non potrebbe ovviamente prescindere da un ingente sforzo economico della proprietà, di un Danilo Iervolino per il quale questa sarebbe realmente l' ultimissima opportunità di riscatto, la sola opzione percorribile per non cedere la società rapidamente in altrui mani.
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