Molte volte ci si addentra in analisi tecnico-tattiche per analizzare le partite, soprattutto quando la capolista incappa in una sconfitta pesante come quella di oggi pomeriggio. Un 3-0 netto, che poteva essere addirittura più ampio sebbene ci sia da capire dove iniziano i meriti del Monza e dove finiscono i demeriti di una Salernitana che è scesa in campo con eccessivo timore reverenziale. Manco affrontasse il Real Madrid. Oggi, però, non c'è disamina che tenga: semplicemente erano più forti, quasi fuori categoria quando giocano così. E il fatto che Balotelli, autore del gol del vantaggio, sia quello che forse ha avuto il voto più basso, fa capire quanto oggi i ragazzi di Brocchi siano stati impeccabili. Non ce la sentiamo nemmeno di colpevolizzare più di tanto Anderson: questa Salernitana, contro questo Monza, presumibilmente avrebbe perso anche se si fosse andati sull'1-1. Si poteva prendere il volo in classifica (si spera con un aereo senza simboli laziali, stasera altro durissimo comunicato della curva per quello che è stato, obiettivamente, un autogol), si torna sulla terra ma con uno sguardo al futuro che induce ad essere ottimisti. Lecce e Cittadella si sono divise la posta in palio (una vittoria in due mesi per i giallorossi), la Spal ha preso tre gol in casa, l'Empoli ha sofferto tantissimo contro l'Ascoli e si tiene stretto un punto immeritato, il vantaggio sulla nona (e sulla quintultima) resta considerevole e, guardando la rosa, si può già parlare di un miracolo. Alzi la mano chi avrebbe pensato di festeggiare il Natale e il Capodanno da primi della classe con 6/11 retrocessi un anno e mezzo fa, con Kupisz e Schiavone che non erano titolari in C, l'assenza di una alternativa alla coppia d'attacco titolare e con Lombardi purtroppo in infermeria. Tanta roba, davvero. E l'artefice principale si chiama Fabrizio Castori, allenatore che - a differenza dei suoi predecessori - ha intuito quali fossero pregi e soprattutto difetti della rosa senza chiedere cose che...non sono in grado di fare. Lo chiamano cinismo, è invece organizzazione. Si parla di non gioco, è invece l'unica identità possibile per una squadra qualititivamente non eccelsa ma che, ad oggi, ha fatto meglio  di tutti e che avrebbe preso il largo se non si trovasse nella B più difficile degli ultimi 10 anni.

Proviamo a vederla così, per digerire meglio l'amaro tris del Monza di Galliani: chiudere l'anno da primi in classifica ma con una scoppola permetterà di lottare ancora per la promozione e obbligherà la società a mettere mano al portafoglio. Paradossalmente un risultato positivo contro una squadra destinata al salto di categoria ci avrebbe fatto leggere dichiarazioni del tipo "i rinforzi li abbiamo in casa" e "non c'è bisogno di altro". Invece lo scenario è chiaro: occorrono un terzino destro che si giochi il posto con Casasola, un esterno sinistro titolare, almeno un centrocampista e un attaccante di categoria che metta fiato sul collo a Tutino, purtroppo ad oggi non decisivo negli scontri diretti. Da valutare anche le partenze. Baraye va considerato già un ex granata, uno tra Gondo e Giannetti saluterà la compagnia, si cercano acquirenti per Karo, Veseli, Antonucci, forse Cicerelli. In attesa di Lombardi che, se in forma, sarebbe l'acquisto top per il girone di ritorno. Intanto buon Capodanno da capolista a tutti. Peccato per questo clima di crescente tensione, simile a quello che si respirava tra agosto e settembre. Sperare che si remi nella medesima direzione è utopia: ormai il partito è tra "gufi" e "collusi", con un tutti contro tutti che rende meno incisiva anche la legittima contestazione degli ultras alimentato da improvvisati editorialisti e opinionisti che, oggi, dovrebbero solo spiegare che fine abbia fatto Della Valle e fare un applauso a questa Salernitana. Brutta, sporca e cattiva.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 30 dicembre 2020 alle 23:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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