E' proprio il caso di dire che il buongiorno, ieri, non si sia visto dal...Mattino. Abbiamo aspettato diverse ore prima di pubblicare una risposta rispetto a quanto accaduto venerdì mattina. In un certo senso non sarebbe stato nemmeno necessario: significa dare ulteriore pubblicità a una vicenda che ci sfiora molto marginalmente. Riteniamo sia stato un attacco gratuito, immeritato, nei confronti di una testata giornalistica che accetta tutto, che non ha mai scritto per raccogliere consensi anche a costo di risultare impopolare, ma che certo non può essere tacciata di scorrettezza o addirittura di copiare e incollare gli articoli.
Anche perchè, ci sia consentito, la collaborazione con colleghi e testate di caratura nazionale ci porta davvero a non leggere mai gli organi di informazione locali che nulla aggiungono a quanto già sappiamo e scriviamo anticipatamente. I fatti sono i seguenti. Qualche giorno un nostro collaboratore ha riportato sul nostro sito un articolo tratto dal portale Salernonotizie. Cosa che avviene reciprocamente in nome di un rapporto di rispetto e collaborazione. Nella circostanza era a noi ignoto che quella notizia fosse tratta integralmente dal giornale il Mattino. Nessuna omissione volontaria, nè cancellazione voluta: strategie che forse appartengono ad altri. Con correttezza e doverosamente, abbiamo apportato subito la rettifica a conferma della totale buona fede. In fondo si poteva risolvere tutto con una telefonata evitando prese di posizione pubbliche che hanno alimentato i commenti di quei denigratori di professione che non aspettavano altro e che parlano di deontologia...diffamando colleghi.
Del resto chi sa commentare con intelligenza senza basarsi su pregiudizi si rende conto di due cose elementari. 1)Lo scorretto non cita alcuna fonte 2)Come mai, dopo un post piuttosto corposo, non si scrive pubblicamente che la rettifica è stata immediata? Quel che colpisce non è tanto ciò che abbiamo letto, quanto la necessità di essere coerenti e di raccontare tutto. Lo scorso 30 giugno, come testimoniato dalla foto che abbiamo pubblicato su facebook, la medesima testata giornalistica (indovinate a firma di chi) pubblicava una dichiarazione resa al nostro sito in esclusiva dall'agente Giuffredi. Un virgolettato. Ovviamente senza citare la fonte. Grave. Seguiva lettera scritta al direttore con richiesta di rettifica immediata. Ebbene, i fautori della deontologia quella rettifica non l'hanno mai fatta e il nostro lavoro ha dato spazio ad un loro articolo. Per la serie "da quale pulpito viene la predica".
In queste vicenda ci sono due aspetti. Anzitutto uno goliardico. Perchè, tra i commentatori, ci sono colleghi - o pseudo tali - radiati dall'albo per morosità, cacciati dappertutto, che non scrivono per nessuno, che non seguono conferenze e partite, che fino a ieri telefonavano i nostri giornalisti (quelli che la tessera l'hanno presa con lavoro, passione e sacrificio) chiedendo collaborazione gratuita e che, privatamente, elogiano e manifestano stima. A quale titolo parlano? Chi rappresentano? Se proprio deve arrivare una critica, si spera sempre provenga da persone qualificate e che possano insegnarci qualcosa e non da chi - con tutto il rispetto - è forse mosso da invidia e frustrazione (ci riferiamo ai commenti, ribadiamo). Quelli che hanno messo in discussione - tanto per fare un esempio - la veridicità di un premio che ci è stato assegnato nell'ambito di una manifestazione di livello nazionale. A breve saranno i giurati e gli organizzatori - oltre all'ufficio legale - a far fare a costoro un'altra brutta figura.
C'è poi un lato triste, che esula dal post e dai commenti. Il tifoso della Salernitana, oggi, vorrebbe sapere chi gioca, se Dia è recuperato, chi arriva a gennaio, quali siano le chance di salvezza. Le beghe tra giornalisti andrebbero risolte privatamente, al pubblico non interessa. Già i lettori hanno dovuto sorbire personaggi fuori da ogni giro che hanno inventato favolette di ogni genere strumentalizzando la passione della piazza, figuriamoci quanto possono interessare questi dibattiti a mezzo facebook. Siamo certi, tuttavia, che chi è in malafede e odia per professione vivendo i social per mero sfogo personale proseguirà nella sua crociata contro di noi. L'importante è che se ne parli, direbbe qualcuno. A noi, credeteci, diverte. E se l'accusa è indossare la sciarpa sappiano costoro che ne andiamo fieri. D'altronde commenti del genere fotografano una sola cosa: frustrazione
Perchè siamo in buona fede. Perchè il numero di click quotidiani conferma che c'è una maggioranza silenziosa che stima e rispetta il nostro lavoro. Perchè sappiamo noi quante volte abbiamo fatto anche le notti a verificare notizie, senza avvalerci di dettati e puntualmente copiati da tanti senza citare la fonte. Al punto che Pedullà, un maestro del mestiere rispetto a tanti presuntuosi che faticano ad arrivare primi pur presenti sui posti, scese in campo facendo chiarezza a livello nazionale. Perchè la nostra redazione ha al suo interno gente che organizza convegni, scrive libri, riempie sale con eventi di ogni genere, riceve premi, si relaziona con colleghi di fama vera e che non si accontentano del blog o del giornaletto di quartiere. Non per presunzione, ma su certe cose non abbiamo davvero nulla da dimostrare a nessuno. Consapevoli che c'è da imparare e che nessuno è perfetto, ci mancherebbe. Ma anche che il pregiudizio è sinonimo di ignoranza. Tutto questo suscita invidia e lo comprendiamo. Fa parte del gioco, ci mancherebbe. Del resto i soliti frustrati del web hanno creato il falso mito della nostra vicinanza alla vecchia società dimenticando - in malafede - che siamo stati estromessi per sei anni dalla sala stampa.
Ognuno ricorda quel che gli conviene, come quando ci hanno minacciato anche fisicamente quando da Sarnano dicevamo che la Salernitana sarebbe andata in A o che il trust avrebbe garantito l'iscrizione. A volte essere anzitutto tifosi e poi giornalisti corretti non paga in questa città laddove il tutti contro tutti pare sia sport assai praticato. A chi ha attaccato senza motivo resta la vanagloria di 24 ore scaturita...dall'aver parlato dei più popolari. A "colleghi" che hanno cavalcato l'onda un caro saluto sperando che, un giorno, possano essere apprezzati per aver azzeccato una notizia e non per aver screditato gli altri. Evitando magari di elemosinare in privato una collaborazione con noi.
E chiudiamo con una nota di colore. Determinate testate locali, nel tempo, hanno volutamente snobbato iniziative di beneficenza, senza pubblicare un rigo rispetto a situazioni che richiedevano aiuto a persone con problemi di salute. Ecco, se anche davanti a queste cose vale il "non lo pubblico perchè c'è di mezzo la concorrenza" possiamo dire con fierezza che non essere stimati da certi "colleghi" testimonia che siamo sulla buona strada. Ci scusiamo con i lettori per questa ulteriore divagazione sul tema, da oggi riprenderemo il nostro lavoro. Spinti dalla stima dei lettori, dall'ottimo rapporto con i tifosi, ma soprattutto dai commenti denigratori dei social!
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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