E' stato lui ad inaugurare la nostra rubrica pomeridiana attraverso la quale daremo parola, in diretta e tramite facebook, a tanti calciatori, allenatori e addetti ai lavori che hanno indossato la maglia granata contribuendo a scrivere pagine importanti di questa storia ormai ultra secolare. Alfonso Camorani è stato un centrocampista di livello, dotato di piedi buoni, ottima corsa e di quella grinta necessaria per imporsi con allenatori di successo come Zeman e Pioli. Ecco le sue risposte alle domande dei giornalisti e dei tifosi che hanno interagito da casa sfruttando lo spazio riservato ai commenti:
Come sta vivendo questa fase così difficile per il Paese?
“E’ un periodo brutto, non per me ma per tutto il mondo. Speriamo al più presto di tornare alla normalità e di riprendere le quotidiane attività. Significherebbe aver messo da parte questo maledetto virus”.
Secondo lei si concluderanno i campionati?
“Prima del calcio viene la salute e dobbiamo pensare a star bene. Quando il virus andrà via toccherà a chi di dovere prendere la decisione migliore, sento in giro che vogliono assegnare lo scudetto alla Juventus e consentire al Benevento di andare in serie A in virtù della posizione di classifica. Sarebbe falsato, però: dal Crotone fino all’Empoli tutte possono competere per il salto di categoria, a mio avviso i campionati devono essere conclusi anche a costo di stravolgere le abitudini e scendere in campo ogni tre giorni. Naturalmente se il contesto lo permette e non ci sono rischi per gli atleti”.
Che rischi ci sono se il calcio dovesse essere fermato a tempo indeterminato e cosa ne pensa della possibilità di abbassare gli ingaggi?
“Parecchie squadre rischiano di non iscriversi ai campionati, la Lega Pro è un altro campionato ancora e gli introiti sono praticamente vicini allo zero. Se si dovesse proseguire su questa strada è palese che molte realtà potrebbero sparire. Taglio degli stipendi? Chi guadagna milioni di euro può permettersi di togliere qualcosa all’ingaggio, ma nelle altre categorie il discorso è completamente diverso. Molti parlano di categoria privilegiata, ma i tempi sono cambiati e oggi non ci sono i guadagni di 10-15 anni fa. Rischi di ritrovarti a 33-34 anni disoccupato e con le difficoltà di qualunque altra persona”.
Quindi lei sposa la tesi del portiere Paleari...
“Ci sono giocatori che guadagnano 2000 euro al mese in serie C, come glielo togli il 30% dello stipendio. La realtà è questa. Tutti i tesserati vogliono andare incontro alle proprie società, ma avete visto cosa sta succedendo a Barcellona, laddove anche il magazziniere prende milioni di euro? Un accordo si deve trovare, anche i calciatori devono capire che le rinunce di oggi consentiranno al calcio di andare avanti e di guadagnare anche domani”.
Secondo lei ci saranno a beve i presupposti per allenarsi? Lotito sta facendo una battaglia molto forte in Federazione...
“I medici devono prendersi la responsabilità facendo i tamponi. Ogni società dovrebbe avere una struttura con albergo che consenta di vivere lì la propria vita sportiva senza avere contatti con l’esterno. Solo Empoli, Benevento e qualche società di A possono contare su impianti del genere. E’ una situazione obiettivamente complessa e nessuno riprenderà gli allenamenti. Capisco le esigenze di Lotito che potrebbe vincere lo scudetto e andare in A con la Salernitana, ma la salute viene prima di tutti. Se ti ammali non guarisci più, per il calcio si possono avere 3-4 mesi di pazienza”.
Un commento sulla sua carriera...
“Devo ringraziare Zeman, Cannella e Aliberti che mi hanno dato la possibilità di arrivare in A dopo aver calcato un campo prestigioso come quello dell’Arechi. Sono una persona che ha dei valori come la gratitudine e quindi non posso mai dimenticare ciò che mi ha dato la Salernitana”.
Granata da playoff?
“Togliendo il Benevento, ormai in A da mesi grazie ad una super squadra, tutte possono competere in un campionato comunque imprevedibile. L’Ascoli sembrava accreditato per il salto di categoria, ma si ritrova nella zona destra e deve guardarsi alle spalle. Alla Salernitana è mancata un po’ di continuità, ma finalmente tutti stanno capendo che i nomi non vincono ma sono la testa e le motivazioni a fare la differenza. Ventura va ringraziato perché sta lavorando benissimo, la sua carriera parla chiaro e ha fatto male solo in Nazionale. Salerno e la Salernitana meritano la promozione, secondo me è solo questione di tempo”.
Il suo ricordo di Salerno?
“Nel primo anno con Zeman eravamo una squadra di sconosciuti, c’erano solo Fusco e Giacomo Tedesco ad essere più affermati. Facemmo un grandissimo campionato chiudendo al sesto posto, si giocava sempre davanti a 12mila spettatori in una piazza che è un sogno per tutti i ragazzi”.
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