Nel corso del consueto appuntamento delle 19 ribattezzato "Due chiacchiere con...", la redazione di TuttoSalernitana ha avuto il piacere di interloquire per mezz'ora con Ricardo Bagadur, roccioso difensore centrale di grandissimo talento che, nella stagione 2015-16, diede un grosso contributo per la salvezza non solo con tanti interventi determinanti, ma anche con due gol a tempo scaduto a Cesena ed Ascoli che aggiunsero tre punti fondamentali alla classifica. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni:
Ricardo, momento difficile per tutto il Mondo e Coronavirus che sta flagellando anche l'Italia. Un suo pensiero anche sull'eventuale ripresa dei campionati e il taglio degli stipendi?
"Anche qui siamo fermi, ho la sensazione che in alcuni Paesi potesse essere fatto molto prima. Siamo a cospetto di qualcosa che non conosciamo, che ci ha spiazzato tutti e che ha costretto a stravolgere le rispettive vite. Personalmente seguo alla lettera quanto ci è stato detto, facciamo un programma personalizzato per tenerci minimamente in forma e non usciamo da casa se non per le esigenze più importanti. Sono reduce da un brutto infortunio al crociato e quindi già da un po' di tempo le mie abitudini erano cambiate, speriamo quanto prima si possa tornare alla normalità. Non so se e quando i campionati riprenderanno, naturalmente ci sono in ballo tanti interessi e non è semplice annullare tutto. E' corretto anche che i calciatori, più fortunati di altri, vengano incontro alle società con qualche sacrificio economico che servirà per salvare il calcio in futuro".
Nella migliore delle ipotesi si riprenderà a porte chiuse, un danno per le società con un grande seguito come la Salernitana. E' d'accordo?
"Certamente la salute è la prima cosa e può risultare pericoloso, dopo tanti sacrifici, riaprire gli stadi come se niente fosse favorendo la presenza di migliaia e migliaia di persone. Facendo un ragionamento generale, è naturale che la Salernitana potrebbe essere più danneggiata rispetto ad altri club perchè ha una curva importante e 15-20mila persone che darebbero una grande carica ai calciatori. Lo sport senza pubblico perde tutta la sua importanza, anche per un atleta la strada diventa in salita".
Angolo dei ricordi. Il suo arrivo a Salerno in un momento difficilissimo per i granata non le fece tremare le gambe...
"Sono consapevole delle mie capacità e sapevo che un'opportunità come Salerno non capita tutti i giorni. Quando seppi dell'interesse della società granata dissi al mio procuratore di accettare immediatamente. Sono sceso in campo undici volte, credo di aver dato un buon contributo e di aver lasciato un buon ricordo. Mi piacerebbe tornare perchè lì sono stato veramente benissimo".
Menichini, nella trasferta di Terni, preferì schierare un centrocampista come Pestrin in veste di difensore centrale tenendola in panchina. Per un giovane deve essere stata una bella mazzata sul piano psicologico, no?
"Dipende dal carattere che hai. Ricordo che il mister, appena arrivai, mi fece capire che non ero primissimo nelle sue gerarchie e c'erano calciatori che vedeva di più. Non mi sono abbattuto, anzi ho lavorato sodo per fargli cambiare idea senza perdere la voglia di crescere e di mettere in vetrina le mie potenzialità. A Terni, contro un attaccante forte come Ceravolo, decise di schierare un centrocampista fuori ruolo e andai in panchina...perdemmo 4-0 e non ci fu storia! Chiaramente ero dispiaciuto per la squadra, ma dentro di me ero certo che avrei giocato titolare sette giorni dopo. Le cose andarono proprio così: esordio contro il Crotone capolista e sia io, sia la Salernitana facemmo benissimo mettendo in grossa difficoltà i calabresi".
Un ottimo inizio, poi l'apoteosi a Cesena. Prima un rigore inesistente, poi un grande salvataggio, infine il gol vittoria. Una serata intensissima per lei...
"Ricordi perfettamente. All'inizio l'arbitro inventò questo rigore per loro per un mio fallo di mano due metri fuori area, nel secondo tempo feci un salvataggio in scivolata nei pressi della linea e alla fine sfruttai un assist di Nalini per il gol della vittoria che, in campo esterno, era un'assoluta novità per noi. Quel Cesena era proprio forte e noi non stavamo attraversando un buon momento, non potrò mai dimenticare l'accoglienza della gente alla stazione quando tornammo a Salerno. Scene di festa meravigliose che mi mettono i brividi ancora oggi e che mi fecero capire quanto pesasse la maglia che indossavo".
Ma Bagadur-gol non finisce qui, ci fu anche la prodezza ad Ascoli sempre al 94'...
"Punizione per noi, mancavano due minuti. Zito voleva crossare per Bernardini sul secondo palo, io gli consigliai di metterla sul primo e darmi fiducia. Le cose andarono proprio così, la presi di testa e facemmo 2-2 recuperando una partita che sembrava persa. Bellissimo!".
Da quel momento in poi, però, non ha più visto il campo per infortunio. C'è chi se la prese con lo staff medico...
"Non posso assolutamente parlare male dei dottori, c'era uno staff di persone che mi seguiva quotidianamente e non c'erano responsabilità su quell'infortunio. Anzi, incise negativamente anche l'anno dopo quando andai a Benevento".
Era la Salernitana di Coda e Donnarumma, ma anche di tanti altri talenti. Mantenendo quella base dove si poteva arrivare?
"L'ho sempre detto anche ai miei compagni: con quella squadra e quell'allenatore si poteva aprire un ciclo. Coda, a mio avviso, in quel momento era più forte di Donnarumma. Alfredo fece gol fondamentali, ma non era un titolare inamovibile e spesso entrava dalla panchina. Entrambi, comunque, ci regalarono grosse gioie, ma c'erano anche Strakosha, Bernardini, Nalini, Empereur e tanti elementi fortissimi per la categoria".
A proposito di Strakosha, si aspettava la sua esplosione dopo il brutto anno di Salerno?
"Non ho mai avuto dubbi, anche quando ci allenavamo insieme a Salerno gli dicevo sempre che aveva potenzialità straordinarie e doveva credere in sè stesso. Pagò mentalmente l'errore di Trapani, quando prese gol da calcio d'angolo. In realtà, però, a mio avviso fu il vento a condizionare l'intervento e non si trattò di uno sbaglio così clamoroso come si disse successivamente. Sono veramente contento che stia facendo una carriera eccellente".
E Bagadur perchè è andato via?
"Ancora oggi me lo chiedo. Mi dissero che la Salernitana mi voleva di nuovo e accettai immediatamente, purtroppo le settimane passarono e non ebbi più contatti. Non a caso firmai con un'altra società soltanto nelle ultime 48 ore di mercato: cambiai procuratore, ho aspettato fino alla fine la maglia granata, a distanza di anni sono ancora rammaricato".
Come mai le cose non sono andate bene con Benevento e Brescia?
"A Benevento, come detto, ho pagato un infortunio. Poi, quando ritrovai la forma migliore, c'era una squadra ormai ben consolidata, che viaggiava benissimo ed era composta dallo zoccolo duro dei calciatori che avevano vinto la C. Non era assolutamente semplice trovare spazio. A Brescia, invece, l'allenatore non mi vedeva proprio, non c'era un minimo di dialogo. Non è stato un anno semplice".
Sul piano professionale ha un desiderio?
"Ora sono in Croazia, ma non mi dispiacerebbe affatto tornare in Italia quando l'emergenza sarà finita. Se ci fosse anche una minima possibilità, vorrei tornare a Salerno e direi immediatamente al mio procuratore di valutare in primis l'eventuale proposta granata. Vorrei giocare ancora per la Salernitana, una chiamata mi renderebbe felicissimo. Io sono qui e sanno come trovarmi".
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