Vid Belec non va certo giudicato per un’incertezza: al di là dell’errore di sabato scorso contro il Monza, che ha reso un po’ troppo semplice il gol di Balotelli appena entrato, in questo campionato lo sloveno si è dimostrato all’altezza dei grandi portieri che sono stati in forza alla Salernitana. Se i granata occupano il terzo posto in classifica e sono in piena corsa per la promozione in serie A, il merito è in parte anche del portierone della Nazionale slovena. Senza le sue parate, a volte poco spettacolari ma straordinarie per prontezza di riflessi, scatto e preparazione atletica, la difesa non sarebbe indicata come tra le più solide della serie B, al di là dell’ultima “giornata storta” in cui, per la verità, sarebbe ingeneroso focalizzarsi sugli errori dei singoli, visto che la sconfitta patita contro il Monza all’Arechi non ha certo un unico responsabile. Con i suoi interventi determinanti, il portiere di Maribor si è inserito nella graduatoria dei migliori numeri 1 della Salernitana. Alcuni sono entrati nella leggenda del Centenario e cogliamo l’occasione per ricordarli. Li chiamavano pipelet, termine francese affiorato dalle pagine di “Les Mysteres de Paris” con il quale lo scrittore Eugene Sue indicava i portinai impiccioni dei sobborghi della capitale. Oggi li definiscono uomini-ragno perché così impone l’immaginario collettivo. Non sono cambiate le dimensioni della porta (7,32 metri tra i due pali e 2,44 tra il suolo e la sbarra trasversale), ma il ruolo, le qualità, la preparazione e l’impostazione si che sono cambiate. Prima si imponeva il portiere “paratutto”, colui che badava soprattutto a chiudere la porta all’avversario. Oggi il portiere ha ampi spazi di intervento e ha dovuto cambiare lo stesso rapporto con i compagni. Dovendo difendere e costruire il gioco, gli si chiede di avere occhio e intelligenza nell’impostazione delle azioni di attacco. Ed è proprio questo che Belec fa con diligenza e intelligenza, sfruttando ottime doti nel rilancio per innestare i calciatori di movimento.
I suoi predecessori erano in un’altra sfera di bravura e alcuni divennero dei veri idoli dei tifosi granata. Ricordiamo, innanzitutto, i portieri protagonisti delle due promozioni in serie A. Nel vittorioso campionato 1946-47 si misero in luce il romano Amedeo Rega, titolare nelle prime 22 partite, e l’intramontabile Vittorio Mosele , che a 35 anni fu richiamato tra i pali da Viani nelle ultime dieci gare per sopperire a un improvviso calo di condizione del titolare. Mosele se la cavò ottimamente grazie alla sua ’esperienza maturata in 183 partite con Alessandria, Napoli e Modena nel massimo campionato. La grande impresa della Salernitana nel 1997-98 mise in luce Daniele Balli, portiere capace di vincere tre campionati di seguito e di restare nel cuore dei tifosi dell’Empoli e della Salernitana. La sua compostezza tra i pali servì ai granata così come i gol di Di Vaio. Nella Top Ten rientra senz’altro l’indimenticabile Aldo De Fazio, salernitano doc, pipelet scoperto e sgrezzato dal maestro Giuseppe Traverso Indossò la maglia granata 66 volte, ma mai con Viani che lo fece fuori per questione di…gelosia (ce lo confessò lui nel salotto di casa sua in via De Martino in un’intervista postuma). Era acrobatico e coraggioso, con un carattere spigoloso ma ridanciano. Nei giorni migliori urlava agli attaccanti avversari di venire avanti e di tirare. Per giocare 62 partite in serie A con la Lazio e la Lucchese dovette vincere la concorrenza dei mitici Sentimenti IV e Bepi Moro .
A Salerno non ebbe quello che valeva. Lorenzo Piccoli e Roberto Marconcini stabilirono due primati. Il primo, con le sue strepitose parate, propiziò, nel 1965-66, la risalita in serie B della Salernitana di Tom Rosati e si confermò “uomo-saracinesca” perché incassò solo 14 gol in 34 partite; il secondo, invece, atletico e con un bel paio di baffi, giunse a Salerno al lumicino di una lunga carriera coronata con due promozioni in serie A con la Spal e con il Perugia. In maglia granata stabilì, in serie C 1981-82, il record di 821 minuti di inviolabilità ancora imbattuto dopo 40 anni! Altri portieri indimenticabili sono Giuseppe Valsecchi, spericolatissimo nelle uscite benché fosse un normotipo di statura, presente ben 215 volte tra i pali della Bersagliera dal 1969 al 1975, e il barese Antonio Chimenti, forse il primo della Top Ten per l’alto rendimento in 137 incontri in granata (vinse anche un campionato di serie C con Delio Rossi ) e, maggiormente, per la prestigiosa militanza in serie A con Roma, Lecce, Juventus e Cagliari. Un grande conoscitore del mestiere, un modello anche per Vid Belec. Una curiosità da sottolineare. Walter Zenga, il più grande di tutti, non è stato preso in considerazione. È arcinoto che lasciò Salerno come il peggiore brocco. In lagrime dopo solo tre partite e sei gol incassati.
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